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Biennale Architettura 2023: uno sguardo generale tra delusioni e punte di diamante – di Maria Teresa Filetici

Biennale Architettura 2023: uno sguardo generale tra delusioni e punte di diamante – di Maria Teresa Filetici

Autore: Maria Teresa Filetici
pubblicato il 7 Settembre 2023
nella categoria Parole

The Blue Hour. Quel lasso di
 tempo immediatamente prima dell’alba o
del tramonto durante il quale il sole, da sotto
l’orizzonte, proietta una luce diffusa e il cielo
assume una vivida tonalità blu. Il paesaggio viene
avvolto da un’atmosfera ovattata e sospesa.
L’ora blu è talvolta caratterizzata da un
velato senso di malinconia o da un’atmosfera
che oscilla tra il sogno e il risveglio. Viene
anche considerata un momento di speranza

 
-- Lesley Lokko, Curatrice della 18.Mostra Internazionale di Architettura

Risultano quasi premonitrici le parole con cui Lesley Lokko apre Laboratory of The Future, la 18esima Biennale di Architettura nello spazio curatoriale dell’Arsenale:  l’esposizione infatti, che a seguito della pandemia,della guerra ancora in corso e delle continue crisi sociali e politiche mondiali odierne portava l’onere e l’onore di aspettative di rinnovamento, giovando inoltre di una curatela femminile, di origine africana e fuori dai giri di grandi incarichi professionali, ha mostrato invece un’energia malinconica e sfuggente.

“C’è poca architettura in questa Biennale di architettura” questo è stato il mio pensiero durante e al termine della fruizione dell’esposizione, che si è rivelata spesso superficiale e intellettualistica, con troppi video, troppi scritti autoreferenziali e frivoli.
Anatole France ha scritto che “tutti i cambiamenti, anche quelli più desiderati, hanno la loro malinconia, perché ciò che ci lasciamo dietro è una parte di noi. Dobbiamo morire in una vita, prima di entrare in un’altra”, ed è con questo messaggio di speranza che decido di soffermarmi sui lavori più significanti, edificanti e degni di nota.

PADIGLIONE DEL CILE
Non solo il più notevole per bellezza estetica, ma anche il più avvalorato di significato artistico e sociale, è Moving Ecologies, il lavoro curato da Gonzalo Carrasco e i Beals Lyon Arquitectos, ad aver catturato la, non solo mia, attenzione e fascinazione.  A partire dal lavoro di catalogazione delle specie endemiche e native che il Cile conserva nella Banca dei Semi della località di Vicuña, il Padiglione presenta una collezione di 250 sfere piene di semi protetti che saranno protagonisti del ripristino ecologico del futuro. Una Banca di Semi da proteggere nella speranza di recuperare i danni  fatti dalle rovine del mondo capitalista, e quindi semi che colonizzano il suolo altamente degradato, contaminato, incendiato e urbanizzato. Insomma, gemme di speranza che illuminano un futuro sperato in cui architettura ed ecologia camminano sotto braccio.

PADIGLIONE DELLA LETTONIA
Il progetto espositivo T/C LATVIJA (TCL) in collaborazione col Ministero della Cultura della Lettonia presenta  il supermercato come un fenomeno architettonico della moderna cultura del consumo, uno spazio labirintico e cunicolato, che offre ogni bene necessario ma fatto di carta, fake, presentato nel modo più appetibile e perfettamente catalogato e confezionato. L’idea è quella non solo forse di criticare il modello capitalistico del supermercato, ma anche di suggerirne una fruizione più consapevole del suo contenuto globale, un luogo dove riconoscere il mondo.

PADIGLIONE DEL BELGIO
La mostra “In Vivo” curata dallo studio Bento Architecture con la filosofa ed etnologa Vinciane Despret, si interroga sulle possibilità di utilizzo di materie vive in architettura. Tema molto presente sin dalla 17esima edizione della Biennale di Architettura che si interroga su come sia possibile ripensare l’architettura in un mondo in cui le risorse usufruibili sono in continuo esaurimento. La risposta la da il micelio,prodotto dai funghi, coloro che connettono il  nostro ecosistema, che fanno sì che micro e macro-organismi possano scambiarsi informazioni e quindi evolversi, mutare, resistere. Ecco quindi un’installazione fatta di legno, miceti e semplice terra. 

