Autore: redazione
pubblicato il 18 Ottobre 2026
nella categoria Recensioni Testi
Ha ragione il nostro autore, architetto e docente di Progettazione architettonica e urbana alla Sapienza di Roma. In questo piccolo ma denso volumetto, privo di immagini, tranne per il disegno in copertina, in-betweennness (2022), ci rammenta che l’architettura rappresenta un sostegno, un punto d’appoggio che non scaturisce da verità assolute, ma da uno stato di turbamento ed eccitazione. Aggiungerei di sorprendente scoperta. Simile a ciò che proviamo per un paesaggio, un brano musicale, un’opera d’arte, una poesia. Ed esplora questa sua intuizione affrontando 21 passaggi impraticabili, vere e proprie strade senza uscita perché offrono, spesso tutte valide, diverse soluzioni a un problema.
Il percorso istruito da Reale non può che partire dall’inizio: come si apprende l’architettura e coglie la soluzione evocando un detto di Ludovico Quaroni. L’architettura non si insegna, si può solo imparare a farla. Non bastano infatti né le nozioni che provengono analizzando edifici storici. Neppure quelle figlie delle tecniche costruttive. Storia e tecnologia servono da base. A ciò si aggiunge la somma di diversi saperi. Giunti alla fine occorre metterli da parte e ignorali, per giungere a fare architettura, nella consapevolezza che le parole in grado di esprimerla posso istruire il progetto, ma non arrivano ad affrontare e risolvere tutte le possibili varianti. Non a caso ad introdurre l’argomento compaiono i versi di Emily Dickinson che abita la possibilità, una casa più bella della prosa.
Il viaggio va oltre la premessa. Affronta nodi mostrando un’ampia bibliografia che passa in rassegna i numi tutelari e argomenti di sicura suggestione. Dalla forma del terreno all’arbitrio e a ciò che è necessario. Da come nasce un’idea, tenendo insieme Giorgio Grassi e Paul Valéry; Louis Kahn e Bruno Munari, fino adarchitettura arte aperta, nella continuità evocata da Ernesto Nathan Rogers e Alvaro Siza. Senza ignorare Giancarlo De Carlo e Aldo Rossi dell’Autobiografia scientifica che “ripercorre le cose e le impressioni”. In sequenze e concatenazioni ci rammenta che “l’ampiezza è un’esperienza dinamica: nasce quando il corpo avverte che lo spazio si apre, supera la soglia, lascia distendere lo sguardo e il movimento”. A ciò aggiunge Gordon Cullen che sostiene: “la città non si offre come figura immobile, ma come serial Vision: una serie di apparizioni successive, di scorci, di arresti, di svolte, di emergenze improvvise e di sfondi che arretrano”.
Molte altre sono le aporie sulle quali vale la pena ragionare col piglio giusto offerto dall’autore. Ad iniziare dal guanto e la muffola proposta da Denis Scott Brown, metafora di uno spazio ospitale. A ciò possiamo aggiungere quella dello spazio affettivoperché diviene tale se non è costituito unicamente di edifici, strade e spazi, ma soglie e, come non citare Rilke insieme a margini e luoghi in cui sostare e riflettere sulla grande avventura della città. E come non soffermarsi sull’interrogativo What is a house? Consapevoli che essa non rappresenta solo ciò che custodisce l’esistenza umana ma una delle forme in cui si esprime, “si organizza, si riconosce e si rappresenta”.
Il resto lo lasciamo alla curiosità e all’intelligenza del lettore che certo da questo testo troverà motivo di interesse per approfondire la sua ricerca.
In copertina: Luca Reale, L’architettura è un supporto 21 aporie del progetto, collana Alleli | Research LetteraVentidue Edizioni, Siracusa 2026 p.192 € 15.00.