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Luigi Pellegrin architetto prefabbricatore – di Luciano Cupelloni

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Di Luigi Pellegrin, l ‘architetto radicale capace di visioni di grande forza, tracciate da linee che esprimono energia evocando uno slancio plastico verso il futuro, hanno parlato molti colleghi e amici. E questo è di certo il tratto più evidente della personalità del nostro. Ma Pellegrin non è stato soltanto un raffinato visionario. E infatti sono altrettanto note le sue numerose opere realizzate e quindi o anche per la mia sintonia con il tema della costruzione o parlerò dell ‘architetto costruttore, in particolare del prefabbricatore di scuole e del suo rapporto con la tecnologia.

E ‘ necessario premettere, brevemente, che a partire dal 1940 in Italia per iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione vengono banditi più concorsi per scuole tipo e scuole all ‘aperto. Ne discendono progetti che associano alla sperimentazione pedagogica i nuovi criteri di unificazione e tipizzazione degli spazi funzionali e dei sistemi costruttivi. In questo quadro Pasquale Carbonara pubblica nel ’47 il volume Edifici per l ‘istruzione che apre alle esperienze più avanzate, europee e nord americane, aggiornando di fatto orientamenti e regolamenti. Il contributo di Carbonara al Manuale dell ‘Architetto del 1946 aveva già introdotto il tema dell ‘illuminazione diffusa e quindi delle pareti mobili, dei serramenti tipizzati e delle tende metalliche. Sono altrettanto noti gli studi e le realizzazioni di Mario Ridolfi sul sistema del blocco finestra.

Su impulso di Bruno Zevi, di fronte alle necessità della ricostruzione e di una più ampia scolarizzazione, nel 1951 viene istituito il Servizio Centrale per l ‘Edilizia Scolastica presso il Ministero della PI, sottraendo o aspetto di particolare rilievo o la competenza sulle scuole al Ministero dei LLPP. Dapprima Carbonara e Giannelli, poi De Sanctis e Gatti, Libera, Piacentini, Valle, Vitellozzi, Cicconcelli e altri definiscono i principi progettuali delle scuole minime e ultra-economiche.

Nonostante la ricercata unificazione si tende a far perdere all ‘edificio quella veste uniforme, generica e convenzionale che si riteneva negativa da vari punti di vista.

Sono anni importanti nei quali la sperimentazione è sostenuta da leggi, programmi di finanziamento, nuovi regolamenti e alcuni concorsi che registrano decisive sinergie tra progettisti e aziende. A fronte di un fabbisogno ingente l ‘obiettivo è l ‘abbattimento dei tempi e dei costi. L ‘ILVA e la FEAL sono tra i protagonisti della prefabbricazione integrale con elementi metallici leggeri, sia per le strutture che per le chiusure. E non mancano i sistemi di importazione come il CLASP britannico, molto flessibile e disponibile all ‘impiego di una gamma di materiali diversificati.

Siamo negli anni ’60, la XII Triennale di Milano lancia un concorso con Nervi e Ciribini tra i commissari. Tra i premiati, il prototipo di pacchetto-parete di Albini e Helg con la SECCO, il giunto universale estruso dei BBPR con SAIRA, SADI e altre aziende e il sistema aperto di Magnaghi e Terzaghi con SNAM Progetti.

In questo che è un vero e proprio processo di industrializzazione governato, perfino architetti come Barucci, Di Gaddo e Sacco fondano una piccola azienda per produrre componenti leggeri in metallo, mentre Conte e Fiori si cimentano con successo nei sistemi misti ferro-legno.

Non manca la sperimentazione sui sistemi in cemento armato. Gaburri con lo STRUCTURAPID, Starita e Germano con lo STAGER.

In sintesi, una politica attenta alla qualità spinge alla sperimentazione tanto che, come raramente avviene in Italia, tra il 1958 e il ’63 vengono depositati circa 200 brevetti che testimoniano di una fase di ricerca e di imprenditorialità diffusa e innovativa.

Il momento è maturo per un cambio di passo. E infatti con il piano quinquennale 1967-’71 si vara una programmazione significativa dei flussi finanziari che apre il mercato dell ‘edilizia ai grandi gruppi industriali.

