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“Supermostra ’22” Osservatorio dell’architettura italiana – recensione di Mario Pisani

“Supermostra ’22” Osservatorio dell’architettura italiana – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 8 Dicembre 2022
nella categoria Recensioni Testi

Si è recentemente inaugurata a Roma, presso la Casa dell’Architettura, nell’ambito della giornata di studi Divers* ma uguali, Il mondo dell’architettura quale laboratorio e ricerca di percorsi innovativi per la parità di genere, una mostra che accoglie il lavoro progettuale di 22 studi provenienti da più parti d’Italia. Tra i segnalati Associates Architecture mostra una Cappella del Silenzio che mettendo in campo gli archetipi si nutre del rapporto con il luogo, un bosco nella valle di Botticino. Ad essa risponde M Pavillon, una piccola costruzione di 18 mq in un bosco di querce in Toscana, opera di Atelier LRA. Lo studio Bergmeisterwolf (gerd bergmeister e michaela wolf) propone invece villa ts, due corpi in legno tenuti insieme da uno zoccolo che si incastra in un forte declivio naturale affacciato sulle vigne, quasi un controcampo di Corsaro Architetti con Villa Ala ad Ostuni, una croce distesa al colmo di una collina. L’organizzazione di uno spazio aperto avviene con Marasma studio che attrezza un’area di 3000 mq in un albergo a Paestum e offre alla città isole ombreggianti dal sapore mediterraneo mentre Roccatelier Associati propone una abitazione che evoca gli etimi della decostruzione. Altri pregevoli interventi attestano la voglia di fare architettura.

Si possono trovare elementi comuni che giustifichino il nome della mostra? Forse l’auspicio di emulare per ottenere lo stesso successo mediatico di quella famosa del 1966 chiamata Superarchitettura, ovvero “l’architettura della superproduzione, del superconsumo, del supermarket, del superman, della benzina super” che venne organizzata da Adolfo Natalini con Toraldo di Francia, i fondatori del Superstudio, insieme al gruppo di progettisti “radicali”.

Prestinenza, nell’introduzione al catalogo della mostra che si propone itinerante, cita anche la Strada Novissima organizzata da Portoghesi per la Biennale di Venezia. In essa sono presenti Gehry e Koolhaas agli esordi e ha rappresentato un punto di svolta per l’architettura non solo in Italia. ll ‘22 di questa titolazione sta a testimoniare la volontà di continuare nel tempo e presentare, anno dopo anno, nuovi studi che si affacciano alla ribalta.

Nasce spontaneo chiedersi se quelli messi in campo per l’occasioni presentino realmente le opere più significative di ciò che si muove sotto i radar e si apprestano a volare alto, come i protagonisti scelti in laguna. Ed ancora, quali sono stati i criteri che giustificano la presente selezione? L’equilibrio tra i generi? La provenienza da più parti d’Italia? L’attenzione allo spazio di zeviana memoria in realtà non citato da nessuno? I linguaggi, uno diverso dall’altro in una sorta di Babele che attesta l’esperanto di questa fase dell’architettura?

Tra le poche iniziative meritorie degli anni del regime vale la pena ricordare le selezioni regionali che erano alla base della metodologia d’approccio della Quadriennale di Roma perché hanno contribuito al rilancio dell’arte in Italia. Gli ordini professionali, regione per regione, potrebbero sostenere con selezioni e premi mostre della migliore produzione locale per poi arrivare a quella in grado di attestare la produzione nazionale capace di testimoniare il cambiamento in atto in architettura. Esiste la necessità di presentare questa sorta di araba felice, superando ideologie e tendenze, pregiudizi di genere e di età, per mettere in mostra i progetti innovativi, sensibili ai luoghi dove intervengono, attenti ai consumi di energia e alla ricerca di nuovi materiali.

Quelli presenti a Roma possono essere un inizio. Esprimono una pluralità di linguaggi e quindi di ricerche espressive. I loro lavori denunciano anche come le istituzioni centrali e locali siano disinteressate all’architettura, soprattutto a quella messa in campo dalle giovani generazioni. Queste invece dei concorsi scelgono ancora, come dimostra la politica del sindaco Gualtieri a Roma, come interlocutori le espressioni dello star system che stenta a rigenerarsi per offrire nuove narrazioni. In altri luoghi le società di ingegneria che propongono stanche soluzioni spesso basate unicamente sulla quantità.  L’architettura italiana, come in altri periodi storici, ha dimostrato di saper proporre ben altre proposte.

In copertina: A cura di Ilaria Olivieri e Luigi Prestinenza Puglisi, Supermostra ’22 Osservatorio dell’architettura italiana, LetteraVentidue, Siracusa 2022, p. 144 interamente a colori €18.