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Contro dizionario di architettura – recensione di Mario Pisani

Contro dizionario di architettura – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 10 Marzo 2024
nella categoria Recensioni Testi

Non è impresa facile quella di mettere a punto un contro dizionario di architettura. Un volumetto di quasi trecento pagine che ragiona sui progettisti. Si misura sulle teorie e l’estetica del progetto. Affronta il rapporto con la filosofia senza evitare di riflettere sulla comunicazione. Centra il ruolo del critico e la necessità di essere autocritico, senza però distinguersi da Bruno Zevi, suo mentore, e dal pregiudizio organico modernista, come ha fatto Giorgio Muratore. E lo fa mentre dirige la rivista on line presS/Tletter, organizza mostre, convegni e insegna alla Rome University of Fine Arts Storia del design e dell’architettura.

Il segreto del denso libretto privo d’immagini che abbiamo tra le mani consiste nel saper raccogliere e sistemare giudizi brevi e fulminanti, quasi degli aforismi, già pubblicati su Facebook. L’autore, insieme a molti particolari inediti o poco conosciuti, come lo scontro tra Häring e Mies o i costi delle architetture di Wright, le pecche in quelle di LC, per non parlare del rapporto di tutti con il potere, consegna al lettore la freschezza di tali giudizi. Dati all’impronta, spesso in modo transchant. In alcuni casi avrebbero avuto bisogno di una più attenta riflessione. Ma com’è noto il tempo corre e nessuna casa editrice ha a disposizione il revisore bozze che, in questo caso, avrebbe potuto evitare alcune noiose ripetizioni. Non certo la dedica a zia Letizia, “facc’i mugghiri”, crociana convinta che conosceva la buona storia, “vera perché verosimile”.

Prestinenza Puglisi afferma nella presentazione che occorre sfatare i miti dell’architettura del Novecento, anche dei maestri del movimento moderno, consapevole con Baudrillard che la seduzione è un continuo gioco di fughe e scostamenti. Ridimensiona le teorie che sono alla base della progettazione. Evidenzia il fallimento dell’urbanistica. La mistificazione del greenwashing, ad iniziare dal bosco verticale dove prevale l’immagine e la sua rappresentazione sulla funzione. Insiste sul deleterio intervento di critici come Sgarbi e associazioni culturali come Italia Nostra che avrebbe messo il veto persino sulla Fallingwater. Nei fatti si dedicano solo a criticare interventi capaci di suggerire ipotesi innovative nei centri storici e nelle testimonianze del passato.

In questa battaglia delle idee sono pochi i sopravvissuti, reduci che vale la pena indicare come modelli. Will Alsop il cui messaggio odora ad un mix di follia e eresia. Peter Zumthor per le terme a Vals, dove servono un numero infinito di marmellate. E poi Frank O. Gehry, Zaha Adid, Diller & Scofidio, Rem Koolhaas, Herzog & de Meuron forse solo per i rampicanti sulla parete cieca a Madrid che evidenziano il carattere artificiale dell’edificio? Una cerchia sempre più ristretta capace di intervenire con proposte che restituiscono il ruolo perduto a una disciplina che pure ha svolto una funzione significativa nell’invenzione più stimolante dell’essere umano: quella della città.

I brevi testi, come le perline di un rosario, iniziano in ordine alfabetico. L’incipit è dedicato al magistero di Paul Feyerabent. Filosofo e epistemologo austriaco formato con Popper, insegna a Berkeley e in università europee. Analizza lo statuto del linguaggio osservativo in microfisica. Sviluppa la critica dei principi dell’empirismo logico per approdare a una concezione «anarchica» della conoscenza. Da questa Luigi trae ispirazione per ricercare una architettura che sia in grado di suscitare curiosità e sorpresa, capace di evocare la celebre frase di Martin Luter King I have a dream. E quindi degna di essere segnalata.

In copertina: Luigi Prestinenza Puglisi, contro dizionario di architettura, Letteraventidue edizioni Siracusa 2023, p. 290, €18.