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La Pietà di El Greco – di Gianna Panicola

La Pietà di El Greco – di Gianna Panicola

Autore: Gianna Panicola
pubblicato il 20/03/2022
nella categoria Parole

“Il Greco allunga i corpi divini, li vede pari a fiamme che le tenebre sembrano ingrandire; e avvolge tutte le sue visioni di chiarità stellare”. Maurice Barrès Tra il 1571 e il 1576, durante il suo soggiorno a Roma, El Greco, dipinse la “Pietà” o “Compianto sul Cristo morto”, un’opera dalle piccole dimensioni, cm 29 x 20, conservata presso Philadelphia Museum of Art, capace di trascinarci in forte commozione.  La raffigurazione del dolore di uno dei soggetti dell’arte sacra più celebri, soprattutto nel XV secolo, ha negli occhi della Vergine Maria, il fulcro centrale. Occhi e naso, rispondono simbolicamente alle tre croci a sinistra, ritornano centrali e si espandono nelle braccia di Cristo abbandonate in un abbraccio.  Il dolore è forte, lacerante e c’è chi non riuscendo a mostrare il proprio viso, si volta nascondendolo, cercando conforto proprio in quell’abbraccio. E’ Giuseppe di Arimatea, in una torsione del corpo dipinto con rosso e lumeggiature in oro, memori del virtuosismo luministico del Tintoretto.  Elegantemente, El Greco, procede con la raffigurazione, non tagliente, ma flessuosa e allungata, delle gambe di Cristo, simulando un nodo sciolto, ricordando i famosi scorci di Michelangelo, in particolare quelli del Cristo della “Pietà Bandini”. Vedremo come il manierismo visionario e trascendentale di El Greco inciderà notevolmente e sarà fonte di ispirazione per molti artisti del Novecento. Come ad esempio, in Oskar Kokoschka e il suo tormento in “La sposa del vento”, un turbine impetuoso di due amanti che ci riporta ad un’altra opera di El Greco, il “Quinto Sigillo”. “Il Greco allunga i corpi divini, li vede pari a fiamme che le tenebre sembrano ingrandire; e avvolge tutte le sue visioni di chiarità stellare … Con magnifico sangue freddo elimina tutto quanto non è essenziale e si slancia di furia verso quello che è per lui l’assoluto”. Scrive Maurice Barrès in “El Greco o il Segreto di Toledo”, sintetizzando le fredde tonalità con i suoi azzurri, blu e grigi, l’anatomia allungata e la sua straordinaria capacità pittorica. Più che di una deformazione del corpo umano, come si è parlato per molto tempo, El Greco operò un’espansione dei corpi nello spazio pittorico, creando dei drammatici vuoti scenici. La “Pietà”, racchiude nelle sue piccole dimensioni, un grande dolore, per sua natura antico ma sempre vivo. È il dolore che contiene l’abbraccio al mondo.