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“Napoli scontrosa” – recensione di Mario Pisani

“Napoli scontrosa” – recensione di Mario Pisani

Autore: redazione
pubblicato il 07/10/2022
nella categoria Recensioni Testi

Il disegno di un brano urbano dove spicca il campanile di San Lorenzo Maggiore, realizzato dall’autore e appena acquarellato per distinguerlo dall’intorno, appare sulla copertina del volume. Un incipit che invita alla lettura delle oltre cinquecento pagine di questo intenso volume dove i testi si rincorrono offrendoci un’immagine inedita, calda ed intrigante non solo di Napoli. Infatti un brano descrive un salto a Parigi per una partita di calcio e un altro in Israele.

Giunto all’ultima pagina mi piace tenere il libro accanto e aprirlo a caso alla ricerca dei segni a matita che ho lasciato. Alcuni versi tratti da una poesia: Tutto era bello. Tutto/era immerso in una pura, fredda luce:/ Ma al solito i miei pensieri/ hanno preso a vagare. Dovevo risolvermi / a vedere quello che stavo vedendo/ e niente altro. Una frase particolarmente incisiva: ogni impedimento è un’occasione. Una riga che mette in moto la molla del ricordo: Palazzo Donn’Anna e un’intervista a Michele Capobianco che allora aveva lo studio in quell’edificio incompiuto.

Vargas ammalia con la sua scrittura e i centocinquantotto brani scorrono come fossero i dettagli di una grande tela che si percepisce interamente solo giunti alla fine. L’attuale ritratto di Napoli madre e matrigna che seduce e respinge, che ti prende l’anima e la getta in un abisso o l’innalza al cielo corrucciato.  

Il viaggio del flâneur inizia nel 2017, grazie ad una rubrica che appare sulle pagine di la Repubblica per l’edizione di Napoli, e giunge fino all’aprile del 2022.

Mescola in modo inusitato e con sicurezza architettura, arte, storia, cronaca e poesia, paesaggio e soprattutto lo scorrere della vita della gente ritratta con gesti essenziali. Senza ignorare ciò che avviene attorno: gli immigrati, il covid, la guerra lontana eppure così vicina da avvertirla sulla pelle in una spasmodica attesa della pace.

Non è la prima volta che l’autore si misura con un testo letterario e come in Racconti di architettura anche in questa occasione ciò che conquista e costringe a non abbandonare la pagina scritta è il suo canto d’amore, un bolero che parte piano, a volte sussurrato lievemente, in altre pronunciato con chiarezza e poi quasi urlato con rancore, come il canto di Petra Montecorvino destinato a questa città.

Ho avuto modo di conoscere l’autore qualche decennio or sono e di visitare e scrivere delle sue architetture come la bella casa “pompeiana” realizzata per un costruttore e pubblicata su L’Arca e quelle a schiera più recenti e poco distanti da Aversa. Ho apprezzato i suoi progetti e conservo ancora il rammarico per uno di loro: l’ampliamento di un cimitero di un borgo in quella che è una vera e propria città regione perché nonostante fosse il vincitore del concorso l’opera, come troppo spesso accade, non si è mai realizzata. Con Vargas ho scoperto ed apprezzato la vite “maritata” da cui si ricava l’asprino, un vino pungente che dona refrigerio nelle calde estati. Appare all’improvviso con i suoi muri verdi e traforati in terra di lavoro. La sua storia è narrata in un articolo impreziosito da belle foto e suggestivi disegni su Abitare la Terra.

Qui l’antico si intreccia con il contemporaneo e l’autore non trascura nulla per mostrarci gli aspetti noti e meno noti di Napoli scontrosa ricca di scrigni oppressi dalla crosta edilizia con puzza di cipolla e erbe infestanti che crescono negli interstizi dei gradoni e del basolato e dove ogni cosa accade perché si inneschi una rielaborazione e un processo.

Del resto non è per questo che si ama questa città?

In copertina: Davide Vargas, Napoli scontrosa, i Fari, La nave di Teseo, Milano 2022, p. 504 con alcuni disegni dell’autore in b. e n. €25.00.