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Lo spazio al centro in Kahn – recensione di Mario Pisani

Lo spazio al centro in Kahn – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 22 Febbraio 2024
nella categoria Recensioni Testi

L’agile e prezioso volumetto che Federica Visconti ha mandato in stampa è dedicato ad una sua “ossessione”: le architetture a pianta centrale realizzate da Louis Kahn. Si tratta di opere nate nel ricordo dell’esperienza provata dal progettista lituano a Roma, all’interno del Pantheon, dove l’occhio che si apre al centro della cupola costituisce l’unica fonte di una luce “così forte da sentirne il taglio”.

Il testo inizia con un esergo di Jonas Salk, il committente di quel capolavoro laico realizzato a La Jolla. Recita in questo modo: La grandezza di ogni età/ è nelle opere/ di quelli le cui impronte restano. E certamente le opere su cui ragiona l’autrice, i magnifici spazi che vanno dalla Morton Goldenberg House all’Unitarian Church, dal Salk Institute alla Hurva Synagogue fino al National Assembly di Sher-e-Banglanagar e al Roosevelt Memorial a News York, una stanza con soffitto il cielo, sono pensate per restare. Per radicarsi nella cultura architettonica mondiale di tutti i tempi e divenire capaci di indicare un possibile percorso per far esprimere al meglio le Istituzioni degli uomini.

Il saggio rappresenta una conferma di ciò che annota Nicola Braghieri, ovvero che le architetture di Kahn, “tutte incredibilmente uguali nella coerenza ad un metodo e tutte straordinariamente diverse nelle forme, hanno dimostrato quanto era di più scomodo e imbarazzante, vale a dire l’inconsistenza delle etichette davanti all’architettura reale”. Già, mentre ci si divideva sui linguaggi e le tendenze, con fatica e tanto impegno Kahn ragionava su Forma, Spazio, Ispirazione, Istituzioni dove “l’ispirazione è la sensazione del cominciamento sulla soglia dove Silenzio e Luce si incontrano: il Silenzio con il suo desiderio di essere e la Luce, donatrice di tutte le presenze”. A ciò si aggiunge una definizione dello spazio in architettura che rende evidente come è fatto, dove “l’introduzione di una colonna o di qualsiasi elemento per sostenere un tetto è già pensato dal punto di vista della luce”.

La Morton Goldenberg House, una casa innalzata attorno a un vuoto, consiste in una successione coordinata di stanze quadrate dove la più importante si trova al centro, con il focolare, ad evocare gli antichi patii con la propria sacralità, essendo luoghi dell’incontro di Hestia tutrice del focolare e di Hermes dio dei passaggi.

L’Unitarian Church a Rochester, nello stato di New York, è composta da due quadrati collegati da un corridoio, uno destinato alla scuola, l’altro allo spazio sacro, quasi un’anticipazione di ciò che sarà quello dell’Assemblea Nazionale a Dacca. L’insieme è un connubio tra la memoria di Villa Adriana e i castelli scozzesi con l’elemento eclatante composto dai vuoti dei quattro spigoli “finestre coi paraocchi” che permettono alla luce di piovere all’interno.

Il Salk Institute a San Diego, in California, un omaggio al profilo di San Giminiano con le sue torri, un monastero laico dove è previsto lo studio per migliorare la vita dell’uomo, si innalza con i laboratori intorno ad un vuoto, realizzato su suggerimento di Luis Barragan, come una piazza di pietra affacciata sul Pacifico che guarda verso l’orizzonte. Il testo scolpito sul marmo recita: Hope lies in dreams, in imagination and the courage of those who dare to make dreams into reality.

Il Progetto per la Hurva Synagogue a Gerusalemme si confronta e vuol dialogare con il santuario islamico della Cupola della Roccia e l’edificio sacro della cristianità con il Santo Sepolcro. E forse per questo, come suggerisce l’autrice, non è stata realizzata. Tra le tre diverse ipotesi progettuali si staglia, per le capacità evocative, quella caratterizzata dallo spazio centrale interpretato come un ambiente scavato che risponde al Salmo 139 Dal profondo a te grido, o Signore ed esalta, come nelle Terme di Caracalla, l’altezza dell’aula pensata per un ambiente grandioso. La National Assembly du Sher-e-Banglanagar, generata dalla forma quadrata, adotta la luce come elemento particolarmente significativo in grado di plasmare i grandi spazi interni. Le aperture verticali permettono di scoprire l’articolazione dei piani e l’utilizzo di un unico materiale evoca Castel del Monte e l’eternità di una architettura a cui non è possibile né aggiungere né togliere nulla. Il Roosevelt Memorial conclude il viaggio con un monumento dove un percorso teologico attraversa il parco e giunge nel luogo in cui sostare e riflettere prima di oltrepassare la soglia ed entrare nella stanza quadrata “con soffitto il cielo” dove sono tracciate le parole del famoso discorso sulle quattro verità. “Ogni persona la mondo dovrebbe godere della Libertà di espressione, Libertà religiosa, Libertà dal bisogno e dalla miseria, Libertà dalla paura”.

E ciò ancora non avviene.

In copertina: Federica Visconti, Lo spazio al centro in Kahn, LetteraVentidue edizioni, p. 128 con numerose immagini in b. e n. €13,50.