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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – APRILE 1972 – di Arcangelo Di Cesare

#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – APRILE 1972 – di Arcangelo Di Cesare

Autore: Arcangelo Di Cesare
pubblicato il 02/06/2022
nella categoria Cronache e storie di Arcangelo Di Cesare

Il fascicolo di Aprile 1972 è dedicato agli esordi di un Architetto Americano, Michael P. Johnson, che negli anni 70, su invito di Paolo Soleri, abbandonò il freddo del Wisconsin per trasferirsi nel deserto dell’Arizona a Cave Creek. Guardando a ritroso i suoi progetti si notano due poli apparentemente distanti:  le sue prime opere, che risentono della grande influenza dell'opera organica di Frank Lloyd Wright, sono caratterizzate da linee morbide, da delicatissimi inserimenti nella natura e da un largo uso di legno, pietra e gesso; la fase successiva, figlia dell’apprezzamento dell’opera di Mies Van der Rohe e Ulrich Franzen, è  invece caratterizzata da linee semplici e ordinate con un magistrale uso dell’acciaio e del vetro. A bilanciare queste due fasi restava la sua aspirazione di creare delle architetture residenziali non solo sentimentali o razionali oppure organiche o minimali, ma essenzialmente eleganti e capaci di promuovere l’uguaglianza sociale, l'ottimismo e una vita esteticamente equilibrata. Michael P. Johnson lavorò tenacemente alimentando sempre di più il suo desiderio di tenere ferme le idee personali senza rendere conto alla tendenza generale di sottoporsi a regolamenti edilizi, standard e restrizioni varie. Ripeteva: “Sono persuaso che è possibile realizzare qualsiasi struttura nel rispetto dell'individuo offrendo inoltre agli abitanti l'opportunità di rispondere sia spiritualmente che intellettualmente all’impatto dello spazio e dell’involucro della struttura stessa. Un edificio come accade per il suono, per la temperatura, per il pensiero, diventa reale unicamente attraverso la risposta che i suoi fruitori vi danno. Qualsiasi singola identità ha bisogno dei propri simili, che ad essa si relazionino secondo un certo ritmo definendone così ulteriormente il valore. Un architetto creativo deve, mediante la capacità di visione e di profezia, operare in modo che il suo sforzo sia focalizzato alla risposta della società. La risposta, negativa o positiva, è l'elemento che corrobora l'esistenza reale di una filosofia dell'architettura. Ogni uomo ha l'obbligo di esigere, da se stesso o da un proprio simile, una risposta, in modo da offrire un ambiente spiritualmente provocatorio per qualsiasi superficie ove sia necessario assolvere all’esigenza del riparo. Questa necessità va posta nelle mani degli architetti profetici allo scopo di consentirci di rovesciare la dilagante attuale marea di edifici sconnessi tra loro e privi di pensiero….. perchè se l’inquinamento visivo fosse tossico saremmo tutti morti”.