presS/Tletter

presS/Tletter

#PRESSTLETTER #CRONACHE E STORIA – NOVEMBRE 1972 – di Arcangelo Di Cesare

#PRESSTLETTER #CRONACHE E STORIA – NOVEMBRE 1972 – di Arcangelo Di Cesare

Autore: Arcangelo Di Cesare
pubblicato il 16/11/2022
nella categoria Cronache e storie di Arcangelo Di Cesare

Il numero di novembre 1972 della rivista, il 205, è un fascicolo speciale realizzato per ricordare il terzo anniversario dalla morte dell’Architetto Ernesto Nathan Rogers.

È dedicato agli esordi, alla formazione, alle prime opere e all’azione intellettuale svolta durante il fascismo, fino a quel piccolo, ma straordinariamente evocativo, Monumento ai Caduti nei campi di sterminio che concludeva il primo ciclo del suo itinerario e dei BBPR.

Erano gli anni in cui molti aderirono al fascismo: chi non aderì quantomeno vi collaborò e la ragione, non la giustificazione, era da ricercare nell’intimo bisogno di qualsiasi architetto di far aderire le proprie idee alla realtà delle tre dimensioni.

Inizialmente il fascismo fu visto come una rivoluzione; ben presto tutti, chi prima chi poi, si accorsero che esso non era rivoluzione ma reazione, e finirono con il discostarsi dal regime con esiti più o meno tragici. Sarà comunque in questo periodo che nasceranno alcuni dei capolavori del Razionalismo italiano, grazie a quell’incondizionata fede nell’architettura, a quell’agganciarsi frenetico all’idea, al mito di uno “Stile” e a quella lotta senza risparmio per la qualità formale.

Ritroviamo tutto questo anche nelle prime opere di Rogers e dei BBPR, poi la seconda guerra mondiale costituisce uno spartiacque importante nel loro percorso, obbligando Rogers a rifugiarsi in Svizzera per salvarsi da quell’ineluttabile destino a cui non riuscì a sottrarsi l’amico e socio Banfi, che trovò la morte nei campi di sterminio tedeschi.

La seconda parte della produzione architettonica dei BBPR non fu più all’altezza degli esordi e seppure alcune opere ebbero una discreta fortuna critica, e penso alla Torre Velasca, allo show-room Olivetti a New York o al museo del Castello Sforzesco, fu dovuto più alla grande personalità, e alle influenze, di Rogers che alla originalità delle opere stesse.

Gli anni ’50 furono anche e soprattutto il momento in cui Rogers attraverso la direzione di Domus (ereditata da Giò Ponti) e più tardi di Casabella-Continuità, s’impose come il capofila della transizione della cultura italiana dal Razionalismo degli anni ’30 agli orientamenti più attuali e poco gli importò che questi nuovi orientamenti, di fatto, riguardarono solo una “parte” della produzione architettonica del periodo.