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L’incredibile e triste storia dell’asilo Sant’Elia di Giuseppe Terragni a Como – di Caterina Ghisu

L’incredibile e triste storia dell’asilo Sant’Elia di Giuseppe Terragni a Como – di Caterina Ghisu

Autore: redazione
pubblicato il 16 Aprile 2024
nella categoria Parole

Nel 2017 Roberta Lietti, conservatrice dell’Archivio Opere Mario Radice - Archivio Design Ico Parisi, trova per caso, abbandonati nel sottotetto della Pinacoteca di Como, alcuni arredi dell’Asilo Sant’Elia di Giuseppe Terragni. Con l’aiuto dell’architetto Paolo Brambilla, Roberta Lietti riesce a recuperare dalla cantina dell’asilo altri arredi originali disegnati per la scuola: cattedre, banchetti, seggioline, lampadari, giocattoli. Nel giugno del 2018, si inaugura alla Pinacoteca Civica di Como Giuseppe Terragni per i bambini: l’asilo Sant’Elia, mostra a cura di Roberta Lietti e Paolo Brambilla, con un testo critico di Matteo Pirola, nella quale vengono esposti gli arredi ritrovati, accompagnati da fotografie d’epoca e documenti inediti. L’intento di Roberta Lietti e Paolo Brambilla era di porre l’attenzione sulla precarietà dello stato conservativo della struttura, nel 2018 ancora funzionante ma oggetto di segnalazioni da parte delle maestre e dei genitori dei bambini per l’inadeguatezza della sua funzione.

L’asilo, progettato da Terragni nel 1935 e inaugurato il 31 ottobre del 1937, subisce una pesante manutenzione  tra il 1966 e il 1967, su progetto dell’ingegner Alessandro Pedroni, tanto da suscitare preoccupazioni e critiche da parte di Luigi Snozzi, Aurelio Galfetti e Livio Vacchini che, paventando lo stravolgimento del progetto di Terragni, scrivono a Bruno Zevi un’accorata lettera di denuncia. Zevi interviene ma il Comune, proprietario dell'edificio, risponde che i lavori sono a norma e si può proseguire con il restauro. Terminato il restauro, Zevi risponde lapidario che sarebbe stato meglio demolire l’asilo che stravolgerlo in quel modo.

Nel 1984 il Comune di Como, proprietario dell’edificio, incarica l'ingegner Carlo Terragni e l’architetto Emilio Terragni di procedere con un nuovo intervento di restauro per riportare l’asilo al progetto originario, portato a compimento nel 1987.

Nel 2019 l’asilo viene chiuso per ulteriori lavori, ma, nonostante il vincolo della Soprintendenza di Como, essendo ancora una scuola dell’infanzia, viene sottoposto agli interventi di ristrutturazione, miglioramento e messa in sicurezza relativi all’edilizia scolastica, nel rispetto degli indici di funzionalità didattica.

È questo il vulnus della questione.

Intervistata, Roberta Lietti riferisce che l’asilo viene considerato dalla soprintendente alla stregua di un edificio scolastico vetusto, che va messo a norma secondo i parametri di sicurezza vigenti, molto diversi da quelli degli anni trenta, si pensi solo al problema della privacy, che le maestre avevano sollevato nel 2018 perché spesso si trovavano ad avere visitatori interessati all’asilo che cercavano di vedere gli interni sbirciando dalle vetrate. L’asilo purtroppo non può ritornare alla sua originaria destinazione perché per farlo andrebbe completamente snaturato. Si pensi, per esempio, agli infissi da modificare, al sistema di raffrescamento, al soffitto Perret che andrebbe completamente rimosso. D’altra parte tutti gli arredi voluti e in parte disegnati da Terragni erano già stati completamente rimossi e sostituiti da mobiletti di plastica di una nota industria svedese. Roberta ci racconta come l’asilo Sant’Elia sia allo stato attuale ridotto allo stato di cantiere, abbandonato, in balia di senzatetto e spacciatori. Nel 2019, Roberta Lietti, insieme agli architetti Paolo Brambilla e Attilio Terragni, pronipote di Giuseppe, inviano una lettera al Comune di Como e alla Soprintendenza, seguita da un nutrito elenco di firmatari; da allora il cantiere è stato bloccato e non si è più intervenuti sull’edificio se non per cambiare la caldaia.

Al degrado progressivo dell’asilo Sant’Elia si aggiunge la figura barbina davanti alla comunità internazionale di architetti che costantemente si reca a Como per visitare gli edifici di Terragni. Possiamo solo immaginare cosa penseranno (o racconteranno).

Credits foto:
Foto di repertorio, Archivio Municipale di Como
Foto dell’Asilo Sant’Elia allo stato attuale per gentile concessione della dott.ssa Roberta Lietti e dell’arch. Paolo Brambilla