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La pittura: un campo fertile per incontrarsi – di Gianna Panicola

La pittura: un campo fertile per incontrarsi – di Gianna Panicola

Autore: Gianna Panicola
pubblicato il 18/07/2022
nella categoria Parole

La pittura: un campo fertile per incontrarsi 
Artè Studio Gallery Gaeta – Palermo, 1 giugno 2022

“Tutti i corpi sono uguali di fronte alla luce e loro modificazioni risultano da questo potere luminoso che costruisce a suo piacimento. Noi non conosciamo tutti i colori e ogni uomo ne inventa di nuovi. Ma il pittore deve innanzi tutto rappresentarsi la propria divinità, e i quadri ch’egli offre all’ammirazione degli uomini conferiranno loro la gloria di esercitare momentaneamente la propria divinità. Occorre per questo abbracciare d’un colpo d’occhio: il passato, il presente e l’avvenire”.

Guillaume Apollinaire

Incontrare Antonino Gaeta al suo studio, è fermarsi a pensare in un mondo che corre velocemente, assaporare il piacere della lentezza, alternando conversazione e contemplazione. È scomparso questo piacere, bisogna riconquistarlo. Gaeta lo sa e invita a farlo, con la sua pittura meditata, con il suo discorrere calmo e pacato. Mi racconta di “Equilibrio aureo”, la sua nuova personale alla Beniamin Art Gallery, in Via Pulvirenti, a Catania, conclusa il 9 giugno. Mentre parla, io sfoglio il catalogo, all’interno l’interessante saggio critico di Franco Nocera, suo maestro di Pittura, presso l’Accademia delle Belle Arti di Palermo. Sono passati sette anni dalla sua ultima personale nella storica Galleria di Franca Prati dove avvenne il nostro primo incontro, tra le coloratissime e futuriste tele-tavole.

“Equilibrio aureo” nasce proprio da una necessità interiore, attinge ad elementi della realtà della conoscenza; il susseguirsi dei drammatici eventi che hanno profondamente segnato la nostra esistenza; i sacri poteri spirituale, papale sempre più lontani e diffidenti. Si configura come un grande ciclo pittorico che ha nel rettangolo il suo formato simbolico, il cosiddetto rettangolo aureo, da sempre preferito da Gaeta. Le caratteristiche figure allungate, accentuate dal verticalismo dello spazio, ognuna a suo posto, occupa una posizione di rilievo. Sono, in un certo senso, “equilibrate”, necessitano un posto e cercano di trovare una pace. Ai pieni si alternano vuoti, corpi incompleti, non finiti per scelta, con scritte accennate, altre incise, graffiate come a voler sottolineare le irregolarità, le mancanze, le ingiustizie. Nessun soggetto si oppone all’altro, così è nel suo studio. Ogni opera pittorica, scultorea, ogni oggetto vive in comunione e si racconta. Per Gaeta tutto si assimila, si mescola e si arricchisce di citazioni colte. 

A. G. “Un equilibrio che nasce da questa riflessione, da questa ricerca costante di un equilibrio con se stessi e con quello che ci sta attorno. E’ anche significativo il fatto che a me piace questa coincidenza degli anni, dall'ultima personale da Franca a questa di quest'anno. Perché ogni sette anni sia tutte le tradizioni spirituali ma anche per la scienza, ogni sette anni il corpo rigenera le proprie cellule. Quindi mi piaceva questo momento quasi magico dove con il corpo e attraverso questi cicli, affrontiamo una nuova sfida, una nuova faccia dell’esistenza. È un equilibrio interiore ed esteriore, questo rapporto che c'è tra macro e micro, cioè una corrispondenza continua e noi siamo fatti di questa ricerca costante. Equilibrio quasi quotidiano perché se non avessimo questo equilibrio quotidiano saremmo solo una necessità interna”.

Conservare la memoria che ha nella pittura il suo mezzo più potente, i mestieri antichi intrisi di colori, di sapori, di poesie. “Si riparano i sogni”, “Civico 23”, “Il venditore di caramelle” dai rossi, rosa, verdi acidi, segnati da bianche cancellature, annunciano la fine di un’epoca che Gaeta ha volutamente rappresentato con humour e quella verve che lo contraddistingue. Ci alziamo e ci avviciniamo con il nostro affezionato calice di vino, al cavalletto dove un’opera appena iniziata, è in stato di attesa: “Sarde e bottarga”.