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San Paolo: fenditure e cuciture. Dal caffè alla finanza – di Antonio Tursi

San Paolo: fenditure e cuciture. Dal caffè alla finanza – di Antonio Tursi

Autore: Antonio Tursi
pubblicato il 28/03/2022
nella categoria Parole

Atterrando a San Paolo nel buio della notte, si avverte immediatamente l’immensità. Le luci osservabili dall’aereo che scende di quota e si prepara all’atterraggio impongono una distesa che per chi viene dal Vecchio Continente non ha eguali. San Paolo è una megalopoli, la più grande dell’emisfero meridionale. Per le Nazioni Unite, si tratta del quarto agglomerato urbano al mondo, vissuto da quasi 22 milioni di abitanti (considerando l’insieme della regione metropolitana). La sola municipalità amministrativa di San Paolo conta oltre 12 milioni di cittadini (ma, come noteremo, forse il termine è abusato). Questa concentrazione umana desta attenzione. Va compresa nella sovrapposizione di due layout: il primo costituito dalla stratificazione di diverse San Paolo nell’arco soprattutto dell’ultimo secolo e mezzo; il secondo costituito invece dalla giustapposizione e finanche contrapposizione di pezzi di città separati da confini visibili e invisibili. Entrambi questi layout non sono unici di San Paolo essendo riscontrabili in altre città brasiliane. Nel caso di San Paolo, però, assumono un rilievo particolare, trattandosi di una megalopoli che è diventata città globale, uno dei nodi del sistema economico globale, sicuramente la città più importante del Brasile per concentrazione di risorse, umane ed economiche.

Sebbene San Paolo sia stato fondata sin da 1554 come stazione di posta per missionari e avventurieri diretti all’interno, e sebbene sia stata dichiarata capitale del Paese all’indipendenza nel 1822, è solo nella seconda metà dell’Ottocento che diventa una città davvero importante nell’economia brasiliana. Occorrevano, infatti, le nuove piantagioni di caffè, prodotto d’importazione molto richiesto, per avviare il suo decollo economico. Il caffè fu responsabile della prima San Paolo: infatti, da un lato, segnò una concentrazione intensa di manodopera e, dall’altro, impose un determinato modello urbano. La richiesta di manodopera delle piantagioni fu dapprima soddisfatta attraverso l’importazione di schiavi da tutto il Paese (nel 1870 un terzo dei trentamila abitanti era costituito da africani o afro-brasiliani). In seguito, si ricorse all’importazione sovvenzionata di manodopera europea: qui rinveniamo una prima e importante ondata migratoria che, insieme alle seguenti, costituisce il panorama umano di San Paolo come multietnico. Basti ricordare che attualmente San Paolo rappresenta le comunità giapponesi e italiane più numerose al di fuori dei rispettivi Paesi di origine. Senza contate il milione di abitanti di origini tedesche, le numerose comunità di lingua araba e tanti altri gruppi etnici.

Le piantagioni del caffè hanno imposto anche un modello di città che è stato definito “città-ferrovia”. Le linee ferroviarie e le relative stazioni erano indispensabile per il trasporto del caffè dall’interno al porto di Santos o direttamente alla capitale Rio de Janeiro. Accanto alle linee ferroviarie si sviluppò la rete urbana dei tram, monopolio della multinazionale anglo-canadese Light and Power. A questo primo periodo di sviluppo (che si andò estinguendo in seguito al crollo del prezzo del caffè e fu concluso dalla prima guerra mondiale e dalla fine della Prima Repubblica) si può riportare una urbanizzazione densa e concentrata, grazie anche alle reti di trasporto su ferro, ma scissa tra colline e pianure. Nelle prime, ariose e illuminate, si concentrò la borghesia del caffè e i servizi connessi a questa élite; nelle seconde, umide e paludose, si riversò la manodopera o quella che sarà classe operaia.

Infatti, i capitali accumulati grazie al caffè servirono a dare impulso all’industrializzazione dell’area. L’industria, in particolare quella automobilistica e degli elettrodomestici, ha segnato la seconda stagione di sviluppo di San Paolo. La presenza di auto private ha imposto un cambiamento nella mobilità urbana. A cui ha cercato di dare risposta, con il Plano de Avenidas, Prestes Maia, prima ingegnere comunale e poi sindaco della città. Le auto, i grandi viali e i boulevard hanno ridisegnato il volto di San Paolo avendo almeno due grandi effetti: l’espansione orizzontale illimitata con case, anche autocostruite, in periferie remote e frammentate; e lo spostamento (avvenuto negli anni Settanta) dell’ambito dei consumi dal centro storico all’Avenida Paulista e a Jardins. La conurbazione risultante, ampia e informale, a tratti illegale, segna ancor oggi uno dei caratteri urbani principali di questa megalopoli.

Il terzo strato di San Paolo è costituito dalla sua declinazione come capitale finanziaria del Brasile, in relazione naturalmente con le reti finanziarie globali. Un processo partito negli anni Settanta ma che si può indicare come pienamente operante dalla fine della dittatura (nel 1984). Se l’economia industriale aveva già fatto di San Paolo una città di tipo primaziale, capace cioè di concentrare quote esorbitanti di popolazione, occupati e prodotto nazionale lordo dell’intero Brasile (nel 1970 il 36%), la deregolamentazione dei mercati finanziari e la conseguente crescita dei flussi globali di capitale degli anni Ottanta e Novanta hanno rafforzato il primato paulista, in quanto al suo interno si sono sviluppati nuovi poli di crescita. Condizioni simili a tante altre città globali: “mercati finanziari e settori di servizi specializzati fortemente dinamici; la supervalorizzazione del prodotto, delle imprese e dei lavoratori di questi settori; e la devalorizzazione del resto del sistema economico”, come nota la sociologa Saskia Sassen. San Paolo è diventata il centro degli affari e della finanza brasiliana, integrato nel sistema economico globale, sebbene in posizione subalterna rispetto ai pochi centri mondiali leader della finanza. Svolge la funzione di punto di collegamento tra l’economia nazionale e quella globale. Oggi la Borsa brasiliana è ospitata in questa città e i grattacieli delle multinazionali ne segnano il panorama urbano, addensando le imprese dei settori trainanti in alcune zone della città, come lungo la Marginal Pinheiros con le sue torri aziendali, i centri congressi, i centri commerciali e gli hotel di lusso. [1/4 continua]