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“Rondò per giardini Storie di giardini e altre storie” – recensione di Mario Pisani

“Rondò per giardini Storie di giardini e altre storie” – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 25/10/2022
nella categoria Recensioni Testi

Sono anni in cui la concentrazione in poche mani di grandi case editrici ha comportato il fatto che meno libri possano circolare. Se si esclude quelli prodotti dalle prime, presenti in massa in tutte le librerie. Ne consegue che l’interesse a promuovere e diffondere il libro non attiene alla sua qualità, piuttosto ai dati sulle vendite. Questa situazione di fatto esclude dal mercato un gran numero di autori e, di conseguenza, di lettori interessati alla ricerca e alla sperimentazione piuttosto che ai testi banali che circolano normalmente. Ciò spiega la nascita di numerose case editrici, considerate minori, non per la qualità della produzione, ma per i dati delle vendite, sempre più legati alla pubblicità su tv e grandi organi di stampa che le “piccole” non possono permettersi, insieme alla diffusione del libro che, anch’essa, ha raggiunto costi proibitivi.

Tra le “nuove” mi preme segnalare il formichiere di Foligno. Grazie a Marcello Cingolani riesce a produrre opere che meritano attenzione, come questa che segnalo, per la serie Orti e giardini, diretta da Cristiana Mancinelli Scotti. L’editore ha compiuto tutta la gavetta, passando dalla distribuzione porta a porta e in luoghi inusitati alla produzione. Faticosamente e senza alcun sostegno che non sia quello dei suoi estimatori.

Rondò per giardini Storie di giardini e altre storie, prendendo spunto dalle ballate dei compositori di musica profana, include composizioni di varia natura e narra un possibile percorso compiuto dai giardini nel corso della storia. Lo fa, perdendosi tra i numerosi parchi – rifugi sacri - esplorati iniziando e finendo con Venezia, o meglio ancora con la Giudecca, senza ignorare quadri e incisioni, realizzate da numerosi artisti, che riguardano quei piacevoli parterre.

Il testo scorre mescolando sapientemente ricerche negli archivi e in biblioteca insieme a visite sul campo, attraverso l’Europa delle grandi dimore nobiliari, come la Finca de la Moratalla in Andalusia, con ben undici patios, acquistata dal duca di Segorbe che l’ha salvata dall’incuria e l’abbandono. 

L’incipit non può che essere ai giardini della Reggia di Versailles, con l’intervento della regina Maria Antonietta che realizza in Europa il primo giardino all’inglese. Richard Mique è l’architetto e Hubert Robert il pittore. Robert des ruines per la capacità di ritrarre paesaggi con rovine. Si passa a Napoli dove John Andrew Graefer si appresta a mettere a punto il nuovo giardino nell’immensa reggia di Caserta dove si trova la famosa Camelia japonica. A Nelson, che aveva riconsegnato il regno ai Borboni, dopo i moti rivoluzionari, arriva in dono con il titolo di duca di Bronte un feudo in Sicilia, rimasto fino agli anni Ottanta di proprietà della famiglia, con boschi, “un vigneto di qualità e un meraviglioso aranceto”.

In quegli stessi anni il Piermarini, progettista della Scala, con la cattedra di Architettura all’Accademia di Brera, si occupa di quelli del Parco di Monza, con un giardino paesaggistico dove sperimenta nuove categorie sotto il segno della sensibilità, del pittoresco e del sublime.

Venezia, come ci spiega l’autrice, è realmente una città giardino, ad iniziare dalla sua planimetria dove le piazze portano ancora il nome di campi perché un tempo lì si coltivavano ortaggi e alberi da frutta. Lo testimoniano le tele del Carpaccio, Bellini, Lotto e Veronese che mostrano le chiome degli alberi che spuntano dagli orti-giardini, necessari per trattenere la terra, evitando che torni alla zona melmosa in pasto alle maree. 

Oltre alle testimonianze di Plinio il Giovane si passa ai giardini descritti dall'umanista Andrea Navagero, amico di Bembo, per giungere alle ville progettate da Andrea Palladio, fonte di ispirazione per quelle spagnole, egregiamente descritte, e di quel filone che dall’Inghilterra giunge negli Stati Uniti. Una vera chicca, per chi ha amato l’altra modernità, è costituita dalla Scarzuola di Tomaso Buzzi, con la replica del giardino cinquecentesco simile a quelli descritti da Polifilo nella famosa Hypnerotomachia Poliphili.

Tonini, autrice con Marta Salimei anche di altri testi che vale la pena conoscere: Adagio per giardini. Passeggiate romane nel verde e, Toccata e fuga. Borghi e giardini nel paesaggio laziale, annota: «Pergole, reperti antichi, statue, fontane, disegnano prospettive multiple e ingannatrici che conducono il visitatore al piccolo lago dal quale affiora un vascello di pietra dalle pareti interne spoglie e sbozzate, dove l’architetto, divino mondano, veniva a rinfrescare il proprio spirito, a esercitare il romano otium cum dignitate». “Nel mondo potevo indossare mille maschere, alla Scarsuola: sono nudo”. E a chi non piacerebbe quello stato in un paesaggio così seducente?

In copertina: Ida Tonini, Rondò per giardini Storie di giardini e altre storie, il formichiere, Foligno 2022 p. 120 €12,00.