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CONTRO L’EMOZIONALISMO (o il “POTENTISMO”) – di Guido Aragona

CONTRO L’EMOZIONALISMO (o il “POTENTISMO”) – di Guido Aragona

Autore: Guido Aragona
pubblicato il 10 Novembre 2022
nella categoria Diagonali di Guido Aragona

Nel linguaggio corrente sta entrando sempre più l'abitudine, come giudizio favorevole su un'opera, la definizione "potente".

Di solito l'affermazione è perentoria, semplicemente definita dall'aggettivo. "POTENTE!" (che un po' mi ricorda anche il terrunciello di Abatantuono, forse diceva anche lui "putient'!").

Scherzi a parte è una cosa significativa, e sarebbe sbagliato limitarsi ad uno sfottò. Se è un modo diffuso, significa che corrisponde ad un certo spirito del tempo, ad una certa visione del mondo diffusa. Come sempre l'estetica (dall’etimo greco, “ciò che riguarda i sensi”), è sempre la spia esterna di qualcosa di più profondo.

In fondo la cosa si può ritenere riconducibile ad una variante dell'estetica del Sublime. E fin qui non molto di nuovo.

Però oggi la cosa ha risvolto un po' diverso. Ai tempi in cui venne coniata questa estetica (Burke 1757, riprendendo il vecchio trattato ellenistico dello Pseudo Longino) esisteva un razionalismo e un meccanicismo quasi soffocante,  una tradizione classica molto forte, e divenuta troppo formale, codificata, rigida. Tutto ciò forniva un substrato che rendeva quasi necessario qualcosa di diverso,  

Oggi invece siamo in una condizione di dover al contrario recuperare elementi di razionalità minimi, che appaiono del tutto abbandonati.

I mass media che da almeno 50 anni esercitano una influenza senza precedenti sulla popolazione (in maniera molto potente, qui si può dire) favoriscono - per loro stessa natura - la comunicazione emotiva contro quella informativa, razionale e critica. Dalla pubblicità alla informazione di propaganda, è quasi tutto un far leva sulle emozioni e per far leva sulle emozioni devi essere potente.

La Fisica definisce la potenza come "energia trasferita nell'unità di tempo". Sarebbe interessante un lavoro di semiologia che definisca la "energia semiotica" (potenza semiotica), ma intuitivamente possiamo immaginare che la potenza del messaggio/massaggio mentale dipenda da una simultaneità di utilizzo di simboli, segnali, di impatto, che è appunto tipico delle pubblicità e di ogni messaggio che fa leva sulle emozioni. Questo riferimento al tempo è molto importante. La critica d'arte, secondo tradizione, non tiene conto del tempo di fruizione dell'opera, che si considera in qualche modo indeterminato, in un tempo virtualmente eterno. Invece i mass media impongono di fatto un tempo limitato per ogni messaggio, e tanto più limitato quanto più il supporto della comunicazione è appetito perché con maggiore diffusione. Una pubblicità televisiva è costretta ad essere "potentissima" perché il suo messaggio, per quanto banalissimo ("comprami") deve colpire in pochi secondi.

Ecco perché dovremmo stare in guardia ogni qualvolta cediamo all'aggettivo "POTENTE" come definizione positiva ed esaustiva della bontà di un'opera, o di un'operato.

Rivela una mentalità tecnocratica. La Tecnica è per definizione una manifestazione di potenza. La Tecnica sta divenendo una sorta di divinità

La potenza può essere anche usata bene o male, ma non importa, in questa visione in cui l'unica realtà è la volontà di potenza. Se è più potente allora è migliore. Fine della questione.

Personalmente mi oppongo a questa visione, che trovo molto molto simile a quelle che cento anni fa hanno portato a devastanti totalitarismi.

Oggi la Resistenza al neototalitarismo non può fare a meno della resistenza all'emozionalismo, che è la sua estetica per le masse.