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“Kitsch” – recensione di Mario Pisani

“Kitsch” – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 17 Settembre 2023
nella categoria Recensioni Testi

Ho già avuto l’occasione di segnalare un’opera dell’autore. Un volumetto che appartiene alla stessa collana, dedicato alla frugalità, argomento del nostro tempo così diverso da quello in cui non si parlava che delle stupefacenti creazioni delle archistar,segnate da risorse illimitate e l’architettura sobria, primaria, veniva relegata all’essenzialità degli anni della ricostruzione. 

Oggi pubblica la lezione tenuta allo IUVA e all’Università di Navarra e Pamplona e pone come precursore il libro di Hans Sedlmayr la Perdita del centro che affronta l’analisi per tematiche. In questo caso vengono affrontate quelle architettoniche nello specifico, piuttosto che quelle estetiche. 

Il viatico giunge da Susan Sontag che annota: Tutto ciò che è kitsch non è soltanto kitsch. A ciò John Waters Jr aggiunge: Per comprendere il cattivo gusto ci vuole molto buon gusto. Il passo successivo lo compie Le Corbusier che negli anni venti scriveva: “Di fronte ad un lontano passato, ci sentiamo indulgenti: siamo pieni di indulgenza, siamo disposti a trovare bello e buono, noi che siamo così aspri nel criticare gli sforzi disinteressati e appassionati dei nostri contemporanei, basterebbe, senza tornare troppo indietro, ficcare il naso in qualche vecchio libro del XVII secolo per capire che sin da allora v’erano uomini ben pensanti e ben visti che protestavano tutti i giorni contro la depravazione delle arti e dei mestieri a loro contemporanei, contro i fabbricanti di paccottiglia di allora”.

La mutevolezza del gusto e le sue oscillazioni rappresenta una caratteristica della società dei media che, con lo scorrere del tempo, ha la necessità di cambiare l’aspetto del prodotto per conquistare il gradimento dell’acquirente e vendere. Ciò che un tempo veniva proposto come gradevole e affascinante, penso ad esempio il barocco o il liberty, ad altre generazioni è apparso di cattivo gusto e insopportabile. E viceversa, come attestano numerose pubblicazioni ad iniziare dal classico di Gillo Dorfles Le oscillazioni del gusto che si conclude con “… spero di poter seminare in alcune menti indurite da una tradizione malintesa o da una cultura arrugginita, il germe d’un dubbio che permetta di guardare con maggiore duttilità alle misteriose trame create dal gusto ed alle sue pericolose oscillazioni…”

Il Movimento Moderno ha posto come fondamento delle sue teorie l’abolizione della decorazione e l’essenzialità nella costruzione. La fonte d’ispirazione proviene dalla capanna di Laugier e dall’illuminismo, con le architetture ideate da Boullée e da Ledoux, che si distaccano dagli apparati decorativi messi in mostra nelle incisioni dei camini di Piranesi. Quelle teorie però non sono state sufficienti e, come scrive l’autore, “senza il kitsch l’estetica risulterebbe monca, o se non altro inadeguata a dei tempi che ormai da secoli hanno accettato come consustanziale al bello il brutto e con esso il suo incarnarsi nella società di massa, ovvero il kitsch”, quella cosa che, diversamente dall’arte che ci insegna a vedere dentro le cose, ci educa a farlo a partire dalle cose (Benjamin).  

Ma è possibile se non eliminare completamente dominare il kitsch? Stanza da letto proposta per la moglie, disegnata da Loos, rappresenta una messa in scena che mescola al kitsch l’astrazione e lo straniamento. Oggi appare sopra le righe e non convincente.Chi vorrebbe dormire in quella stanza? Con Kahn la figura si trasforma in una immagine, quindi seduce evocando e lo poteva fare perché si è liberata delle implicazioni etiche del Movimento moderno. Venturi giunge a rivalutare l’ovvio e il banale e subisce il fascino che promana dalla Pop art. Prova quindi a immettere in architettura quel banale che, ispirandosi a Las Vegas, diviene “sorgente dell’occasionale vitalità e varietà del paesaggio urbano” (Scully Jr.). Jencks sostiene, evocando McLuhan, che il medium è più importante del messaggio. Non è necessario interpretare quella simbologia piuttosto considerarne l’efficacia estetica mentre Aldo Rossi riproduce forme che parlano al bambino che è in noi. 

Il percorso continua fino all’apparizione di ciò che Koolhaas definisce junkovvero spazzatura. Per il progettista olandese lo spazio spazzatura è quello dell’edilizia globale della real estateche ha attratto a sé l’architettura fagocitandola. Al contrario la migliore architettura contemporanea è quella che resiste allo junkspace o meglio al junk-kitsch. 

Il Decostruttivismo non ha subito il timore del kitsch, anzi se ne è nutrito recuperando le espressioni dell’avanguardia aggiungendo ad essa il kitsch, come ad ed esempio nell’architettura che Eisenman realizza a Santiago de Compostella dove appare il kitsch astratto in un’opera che mescola grammatica e sintassi. 

Un punto fermo per i nostri giorni da cui tornare a tessere la tela è costituito da ciò che afferma il filosofo Andrea Emo: “L’arte ha origine dalla rinuncia. Rinuncia agli scopi, alle intenzioni; intenzioni pratiche, didascaliche filosofiche e morali. Rinuncia all’atto che è conoscenza dell’atto; questa negazione dell’atto, questo negarsi dell’io (consecutivo alla rinuncia) è l’atto creatore dell’arte, la sua universalità, la sua forma”.

In copertina: Valerio Paolo Mosco, Kitsch, LetteraVentidue edizioni 2023, p. 145 € 9,90.