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Giorgio Muratore, Roma Scritti scelti – recensione di Mario Pisani

Giorgio Muratore, Roma Scritti scelti – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 9 Aprile 2024
nella categoria Recensioni Testi

Ho avuto l’occasione di conoscere Giorgio Muratore fuori dai convegni e le aule universitarie nel 2004. In occasione di un viaggio a Mosca, per la mostra dedicata al Palazzo italiano dei Soviet, al Museo Šĉussev,organizzata da Paolo Martellotti e curata da Irina Sedova, con un ampio staff delle istituzioni. Allora scoprii un personaggio allegro e di compagnia, pronto alla battuta, dotato di un’ironia che aleggiava nelle sue frasi. Acquistammo in un mercatino di strada da un ex militare un colbacco di pelliccia e intabarrati sulla piazza Rossa, con la macchina fotografica a tracolla, sembravamo Totò e Peppino a Milano.

Sia a Giorgio che a me avevano chiesto di scrivere un testo per il catalogo, nella parte dedicata ad Armando Brasini. Il suo coglieva l’anacronismo di un barocco contemporaneo. Io riflettevo sul ruolo svolto dalprogettista del Buon Pastore nell’architettura italiana. La settimana moscovita è stata ricca di incontri e di scoperte, ad iniziare dall’ampia dotazione di magnifiche incisioni e testi italiani nella biblioteca del Museo. Il pretesto per approfondire la conoscenza dell’architettura moscovita con particolare attenzione ai costruttivisti come Aleksandr Rodčenko di cui visitammo la casa e il lavoro dello stesso Boris Iofan che oltre al noto progetto per il Palazzo dei Soviet aveva realizzato edificiinteressanti a Mosca. 

Il libro che raccoglie i suoi testi mi ha richiamato alla memoria quelle giornate trascorse con persone simpatiche e accoglienti e mi ha offerto l’occasione diapprofondire un personaggio di spessore che ci ha lasciato troppo presto. Gli architetti della mia generazione hanno in libreria il libro della Zanichelli Italia gli ultimi trent’anni. Guida all’architettura moderna e il volume sul Foro Italico più stimolante dell’ultimo realizzato di recente dal CONI sullo stesso argomento. Questo ci offre l’occasione per comprendere la vastità e profondità del suo sapere. In particolare le riflessioni a proposito delle opere dei protagonisti. Superando le barriere ideologiche individua un unico filone nella storia che va oltre la differenza tra i buoni e i cattivi, individuata nei testi di Zevi e di Benevolo, per tenere insieme l’architettura di Roma Umbertina e quella del Novecento. Le opere di progettisti come Azzurri, Camporesi, Clemente Busiri Vici e Passarelli, Piacentini Giovannoni e Brasini per arrivare agli anni del fascismo fino alla ricostruzione con Foschini, Paniconi e Pediconi, Nicolosi e Muratori, via via fino ai giorni nostri, con uno sguardo critico all’architettura di Richard Meier e dello star system. A differenze dei libri dei maestri su cui si è formato e verso i quali ha sempre mostrato un sincero interesse, analizza un aspetto sottovalutato. Alludo alla cultura materiale, carne e sangue di questa disciplina. Alle tecniche di cantiere e al contributo portato dalle arti decorative, con un inedito scavo sul ruolo svolto dal Museo delle Arti Industriali, una vera e propria officina di talenti. A ciò si accompagna l’attenzione al mondo degli artisti. Da Mafai a Scipione, da De Chirico a Savinio a Vespignani, personaggi essenziali per comprendere la cultura non solo architettonica della Capitale. Muratore si è battuto oltre che per la diffusione del Moderno, per la conservazione dei grandi manufatti,ad iniziare dal Vittoriano che più di qualcuno voleva abbattere. Opere che hanno cambiato il volto della Capitale con uno stile internazionale simile a quello di altre città europee. Non ha ignorato l’intervento sul tessuto minore, dalla Città Giardino alla Garbatellasegnalando sia il ruolo di Piacentini, che al Tiburtino di Ludovico Quaroni e Mario Ridolfi. È tra i primi a segnalare l’importanza della realizzazione delle chiesenei quartieri periferici, spesso unica testimonianza di architettura contemporanea e ha trattato anche l’archeologia industriale.

Un altro elemento importante nel lavoro di storico e di critico è stata la divulgazione dei suoi studi sia in volumi che nelle pagine dei quotidiani, favorendo il confronto e la circolazione delle idee. Inoltre, come nota Alessandra Capuano nell’introduzione, gli vada riconosciuta una capacità fuori dall’ordinario nel tenere insieme lo studiodella storia di Roma con le prospettive per la città, segnalando le occasioni mancate: dai Mondiali di Calcio del 1990 al concorso per le 50 chiese, dal Borghetto Flaminio a Centopiazze, mettendo a fuoco i problemi di una città a cui ha dedicato gran parte dell’esistenza per custodirne il passato senza dimenticare di battersi per la modernizzazione. Anche con accenti polemici ed in contrasto con l’opinione diffusa, come nel caso del Corviale, il capolavoro di Mario Fiorentino. 

Ad avviso del sottoscritto va segnalato infine il ruolo svolto da Giorgio nella formazione di una scuola che ha raccolto l’eredità del suo magistero e un modo di studiare e ragionare che, pur proseguendo le orme di un personaggio come Bruno Zevi, ne ha colto i limiti, ed èstato in grado di andare oltre nella consapevolezza che spetta ad ogni generazione riscrivere la storia superandogli inciampi, i settarismi, le incomprensioni di coloro che li hanno preceduti nel grande alveo di questa disciplina dove possono coesistere linguaggi e esperienze diverse.Infrange quindi la pratica diffusa del riconoscersi in un’unica tendenza per mettere in risalto quanto la diversità sia fonte di ricchezza.

In copertina: Giorgio Muratore, Roma Scritti scelti, a cura di Alessandra Capuano e il Centro Studi
Giorgio Muratore, Casa editrice Campisano 2023, p. 334 con alcune immagini in b. e n. €30,00.