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La Biennale…segni premonitori – di Luigi Prestinenza Puglisi

La Biennale…segni premonitori – di Luigi Prestinenza Puglisi

Autore: redazione
pubblicato il 11 Giugno 2023
nella categoria L'opinione di Luigi Prestinenza Puglisi

Ecco un estratto dell'articolo apparso 7 anni fa su l'Arca in occasione della biennale di Aravena e forse premonitore di questa biennale di Lokko.

Alejandro Aravena come Barack Obama, ha fatto convergere all’interno di un’unica visione le componenti più disparate: dalle minoranze oppresse delle post metropoli alle signore appassionate di diete e cibi macrobiotici; dai radical ai cultori  del neoregionalismo; dai giovani senza futuro a quelli che praticano lo yoga nelle palestre di New York e il futuro glielo garantisce papà ... Come Obama, è un grande politico e sa che per vincere bisogna proclamarsi innovatori e rivoluzionari annunciando di stare in prima linea: Reporting from the Front, è il titolo. E’ però, allo stesso tempo un avveduto venditore, che ha sempre un canale aperto con il potere. E non a caso è stato sempre premiato dall’Establishment.

“Una biennale rivoluzionaria e operaia” gridano estasiati gli ingenui critici, pronti a ingoiarsi ogni frottola. E una delle sciocchezze che si dicono è questa: che la biennale di un premio Pritzker non sia la biennale delle archistar. Errato: questa è la kermesse in cui si tratteggia un prossimo profilo delle archistar, come dovranno comportarsi per continuare ad esserlo. E, infatti, le più avvedute già si stanno organizzando, partecipando come invitati di rilievo a questo caravanserraglio delle Good Intentions.

A Venezia il nemico è una diversa estetica: delle forme fluide e innovative, del parametrico alla Zaha Hadid, degli oggetti tecnologicamente perfetti e sofisticati. Ai quali si oppone la bellezza del muro in mattoni, dell’intonaco sgretolato, dall’oggetto riciclato.  D’ora in poi, e per i prossimi dieci anni, la linea vincente sarà rappresentata dai pantaloni scuciti, dal pullover in lana grezza andina, dal cibo vegano, dall’orto urbano, dall’impegno sociale con birignao. Non è un male. Ma che Dio ci liberi da coloro che vorranno a tutti costi vedere in questa estetica per intellettuali in crisi di identità un segno indiscutibile dei magnifici destini e progressivi.  Io, da parte mia, continuerò ad andare al Mc Donald, a ordinare il mio doppio cheesburger.