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PROFESSIONE COME RICERCA: LO STUDIO SCHIATTARELLA ASSOCIATI – di Alessandra Muntoni

PROFESSIONE COME RICERCA: LO STUDIO SCHIATTARELLA ASSOCIATI – di Alessandra Muntoni

Autore: Alessandra Muntoni
pubblicato il 22/04/2022
nella categoria Imprevisti e probabilitá di Alessandra Muntoni

Il 26 marzo scorso è stato inaugurato il nuovo studio di Amedeo Schiattarella, uno tra i più importanti di Roma, insieme a quelli di Tommaso Valle, Paolo Portoghesi, Piero Sartogo, Purini-Thermes, Fuksas, ADBR. Prestinenza Puglisi, circa 15 anni fa, lo aveva presentato così nel piccolo libro che, assieme a Cesare De Sessa, avevamo dedicato allo Studio Schiattarella Architetti: “È dagli anni Settanta che lo Studio Schiattarella cerca di scappare da due estremi: della creatività incontrollata che punta sulla gestualità o sul segno eclatante e del funzionalismo ingenuo che tende a trasformare, senza troppe mediazioni, un astratto organigramma in un progetto architettonico”. In quello stesso volumetto avevo tracciato il sentiero accidentato del fare architettura che Amedeo era stato capace di perseguire ostinatamente, tra le mille difficoltà di una professione contestata dal movimento studentesco e già in crisi negli anni Sessanta e Settanta in un mondo che qui in Italia non era più in grado di dare all’architettura il ruolo che le competeva.

Ne mettevo in risalto la capacità di percorrere i sommovimenti della cultura architettonica senza perdere mai la fiducia di una sua possibile rinascita, i suoi primi originali progetti di esasperata concitazione, il suo impegnarsi nell’Ordine degli Architetti di Roma, la fondazione della Casa dell’Architettura a Piazza Fanti. Poi, in collaborazione con Giovanni Bulian, la progettazione e realizzazione di spettacolari musei nella Corea del Sud, l’uso di una tecnologia e di materiali di nuova generazione immessi nel mercato edilizio, l’impadronirsi della tecnica digitale, il sapersi imporre in concorsi internazionali. Soprattutto, quella sua capacità di scomporre la complessità e poi ritrovare una nuova connessione tra gli oggetti, le forme, i singoli spazi individuati, così da farli interloquire con tutti gli altri; quel segmentare e tagliare in strati i volumi in modo che interno ed esterno fossero tra di loro interscambiabili. Insomma, quell’inoltrarsi in un’architettura che va verso una forma senza mai doverla trovare, perché ormai non c’è più bisogno di trovarla. Alla fine, il privilegiare il vuoto − quello che lui chiamava “porosità” − dove il fruitore agisce, sul pieno ormai incapace di comunicare. Una versione intelligente di quel “progetto instabile” che mi sembra ancora   il più adatto ad accogliere il mutamento nel mondo contemporaneo.

Il nuovo studio a Villa Paganini, sulla Nomentana, di fronte a Villa Torlonia, nella ristrutturazione di un grande padiglione che era stato uno shopping di abbigliamento, ora affacciato con una terrazza sullo spazio verde, significa anche un ritorno nei luoghi d’origine, intorno a Via delle Alpi, a Viale Gorizia, dove Amedeo aveva abitato con la sua giovane famiglia e creato il primo studio, poi allontanandosi di poco, a Piazza Mincio nel Centro del Quartiere Coppedè insieme a uno studio d’ingegneria col quale tuttora collabora. In questo nuovo allestimento si avverte, dopo la ricerca continua, l’approdo ad una terza fase di piena maturità, con la collaborazione dei figli, Andrea architetto e Paola designer, dove lavorare insieme rinnovando la committenza internazionale ora virata verso una serie di opere realizzate e da realizzare nell’Arabia Saudita.

Se, nel 2008, Amedeo discuteva con Andrea sull’uso del digitale che aveva sopravanzato il disegno a mano ma che per lui restava uno strumento indispensabile o con Paola sulla preoccupazione per la responsabilità da lui assunta in pieno  perché “la necessità di progettare  rappresenta un’esigenza insopprimibile per una cultura che crede nella capacità dell’uomo di rendere il mondo migliore”, questo spazio comunica, in modo addirittura sereno, un raggiunto equilibrio nell’assumere compiti persino più difficili di quelli che stavano di fronte all’architetto pochi decenni fa.

Merita tutti i nostri auguri.