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Venti pensieri sulla critica – di Luigi Prestinenza Puglisi 

Venti pensieri sulla critica – di Luigi Prestinenza Puglisi 

Autore: redazione
pubblicato il 4 Giugno 2023
nella categoria L'opinione di Luigi Prestinenza Puglisi

Critica (1)

La critica si occupa dei giudizi di valore. Scrivere di critica è dunque emettere giudizi.

Critica (2)

Ci sono molte attività più piacevoli della critica. Emettere giudizi provoca, infatti, reazioni  risentite.

Critica (3)

Anche se non si critica mai la persona, ma l'opera, il confine è molto labile. E gli autori si  immedesimano nelle loro opere. È inutile pensare a una scrittura critica che non si procuri nemici.

Critica (4)

Ogni autore cercherà di approfittare delle vostre critiche benevole attivando un circuito schizzato ma per voi, in fondo, positivo. Vi citerà infatti come un critico più importante, molto più importante di quello che siete ma solo per vedere la sua opera ingigantita dal vostro riconoscimento.

Critica (5)

Se le vostre critiche sono negative, per le stesse ma opposte ragioni, diventerete un pennivendolo di infimo ordine. E più l'autore dell'opera da voi criticata è mediocre, e quindi incapace di rendersi conto dei propri limiti, più le sue reazioni saranno deliranti.

Critica(6)

Si critica per determinare un cambiamento, la critica per la critica non esiste. Ogni critica è intimamente operativa.

Determinare un cambiamento non vuol dire cercare di cambiate l'artista o l'architetto, risultato alquanto improbabile. Ma cambiare se stessi, la propria visione dell'arte o dell'architettura. 

Critica (7)

Scrivere di critica è quindi scrivere soprattutto a se stessi: aggiornando continuamente il proprio modo di concepire l'architettura e l'arte.

Critica (8)

Un critico che non abbia questa tensione verso se stesso e che scriva teoremi già da tempo da lui confezionati, oltre ad essere inutile a se stesso, è noioso per gli altri.

Critica (9)

La scrittura critica ha due compiti: spiega e rilancia. Per spiegare è bene che sia scientifica, per rilanciare è bene che si muova sul versante poetico e metaforico.

Critica (10)

Un buon critico quindi decostruisce e stupisce, genera aperture.

Critica (11)

Guai se il critico gioca a fare l'artista. E tanto meno il curatore. Non è il critico che dice all'artista o all'architetto quello che deve fare. E se l'artista o architetto fa quello che gli dice il critico, è forse bene che pensi a cambiare mestiere.

Critica (12)

Non esiste differenza tra la storia e la critica, se non che la storia è più attenta alla ricostruzione dei fatti e la critica al loro giudizio. Ma poi è la critica che indica quali fatti selezionare e la storia che fornisce il materiale per esercitare il discernimento critico.

Critica (13)

Non esiste un metodo critico. Ma solo una critica al metodo, ai metodi.

Critica (14)

Il fatto che non esista un metodo critico, rende la critica più difficile e non più facile. L'incertezza richiede prudenza e attenzione.

Critica (15)

La buona critica, conosce i precedenti, ma sfugge da essi. Chi critica ricrea sempre il mondo daccapo. Ma lo fa apparire come se ci fosse da sempre stato.

Critica (16)

La critica è un giudizio e come tale deve essere condivisibile. Va costruita quindi per argomentazioni.

Critica (17)

La critica ricorre abbondantemente alla retorica. Tutti i grandi critici hanno sempre convinto prima il cuore e poi il cervello. Facendo invece credere al lettore che prima risponde il cervello e poi il cuore.

Critica (18)

La dimensione profetica è ineliminabile dalla critica. Si parla, infatti, di valori e non di fatti. E i valori sono costruiti con la sostanza dei sogni.

Critica (19)

Una buona critica è aderente al testo, lo marca stretto e non lo molla mai. Non c'è niente di peggio delle critiche generiche che potrebbero valere per qualsiasi opera.

Critica (20)

La critica riesce a restituire l'intenzionalità dell'opera. Sia quella esplicita, ciò che l'autore ha voluto dire, sia la implicita, ciò che l'autore ha comunque detto. Non accade mai che i due livelli coincidano.