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Giuseppe Terragni Una bibliografia critica – recensione di Mario Pisani

Giuseppe Terragni Una bibliografia critica – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 19 Novembre 2023
nella categoria Recensioni Testi

Esistono delle figure apicali che hanno influito profondamente sugli studi e forse persino sull’esistenza di altri, divenendo una sorta di amici invisibili con i quali discutere e confrontarsi in più occasioni, ricevendo conforto e sostegno. Penso ad esempio a Frank Lloyd Wright per Zevi, a Francesco Borromini per Portoghesi, a Giuseppe Terragni per Antonino Saggio. Quest’ultimo ha dedicato numerosi studi al progettista di Como. Iniziati negli anni 80 sono giunti fino a questa bibliografia critica pubblicata per LetteraVentidue. A corredo di un testo lucido e profondo foto intense, essenziali documentano lo stato delle architetture nel 1987. Sono di Dennis Marsico, un fotografo americano. Realizzate grazie ad una borsa di studio della Graham Foundation. Ci permettono di tornare a vedere efficacemente il lavoro del maestro del razionalismo italiano grazie agli interni e ai particolari, oltre alle visioni d’insieme.

In questo bel volume Peter Eisenman, uno dei Five architects e autore del Memoriale degli ebrei assassinati a Berlino, un omaggio al progetto di Maurizio Sacripanti per il Teatro di Cagliari, apre le danze con il Mio Terragni la Mia Italia. Il testo ricorda il primo viaggio nel Bel Paese, con la puntuale guida di Colin Rowe, storico e teorico dell'architettura e dell'urbanistica che ha influenzato il nostro mondo dalla metà del secolo scorso. Vanno alla ricerca di ciò che “rende al meglio la sensibilità italiana così profondamente diversa da altre sensibilità nazionali”. In quella occasione l’architetto americano ha avuto anche l’opportunità di acquistare i sette numeri di «Spazio» la rivista fondata e diretta da Luigi Moretti. La Presentazione la si deve invece a Francesco Tentori ed è la stessa già pubblicata nel precedente volume edito da Laterza nel 1995. Da non perdere la citazione del testo di Leonardo Benevolo La percezione dell’invisibile: piazza San Pietro del Bernini. Sostiene: «comprendere l’architettura significa poco alla volta, saper tradurre (…) il suo fascino misterioso, acquistare maturità in quella che lo studioso definisce percezione dell’invisibile».

Inizia quindi la biografia critica, ricca di una grande mole di informazioni indispensabile per capire la formazione culturale di questo artista che crede nell’avanguardia dove hanno svolto la loro influenza i disegni di Antonio Sant’Elia. Tornano ad esempio a Como, nel Monumento dedicato ai Caduti, intitolato anche all’architetto futurista. Da quei fogli eredita lo spirito nuovo, una delle costanti che haanimato il lavoro di Terragni.

Saggio inizia analizzando l’ambiente universitario milanese in cui si è formato, dove insegna Gaetano Moretti e Pietro Portaluppi. Quindi la formazione dello studio aperto una volta laureato, in cui collaborano Luigi Zuccoli, Pietro Lingeri, il fratello Attilio. A seguire il ruolo svolto dall’amicizia di Pietro Maria Bardi e del Gruppo 7. Particolarmente illuminante ciò che scrivono a proposito dei precursori: “abbiamo avuto una sincera ammirazione per gli architetti che ci hanno immediatamente preceduti, e conserviamo loro riconoscenza, per essere stati i primi a rompere con una tradizione di faciloneria e di cattivo gusto, che da troppo tempo imperava. Anche, abbiamo in parte seguito i nostri predecessori: ma ora non più”. Infine l'impegno politico e intellettuale che giunge fino ai tragici momenti finali della sua esistenza. Il tutto documentato da una vastissima bibliografia e dalla documentazione dei progetti e delle realizzazioni anche coi disegni e le foto d'epoca. Nuove e certamente utili le ricostruzioni dei progetti di concorso per Palazzo Littorio a Roma come per il Palazzo del vetro, ad opera di Flavio Mangione, Luca Ribichini e dei loro allievi, con la consulenza di Attilio Terragni.  

L’autore, docente a La Sapienza di Roma, oltre agli interventi sulla storia si interessa alla teoria e all’evoluzione del progetto con l’ausilio dell’informatica applicata all’architettura. Cura infatti la collana “The IT Revolution in Architecture” che ha realizzato 38 volumi sull’argomento.

Terragni rappresenta il progettista italiano del Novecento a cui sono stati dedicati il maggiore numero di studi nei volumi che si occupano della storia dell’architettura di quel periodo. Ciò lo si deve al fatto che ha realizzato dei veri capolavori come la Casa del fascio a Como, un luogo architettonico che “vive nella sfida per trovare una composizione tra una serie di opposti che non sono solo espressivi, ma anche di natura simbolica e programmatica”.  Ad essa si aggiunge l’asilo Sant’Elia, ancora a Como, giustamente definito da Saggio espressione del funzionalismo lirico e del modo di intendere la modernità rielaborando temi costruttivisti già espressi nel Novocomum e nella Villa Bianca a Seveso. Entrambi rappresentano un punto elevato delle potenzialità manifestate dall’architettura italiana tra le due guerre. Va segnalato anche il rammarico perché non sono stati realizzati altri capolavori come il Palazzo Littorio e il Danteum che avrebbero donato alla città eterna un altro contributo per celebrare la sua bellezza mentre il protagonista di quei progetti merita di avere un posto nell’Olimpo dell’architettura del Novecento insieme a Gropius, Mies e Le Corbusier, come ha scritto Paolo Portoghesi.

In copertina: Antonino Saggio, Giuseppe Terragni Una bibliografia critica, con un contributo di Peter Eisenman, Presentazione di Francesco Tentori, Fotografie di Dennis Marsico, p. 236 con molte illustrazioni in b. e n. e a colori, LetteraVentidue Siracusa 2022, €29.00