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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – DICEMBRE 1972 – di Arcangelo Di Cesare

#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – DICEMBRE 1972 – di Arcangelo Di Cesare

Autore: Arcangelo Di Cesare
pubblicato il 2 Dicembre 2022
nella categoria Cronache e storie di Arcangelo Di Cesare

È di pochi giorni fa la notizia che nel mondo siamo arrivati a 8 miliardi di abitanti. Quando il giovane Architetto Kyonori Kikutake pubblicò il suo “Mass-housing manifesto”, negli anni ’70, eravamo “solo” in 3,7 miliardi; il problema era, e lo è ancora, come contrastare questa enorme, continua ed esponenziale crescita.

Negli anni l’urbanistica ha cercato soluzioni nella città-territorio, sul modello di Broadacre City, o nella ri-concentrazione urbana, tipo il grattacielo alto un miglio, ma il sistema che si continua a perpetrare nelle nostre città è l’unico inammissibile: dilatazione illimitata di una periferia che non risolve la dimensione quantitativa, divora il suolo ed è assolutamente priva di qualità.

Il progetto di Kikutake riprendeva l’idea Wrightiana dell’albero; gli abitanti, nella poetica dell’Architetto, erano paragonati ad uccelli posati sui rami. Nella sua megastruttura, ogni sottogruppo, composto da un massimo di 5 piani, era pensato come un albero. Gli elementi a torre potevano avere forme e raggruppamenti diversi. Il nucleo dell’organismo era uno spazio semi pubblico: una sorta di piazza estesa per l’altezza dei 5 piani e attrezzata per gli impianti di uso collettivo e per la vita sociale di tutti. Una sorta di “mini condominio” ogni 5 piani.

Ogni albero alto dai 20 ai 25 piani piani, conteneva circa 180 alloggi per un totale di circa 720 persone. Su una superficie di circa 40 ettari si riuscivano ad avere circa 20 torri per un totale di 14.400 persone con una densità di 360 persone per ettaro, occupandone però solo il 9%.

Rileggere, cinquanta anni dopo, l’idea di Kikutake può essere esercizio interessante.

La possiamo giudicare come si vuole, ottima o troppo schematica, nuova o vecchia, utopica o realizzabile ma la sua importanza stava nel fatto che sottolineava un problema indilazionabile dell’epoca, quello di inventare una tipologia strutturale per l’habitat di una civiltà di massa.

Abbiamo fatto passare molto tempo, abbiamo creato città dormitorio e continuato a costruire case che pensavamo essere più “umane” ma che si sono rilevate dei disastri sociali; non abbiamo dato mai uno spazio ad una qualsiasi idea che per anni abbiamo bollato come “utopia” perchè pensavamo di aver capito tutto. Kikutake nell’ultima sua conferenza rivolto agli astanti disse: “Sei venuto ad ascoltarci, ma per favore non pensare di avere capito, non pensare di aver capito mai”.