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ZELENSKY E IDANTIRSO – di Alessandra Muntoni

ZELENSKY E IDANTIRSO – di Alessandra Muntoni

Autore: Alessandra Muntoni
pubblicato il 03/03/2022
nella categoria Imprevisti e probabilitá di Alessandra Muntoni

Dunque, c’è la guerra. Molto vicino a noi. Coinvolge tutta l’Europa. Difficile parlarne, ma quasi obbligatorio. Siamo tutti con l’Ucraina, l’invasione da parte della Russia, meglio dire da parte di Putin, cui non potevamo credere, è invece avvenuta. Ma ancor più incredibile, l’Ucraina resiste e il suo Presidente Zelensky sta dimostrando imprevedibili doti di leadership e di coraggio. Con lui tutti i cittadini ucraini che non retrocedono, anzi si armano sia pure con fucili e bombe molotov, dormono sottoterra, affrontano impavidi i carri armati, mentre donne, vecchie bambini lasciano il paese.

La storia antica ci propone un confronto con un altro personaggio altrettanto insolito e altrettanto indomabile: uno dei re della Scizia, Idantirso. Racconta Erodoto che l’imperatore persiano Dario decise di conquistare il territorio bagnato dal fiume Boristene − che corrisponde al Dnepr − e che secondo il padre degli storici “è il più ricco di risorse, dato che offre pascoli bellissimi e molto ubertosi per gli animali; pesci che sono i più saporiti e i più numerosi; la sua acqua è molto più piacevole a bersi e scorre limpida, mentre gli altri fiumi sono fangosi; tutto ciò che si semina lungo le sue rive cresce meravigliosamente e l’erba, anche là dove non viene seminata, è altissima”. La strategia del persiano Dario assomiglia a quella di Putin: si muove con un esercito immenso, compatto, puntando sul terrore che può incutere all’avversario con la sua sola presenza. La strategia dello scita Idantirso, invece, è quella della guerriglia. Si ritira davanti al nemico e poi attacca con azioni improvvise le retroguardie e scompare. Dario, perciò, desideroso di dare battaglia, lo cerca e lo insegue per quei territori vastissimi, ma Idantirso gli fa percorrere tutta l’area della Scizia − a Nord del Mar Nero, tra i due grandi fiumi, il Dnepr e il Volga − avanti verso est e poi di nuovo verso ovest, stancando il nemico che non riesce a trovarlo. Finché Dario gli manda un ambasciatore a cavallo con questo messaggio: “O uomo strano, perché continui a fuggire, mentre potresti prendere una decisione tra queste due? Perché se tu pensi di avere con te una forza sufficiente per opporti alla mia potenza, suvvia, fermati, e, terminando il tuo vagare, vieni a battaglia; se, invece, riconosci la tua inferiorità, anche in questo caso, smetti di correre qua e là e vieni a far visita al tuo padrone, portandogli in dono terra e acqua”. Ma Idantirso gli risponde che non fugge certo per paura; il suo popolo non ha né città né terre coltivate, ma hanno tombe. “Provatevi a scovarle e a violarle; saprete allora se per quelle tombe noi vi combatteremo o staremo inerti. […] A te, invece di farti dono della terra e dell’acqua, manderò doni quali si conviene che si mandino, e perché tu hai detto di essere mio padrone, io rispondo: ti colga il malanno”. Dopo varie vicissitudini, Dario deciderà di abbandonare l’impresa e alla fine saranno gli Sciti ad inseguire l’esercito dei Persiani.

Zelensky non è certo il Presidente di un popolo nomade, sta in una terra accerchiata, oggi è caduta Kherson, e solo ai civili ucraini è possibile fuggire verso nazioni amiche, verso l’Europa che li sta accogliendo fraternamente. Tuttavia, la sua tenacia – resistenza e guerriglia – è confrontabile con l’ostinazione di Idantirso. Mi auguro che gli eventi volgano a suo favore: Putin non riceverà i “doni dell’acqua e della terra”, né penso che egli possa definirsi “padrone” della Ucraina né di altre nazioni. Le manifestazioni di dissenso contro la politica di guerra di Putin, che vedo in tutto il mondo, e anche in Russia, mi confortano ma non mi rassicurano, così come le sanzioni contro la Russia varate dall’Europa. Non posso non ricordare che la Prima guerra mondiale è nata dall’ultimatum della Austria alla Serbia. Si deve puntare con decisione e con ostinazione sul cessate il fuoco e sulla ripresa dei colloqui tra Ucraina e Russia, assistiti con decisione dall’ONU e con i mediatori di buna volontà che si vorranno presentare.