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“L’immaginario delle rovine Da Piranesi al Moderno” – recensione di Mario Pisani

“L’immaginario delle rovine Da Piranesi al Moderno” – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 27/11/2022
nella categoria Recensioni Testi

Appare realmente convincente la motivazione che riflette sulla necessità di intervenire, con un’ampia e dettagliata pubblicazione, sull’argomento: L’immaginario delle rovine. Occorre una decodifica delle presenze e dei frammenti del passato e di ciò che riguarda i lasciti della Storia, reinterpretati con uno sguardo libero e innovativo, capace di andare oltre il ricorso delle riproposizioni in stile. Ruota attorno a questa premessa il ragionamento dell’autore che passa in rassegna le teorie elaborate da Piranesi ai nostri giorni partendo dall’incipit proposto da Gustav Mahler: la tradizione è custodire il fuoco, non adorare la cenere.

Lucio Altarelli, già Ordinario di Composizione Architettonica e Urbana a La Sapienza, ha insegnato Composizione Architettonica e Architettura degli Interni e Allestimento, partecipato a mostre e a concorsi, pubblicati sulle riviste specializzate, scritto libri e saggi sui Paesaggi dell’architettura (1998); Architetture residuali (1999); Light City (2006); Il sublime urbano. Architettura e new media (2007), oltre che sul tema in questione sul quale ha tenuto convegni e laboratori di sintesi finale.

Le rovine rappresentano nella sostanza un tempo ritrovato che dal presente giunge al passato, o per dirlo con Georg Simmel, “tra il non ancora e il non più”. Lo segnala anche Salvatore Settis: «le rovine segnano sì un’assenza, ma al tempo stesso incarnano, sono una presenza, un’intersezione tra il visibile e l’invisibile. Ciò che è invisibile (o assente) è messo in risalto dalla frammentazione delle rovine, dal loro carattere “inutile” e talvolta incomprensibile, dalla loro perdita di funzionalità. Ma la loro ostinata presenza visibile testimonia, ben al di là della perdita del valore d’uso, la durata, e anzi l’eternità delle rovine, la loro vittoria sullo scorrere irreparabile del tempo. Memoria di quel che fummo, le rovine ci dicono non tanto quel che siamo, ma quello che potremmo essere. Sono per la collettività quel che per l’individuo sono le memorie d’infanzia: alimentano la vita adulta, innescano pensieri creativi, generano ipotesi sul futuro».

Nella riflessione Giovanbattista Piranesi svolge un ruolo da protagonista. Ad iniziare dalla Forma Urbis, dove mette in scena l’infranto, l’illustrazione dei resti marmorei che raffigurano una traccia incompleta e sepolta che incarna la decomposizione dell’unità perduta, i precetti albertiani di concinnitas e di finitio. Le Carceri invece testimoniano il luogo cavernoso ed oscuro dove trionfa la tortura, con i suoi apparati destinati ad infliggere dolore. Un luogo da cui è impossibile evadere in quanto labirintico e senza fine. L’autore ci ricorda che l’invenzione piranesiana del Campo Marzio non è la Roma antica, ma la prefigurazione della città dell’avvento: l’illuministica “Città foresta”, la città senza gerarchie né centro e, quindi, praticamente illimitata.

Particolarmente interessante l’aggiornamento sull’argomento attraverso la riflessione di personaggi come Aldo Rossi e Paolo Portoghesi. Per il primo la Città analoga rinvia, come in un gioco di specchi, alla Veduta di fantasia con ponte di Rialto e la basilica di Vicenza, un Capriccio di Canaletto, del 1756, che raffigura un’immaginaria città della Repubblica veneziana come un collage fantastico di architetture realizzate ed altre solo progettate. Quella “trasposizione geografica dei monumenti” operata da Canaletto appartiene pienamente ai meccanismi immaginativi che disciplinano la progettazione. Portoghesi nella Via Novissima chiama a raccolta architetti provenienti da diversi Paesi e impianti culturali, che non appartengono alla stessa tendenza, ma la Presenza del Passato promuove l’accreditamento internazionale del Postmoderno e il superamento delle narrazioni del Movimento Moderno per mettere in campo una città discontinua, «dai molteplici linguaggi e stratificata nelle sue diverse opzioni».  Il passo successivo avviene con il progetto per il Casale di Gregna dove propone un nuovo insediamento ispirato ai moduli insediativi della Roma sistina e all’idea della città policentrica (in sideris forma) ad essa sottesa. L’ossatura viaria è costituita da una triangolazione di strade carrabili e pedonali a servizio delle aree edificatorie.

La corretta conclusione di queste riflessioni consiste nell’individuare la differenza tra le rovine e le macerie. Queste ultime rappresentano l’atto terminale di una storia giunta al capolinea e che non ammette ulteriori sviluppi. «Le macerie registrano una fine e non prevedono un inizio, a differenza invece delle rovine che, attraverso i loro contenuti e suggestioni alimentano l’immaginario e rappresentano il viatico verso un possibile percorso creativo».

In copertina: Lucio Altarelli, L’immaginario delle rovine Da Piranesi al Moderno, LetteraVentidue Edizioni Siracusa 2022, p. 256 con numerose foto in b. e n. € 18.