presS/Tletter

presS/Tletter

“L’ecosistema in noi” – recensione di Mario Pisani

“L’ecosistema in noi” – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 5 Ottobre 2023
nella categoria Recensioni Testi

Gli autori di questo libro, intenso e necessario per chi vuole occuparsi del nostro rapporto con la Natura, sono ambientalisti e hanno una formazione antropologica che mostra attenzione verso le culture altre, rispetto a quelle basate sulla semplice razionalità. Lo spiega Danilo Selvaggi nella prefazione. Tengono infatti nella giusta considerazione il folklore, la storia delle religioni, il simbolismo e il pensiero magico rompono gli schemi consolidati per proporre nuovi scenari che evidenziano la necessità di un cambiamento culturale vitale, oltre alla tecnica, per affrontare la crisi che attanaglia il nostro futuro e realizzare un diverso modo di stare nel mondo. Riflettono su dove sta andando la nostra civiltà, sempre più proiettata verso un percorso che indica come meta finale la catastrofe per l’intera umanità.

Si può evitare il tracollo finale? Sì, se si ragiona sull’ecosistema in senso ecologico e non come ciò che rimane del mondo passato, una debolezza che dobbiamo proteggere.  Al contrario va trasformato in un punto di forza del nostro modo di abitare. Occorre essere consapevoli che l’ambiente in cui viviamo, che ci offre tutto ciò che è necessario per sopravvivere, può anche essere, come attestano le continue calamità, il nostro peggior nemico. È quindi necessario l’impegno per far collaborare l’ingegno umano e la buona tecnica. Il fine è produrre una cultura nuova dove le forme laterali del pensiero possano trovare il posto che meritano e con esse la filosofia della solidarietà e della convivenza. Per raggiungere ciò occorre ripartire dall’anima del mondo. Domandarci se l’intera esistenza ha un’anima, o meglio se l’Anima è una zona di frontiera più che un confine da travalicare per andare oltre, in un territorio dove si mescolano religiosità, filosofia e scienza.

Si inizia con Platone che nel Timeo sostiene: questo mondo è un essere vivente dotato di anima, di intelligenza, generato dalla provvidenza del dio. Quella dell’uomo rappresenta una parte dell’anima del mondo unita temporaneamente al corpo. Ildegarda di Birgen nel XII secolo conia il termine Viriditas, ovvero un’energia vitale che dalla terra si trasmette ai singoli esseri viventi. Il concetto di Anima mundi torna tre secoli dopo con Marsilio Ficino mentre Friedrich Hölderlin sostiene: “Essere uno con il tutto, questo è il vivere degli dei / questo è il cielo per l’uomo”. Alcuni secoli dopo è Carl Gustav Jung che descrive l’anima mundi come “una sostanza onnipresente che pervade ogni cosa e allo stesso tempo il ‘tesoro supremo’, la realtà numinosa più riposta e segreta”. Ed ancora essa è “un’immagine di Dio impressa nel mondo”. Nei nostri giorni Ezio Cascavilla torna sull’argomento e ne Il dio degli incroci sull’antica fede nel Genius loci sostiene “Se il mondo è intriso di Anima, come indicano da secoli le strutture mitologiche e filosofiche, il luogo, che è una parte del mondo, non potrà che avere anch’esso una sua anima”.

Il testo dischiude la porta alla cultura delle relazioni che non può che ampliarsi. A conferma di ciò avanza la consapevolezza che l’anima umana rappresenta un ecosistema. Ad esempio il nome attribuito al cuscino tradizionale giapponese, chiamato makura, rappresenta il luogo ove riporre l’anima, un portale da cui attraversare il mondo della veglia verso quello dell’immaginazione notturna. Non un oggetto neutro ma un elemento che entra nel circuito onirico e si impregna dell’anima che ogni notte vi transita.

Molti argomenti trattati riguardano direttamente la natura. A iniziare da ciò che differenzia un insieme di alberi da un bosco che non è rappresentato dalla quantità di piante, ma dalle relazioni che vi si innescano. Esso non è prodotto solo dagli alberi, ma dall’interscambio che si crea fra suolo, funghi, specie vegetali e la fauna che lo abita. Un tratto significativo riguarda il “volto oscuro” del prato all’inglese, più simile ad un edificio, una forma specifica prima progettata e poi imposta con tutta la forza dell’artificialità, come l’intombare i fiumi e l’eliminazione di ecosistemi dove abitano centinaia di specie viventi, fonte di bellezza e meraviglia.

Nelle megalopoli, con il pretesto di mantenere il decoro urbano, si punisce qualunque espressione di dissenso, si ghettizzano determinati gruppi etnici mentre con i presunti progetti di riqualificazione, in realtà si continua a nascondere il degrado, senza interrogarsi sulle cause che lo producono, contribuendo ad aumentare il divario tra cittadini ambienti e quelli più poveri. Un fenomeno significativo è quello delle gated communities, quartieri abitati da persone benestanti dove ciò che appare come frenesia di controllo rappresenta invece l’indice di un collasso significativo dell’ordine civile. Una replica della città murata dei primi tessuti urbani nei confronti della natura, qui attuata nei confronti della “giungla metropolitana”. Vale la pena rammentare invece che nella parola natura risuona l’idea di armonia, senza attrito o violenza, senza la quotidiana fatica di esistere dell’uomo civilizzato. Il ritorno all’eden o meglio il greenwashing, esibito nell’ecologia di facciata, non produce di certo un concreto miglioramento perché ancora non coglie la necessità del limite.

In copertina: Francesco Boer Andrea Pilloni, L’ecosistema in noi, Piano B edizioni, Prato 2013, p. 208 con alcune immagini in b. e n. €16,00.