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Pollock Rothko Il gesto e il respiro” – recensione di Mario Pisani

Pollock Rothko Il gesto e il respiro” – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 16/11/2022
nella categoria Recensioni Testi

Ho avuto modo di incontrare l’arte di Toti Scialoja in occasione di Parco Centrale, l’iniziativa dell’Estate Romana negli anni di Renato Nicolini assessore alla cultura. A via Sabotino, nella promenade architettonica messa a punto da Franco Purini, comparve una sua tela davvero spiazzante. La ricordo perché in questo libro l’artista romano torna come amico di Rothko e protagonista della pittura di superficie. Oltre che mentore dell’autore e importante ispiratore del suo percorso artistico.

L’incipit del testo è costituito dallo straordinario ciclo di affreschi realizzato dal Beato Angelico nelle celle del chiostro del convento di san Marco a Firenze, un trionfo di luce radiante intesa come luce divina (Argan). Quella sostanza colpisce Rothko proprio nel momento in cui il suo lavoro sta cambiando di passo e si appresta a raggiungere risultati inediti che ancora oggi suscitano meraviglia. Pollock invece non ha mai attraversato l’Atlantico e non ha potuto vedere i quattro marmi dipinti sotto la Madonna delle ombre, pittura pura che certamente lo avrebbero potuto influenzare.

Il testo, meditato e esaustivo, si inoltra nella vita e le esigenze per certi tratti opposte, in altri in sintonia, dei due protagonisti che sono riusciti a invertire l’asse della pittura americana: da Parigi a New York. Lo hanno fatto grazie alle radici, la nascita e gli effetti di due modi di intendere l’arte, posti realmente in territori diversi.

Partendo da luoghi posti agli antipodi, dopo un lungo pellegrinare giungono a NY dove accadono le cose per conquistare la fama. Entrambi appaiono in una foto del 1950 che ritrae gli artisti astratti americani The Irascibles pronti a dare l’assalto al Metropolitan Museum of Art per le scelte sull’arte contemporanea. Nel lungo viaggio verso la notorietà sono riusciti a sopravvivere alla depressione grazie ai provvedimenti per l’arte voluti da Roosevelt, alla guerra e al maccartismo. Hanno vissuto situazioni incredibili, matrimoni fallimentari, sbornie e cazzottate. Hanno condiviso amici e galleristi ad iniziare dalla famosa Peggy Guggenheim. Hanno esposto insieme, frequentato gli stessi critici d'arte, bevuto fiumi di whisky.

Rothko, a cui si adatta alla perfezione nulla dies sine linea per la caparbietà con cui va alla ricerca della perfezione, nella sua lenta e continua ascesa fino al capolavoro della Rothko Chapel, che purtroppo non è riuscito a vedere completata, va alla ricerca di una pittura capace di respirare. Pollock, il cui percorso si può intendere dalla frase: «Io litigo col surrealismo e con l’arte astratta come si litiga con il padre e la madre: riconosco le mie radici ma insisto nel mio dissenso. Io sono loro, e completamente indipendente da loro». A ciò si aggiunge la sua depressione che lo avvolgeva fino a giungere alla disperazione che si intreccia con la continua inesauribile ricerca della perfezione del gesto che tocca l’inesprimibile. Entrambi essenziali per comprendere, proprio attraverso il gesto e il respiro, come si è evoluta la pittura nel nostro tempo ed è stata in grado di narrare le angosce, i tormenti ma anche gli squarci di verità che permettono di intravedere “così vicini e così lontani” i nuovi orizzonti all’uomo contemporaneo.

Li accomuna una morte tragica. Eppure Jackson Pollock e Mark Rothko non potrebbero avere linguaggi più diversi. Il primo diceva «Io sono la natura», e attraverso il dripping ha cercato l'espressione di sé. Il secondo ha inseguito il silenzio, la luce, il vuoto del non sé. Entrambi essenziali per comprendere il nostro mondo. Quest’ottimo libro ci permette di capirlo.