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Vulcanica Architettura Napoli Should I stay or should I go? Me ne vac’ o stong’ a ccà? – recensione di Mario Pisani

Vulcanica Architettura Napoli Should I stay or should I go? Me ne vac’ o stong’ a ccà? – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 20 Aprile 2024
nella categoria Recensioni Testi

Ho avuto modo di conoscere anni orsono Vulcanica Architettura, uno studio di progettisti che vivono e operano essenzialmente a Napoli, composto da Aldo di Chio, Eduardo e Marina Borrelli, negli anni Novanta. APotenza Antonio Carbone, prima di dare inizio alle pubblicazioni con la fortunata casa editrice Librìa,organizzava con l’Ordine degli Architetti di Potenza le conferenze di progettisti stimolanti come Franco Zagari, Massimiliano Fuksas e Aldo interessato, partecipava agli eventi.  Ho anche assistito a Melfi al matrimonio tra Marina e Aldo, una bella festa dove venne da Parigi Rodo Tisnado di Architecture Studio. 

Ora giro tra le mani un denso volume di 340 paginemesso a punto con attenzione, peccato per alcune foto sfuocate, da un piccolo editore che collabora con Amazon, il gigante del commercio online. Narra la storia delle loro architetture, con una inedita impaginazione e puntuali riflessioni che suscitano sicuro interesse. Si parte dai primi anni Novanta e si giunge fino ai nostri giorni. Il percorso interseca le opere costruite per un produttore di pasta come la collina ‘mbuttunat a Boscoreale (2012) che minimizza l’impatto volumetrico della costruzione. Mostra i numerosi progetti interrotticome le partecipazioni ai concorsi. Da notare quello per l’auditorio a Vilnius, il Ponte Meduna a Pordenone, la Moschea a Dubai, in un viaggio che punta ad evidenziare il loro personale contributo di idee. 

L’incipit è tratto da un testo di Curzio Malaparte, l’autore con Adalberto Libera della famosa villa a Capri. Recita con nostalgia: ”Napoli… è la più misteriosa città d’Europa, è la sola città del mondo antico che non sia perita come Ilio, come Ninive, come Babilonia. È la sola città del mondo che non è affondata nell’immane naufragio della civiltà antica”. Si parte quindi con la messa in mostra del loro portfolio. La farmacia e il giardino a Liveri del 1995 in cui si avverte nei tratti iconici il magistero di Francesco Venezia. Segue un racconto non solo cronologico ma che evidenzia la mutazione avvenuta in filosofia, nella tecnologia, nella politica e soprattutto nel modo di pensare della società. L’architettura deve tenerne conto ed essere essa stessa espressione del mutamento. Allora riesce a cogliere e interpretare lo spirito del proprio tempo. Ciò avviene in particolare nel parcheggio sotto le mura (1994) e nella casa (2008) a Melfi, nella Piazza a mare sul porto (2002) purtroppo demolita da un apparato burocratico insensibile ai valori dell’architettura. Lo troviamo anche nel Brin 69 a Napoli (2011) e in particolare nel suo cuore interno e nella copertura.   

Le storie delle architetture di Vulcanica attestano la consapevolezza che, come scrive la curatrice nella premessa, “il progetto, nella sua estrema labilità, racchiude un potere straordinario, il valore del bello, che non perisce, che dà senso e significato alla vita umana, al nostro lavoro di architetti, che rende possibile ed intellegibile il reale e la storia, che salva l’uomo dalla disperazione”.

In copertina: Vulcanica Architettura Napoli Should I stay or should I go? Me ne vac’ o stong’ a ccà? Premessa di Christiana Burklein. Editore Youcanprint 2023, Pagine 364 con numerose immagini a colori € 43,90.