PADIGLIONE DEI PAESI BASSI
Plumbing the Systemè il nome del progetto di riconversione green del padiglione stesso curato da Jan Jongert di Superusee diretto daAric Chen per Het Nieuwe Istituut. Gli artisti hanno voluto vedere nella costruzione di questo padiglione ben più di un semplice luogo di dibattito ma bensì un laboratorio di sperimentazione di idee innovative, insomma un tentativo di cambiare il macrosistema previ interventi in micro-scala. Ecco quindi l’obiettivo di auto sostenibilità del padiglione attraverso l’inserimento permanente di un sistema di accumulo di acqua piovana. All’interno del progetto grande rilevanza viene data a Waterworks of Money dell’architetto Carlijn Kingmache disegna il flusso del denaro nella società come un acquedotto immaginario il cui andamento determina quali parti della società possono prosperare e quali sono destinate a inaridirsi.

PADIGLIONE DEI PAESI SCANDINAVI DI SVEZIA, NORVEGIA E FINLANDIA
Anche quest’anno Carlo Scarpa ha disegnato per il padiglione dei paesi scandinavi un luogo di accoglienza e di ritrovo inGirjegumpi: The Sámi Architecture Library, un progetto iniziato nel 2018 al cui centro c’è l’approfondimento dell’architettura e della lingua dell’ ultima popolazione nomade esistente sulla Terra, il popolo Sàmi, originario della Lapponia. Il progetto si presenta più come un vero e proprio campo nomade post-capitalistico che raccoglie e colleziona materiale della cultura Sàmi come oggetti di recupero, opere d’arte, foto e video. 

PADIGLIONE DEL GIAPPONE
Verso un’architettura da amare, concepire l’architettura come una creatura vivente” è il nome della mostra curata dall’architetto Onishi Maki. Il padiglione viene presentato come un essere vivente, respirante e movente di cui è importante prendersi cura, troviamo una distilleria di profumi disegnata da Atelier Tuareg nella quale vengono prodotti umori estratti dalle foglie trovate nei Giardini, troviamo la salita al piano sovrastante ricoperta in tessuto dalla designer Akane Moriyama e osserviamo la ripartizione dello spazio realizzato per portare acqua e luce all’interno di ogni angolo del padiglione.

PADIGLIONE DELL’URUGUAY
curata da INST/MAPA e Carlos Casacubertatroviamo la mostramostra In opera: scenari futuri per una legge forestale giovane’ un video drammatico che ha come protagonista una donna, l’avatar che rappresenta una legge emanata nel 1987 che ha concesso una forte deforestazione ambientale da allora. Il risultato di questo enorme cambiamento ambientale e sociale si è visto quest’anno in cui per la prima volta le esportazioni nazionali di cellulosa hanno superato quelle di carne. La riflessione è acida e si riflette in un rap incalzante che ripete “lo que escucho es un ruido, un ruido, un ruido” riferendosi al suono incessante di trivelle e macchine deforestanti.

PADIGLIONE DI ISRAELE
CLOUD-TO-GROUND curato da Oren Eldar, Edith Kofsky e Hadas Maor è il nome della Mostra al Padiglione Israele  che quest’anno si presenta chiuso, barricato,a  simboleggiare il rapporto che l’uomo ha con i dati e sulla loro gestione ed elaborazione, evidenziando la natura delle moderne reti di comunicazione dati e su come l’approccio stia diventando sempre più esclusivo e difensivo.

Anche quest’anno il Padiglione della Russia è chiuso mentre Piazza Ucraina passa dall’essere il campo base militare dell’anno scorso a “Before the Future”a cura di Iryna Miroshnykova, Oleksii Petrov e Borys Filonenko,un’installazione open air dove lo spazio si presenta verdeggiante e accogliente che ricorda non solo le fortificazioni realizzate nella regione di Kiev durante il X secolo che nei primi mesi di guerra hanno rallentato l’avanzata dell’esercito russo, ma anche un messaggio di speranza per il tempo avvenire.

Dal 20 maggio e fino al 26 novembre la Biennale di Architettura sarà aperta negli spazi dell’Arsenale e dei Giardini.

Foto: Domenico Iannotti