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“Architetti, architettura” – recensione di Mario Pisani

“Architetti, architettura” – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 22 Agosto 2023
nella categoria Recensioni Testi

Souto de Moura appartiene al filone individuato da Kenneth Frampton del regionalismo critico e oltre a numerosi premi nel suo Paese è stato insignito anche del Pritzker Prize nel 2011.

Ho avuto modo di apprezzare a Porto le architetture del noto progettista grazie a Michela Cannatà che con la sua compagna Fatima Fernandes realizza in Portogallo architetture di qualità. Oltre a mostrarci i capolavori di Alvaro Siza, con cui Souto de Moura ha collaborato per anni, ad iniziare dalle note piscine sull'Atlantico e dagli edifici della facoltà di architettura, dove si vive felici con ciò che è perturbante, ci ha illustrato con passione e nei dettagli le stazioni della metropolitana che sono tra le architetture più importanti e quelle che, ancora con Siza, hanno permesso loro di realizzare a Napoli la stazione Municipio. Tra il 1997 e il 2005 hanno lavorato sui circa 70 km della rete della metro oltre che sulle fermate. Il ruolo di Souto è stato quello del coordinatore, “di un ‘maestro’ che ha stabilito le regole per tutti gli altri, che hanno sviluppato i progetti puntuali”.

Una certa delusione l’ho invece registrata visitando la cappella realizzata in occasione della Biennale di Venezia, per il padiglione del Vaticano.

Oggi mi rigiro tra le mani, dopo la lettura, un libro che parte con fatica fino a giungere ai saggi finali. Del resto la denuncia lo stesso autore che preferisce il progetto alla scrittura. A conferma cita Maurice Merleau-Ponty quando sostiene che l’artista ha un solo mezzo per rappresentare l’opera su cui lavora. È farla.

Raccoglie una serie di testi brevi composti per le occasioni più diverse. Dalla famosa piscina di Leça da Palmeira dove oltre un’intensa citazione di Thomas Eliot rintraccia i presupposti nella Casa del Tè di Boa Nova, a una riflessione su Herzog & de Meuron, i progettisti che hanno studiato all’E.T.H. di Zurigo negli anni Settanta, quando il resto era un deserto e Aldo Rossi proponeva una metodologia rigorosa, evocando gli studi sulla tipologia e la morfologia della città. Da Alvaro Siza, definito architetto amorale, il cui lavoro non si riesce ad inserire in nessuna corrente teorica o di stile a Fernando Távora, il maestro della scuola di Porto, con un testo sulla nota torre innalzata nei pressi della cattedrale, con grande attenzione verso l’opera di Nicolò Nasoni.

Tra i più partecipati appaiono al sottoscritto gli edifici storici e il lavoro dell’architetto dove spiega puntualmente i problemi incontrati in occasione del recupero dell’edificio della Alfândega do Porto, ovvero la Dogana, e a Santa Maria do Bouro, un monastero che ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli e che è stato trasformato, con sensibilità e sicura capacità interpretativa, in un albergo. Sul tutto aleggia in filigrana la presenza di Mies van der Rohe e di Aldo Rossi, oltre ai capolavori dell’arte contemporanea realizzati da personaggi come Magritte e Beuys.  

Non è certamente un caso che il volumetto termina con una citazione di Nietzsche che afferma “abbiamo l’arte per non morire di verità”. A questa segue sarà forse per questa ragione che, nonostante tutto, continuo ancora a fare l’architetto.