E in questa fase troviamo il Pellegrin prefabbricatore. Un architetto maturo o tra i 45 e i 50 anni o che aveva già realizzato scuole, uffici postali, abitazioni e quartieri, in gran parte con l ‘amico Ciro Cicconcelli. D ‘altro canto il DAU nel 1969 lo definisce ┬½attivo anche nel campo del disegno industriale con la progettazione di mobili┬╗.

Nel 1971 a Napoli la Società Montecatini Edison presenta 9 prototipi al vero di sistemi costruttivi progettati da Luigi Pellegrin con Cesare Pea. Si tratta di un progetto di sistema a ciclo aperto costituito da elementi variamente combinabili. Prestazioni tecnologiche e sostenibilità economica si fondono con una nuova estetica del componente. E ‘ la mano di Pellegrin, che disegna per la BENINI anche un arredo modulare che verrà impiegato in tutte le scuole realizzate con il progetto di sistema.

Con la stessa BENINI, Pellegrin brevetta nel ’75 un sistema di elementi modulari prefabbricati in c.a. vibrato, combinabili in tre diverse morfologie, che assembla con elementi pieni leggeri il precedente sistema STRUCTURAPID. Ne deriva la sperimentazione di una trama strutturale tanto flessibile quanto espressiva, caratterizzata cromaticamente, semplice da montare quanto varia nelle soluzioni. Il sistema consente la realizzazione di 15 scuole materne in soli 450 giorni. Molto interessante il nodo tra trave e tetto che si apre alla luce zenitale che viene schermata dagli stessi setti di appoggio delle solette.

Pellegrin studia anche il progetto Segno per un grande complesso scolastico a Pisa. Un pilastro cavo a corona cilindrica e un capitello mensola a sezione trapezia si combinano con travi a X e solai-pannello, a formare una grande piastra sospesa, aperta e ampliabile, con un evidente carattere urbano.

Debitrice della ricerca condotta da Ilaria Giannetti per la sua tesi di Dottorato presso l ‘Università di Tor Vergata, questa mia lettura del Pellegrin architetto prefabbricatore si conclude con le vicende della seconda metà degli anni ’70.

L ‘entrata nel settore dei grandi gruppi industriali aveva comportato l ‘emarginazione delle piccole aziende, portandole a cercare nuovi sbocchi all ‘estero. Sono noti i successi di FEAL e SECCO in Sud America e Indocina, esportando prodotti ampiamente collaudati, appena modificati in relazione alle diverse condizioni climatiche. Ma in questa sede è interessante richiamare l ‘esperienza di una piccola impresa perugina in Arabia Saudita. La MVR che con Pellegrin definisce un sistema in vetroresina armata con scatolari in acciaio, pensato per scuole a un solo piano. La vetroresina è più leggera degli altri materiali, si trasporta e si monta facilmente in un cantiere a bassa meccanizzazione e la semplicità dell ‘assemblaggio non richiede manodopera specializzata. E anche in questo caso l ‘attenzione dell ‘architetto si concentra sulla copertura e sugli elementi di protezione dal sole, radicando in luoghi lontani prodotti interamente costruiti in Italia.

Sempre in Arabia Saudita, con la FEAL, a fronte di una commessa per 200 grandi edifici scolastici, Pellegrin ripensa integralmente il sistema VAR M3 sostituendo la tamponatura originaria, complessa nel montaggio e inadatta al clima, con una originale o siamo nel 1975 o facciata ventilata in lamiera ondulata, efficiente e molto riconoscibile.

Personalmente non ho mai avuto rapporti significativi con Luigi Pellegrin sebbene per alcuni anni sia stato tra i membri del mio stesso Dipartimento universitario. Oggi mi piace pensare che proprio per questo aspetto della sua complessa personalità, il professore Ordinario di Composizione Architettonica negli anni Ottanta lascia la casa madre per afferire ad un Dipartimento di tecnologi che allora si chiamava Disegno Industriale e Produzione Edilizia, e che non a caso era diretto da Eduardo Vittoria.

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