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8 MARZO, DONNE UCRAINE IN FUGA DALLA GUERRA – di Alessandra Muntoni

8 MARZO, DONNE UCRAINE IN FUGA DALLA GUERRA – di Alessandra Muntoni

Autore: Alessandra Muntoni
pubblicato il 11/03/2022
nella categoria Imprevisti e probabilitá di Alessandra Muntoni

L’altro ieri era la giornata delle donne e il mio pensiero è andato non solo alle donne italiane che hanno perso il lavoro per la pandemia − un numero impressionantemente alto − ma alle donne che per non perdere la vita stanno abbandonando l’Ucraina con i bambini più piccoli al collo, mentre gli uomini, fratelli, mariti, congiunti, le hanno accompagnate fino ai corridoi umanitari, dove non erano resi inagibili dall’esercito russo, per poi tornare indietro a difendere la loro terra.

Erano donne di tutte le età, alcune giovanissime, altre anziane, e andavano a piedi verso i confini, con i bambini più grandi che camminavano a loro fianco per chilometri, impavidi, affatto impauriti, alcuni addirittura con allegria. Tra molti anni ricorderanno questa esperienza, che ancora non sappiamo come finirà, come qualcosa che li ha fatti transitare fin troppo velocemente verso l’età adulta. Le donne no, loro sanno quello che stanno abbandonando, forse per sempre, sanno anche le ragioni della guerra e di quella fuga disperata, delle bombe piovute sulla propria casa, del futuro incerto o tragico che le aspetta.

Natalia Aspesi ha commentato quanto accade dicendo che ci riporta al destino di “donne e uomini ritornati alla loro funzione primaria, le femmine intente a partorire, a proteggere i figli, a mettere in salvo la prole, i maschi a combattere per difendere il suolo, il rifugio, il futuro del gruppo”. Insomma, un balzo indietro verso la preistoria. E allora si chiede: “Noi che cosa possiamo fare?” e concludeva: “Noi confusi, impotenti, accerchiati da nuove paure imprevedibili, chiamati da eventi che ci imporrebbero sacrifici se non eroismi, siamo sicuri di volerli affrontare?”.

Io sono nata durante la Seconda guerra mondiale, e forse morirò sotto la Terza. Ma se è possibile evitarla, credo che non si tratterà di atti di eroismo, ma solo di resistere e di affrontare quella condizione di pura sopravvivenza che molti di noi donne – viviamo in uno dei paesi con la popolazione più anziana del mondo – ricordano benissimo: il freddo, la ricerca del cibo, l’acqua presa alla fontana per strada con i fiaschi e le tinozze, il buio, le lampade ad acetilene con la loro luce fioca e celestina, il rombo terrificante dei quadrimotori che andavano a bombardare il quartiere San Lorenzo (lo abbiamo scoperto molti anni dopo), ma anche i carri armati tedeschi che si ritiravano passando proprio sotto casa nostra. E poi i paracadutisti americani che si buttavano dagli aerei nell’ansa del Tevere sotto Piazza delle Muse e i soldati che ci salutavano a Villa Glori inviando a noi bambini piccolissimi i loro “Good By! Okey!” che abbiamo sentito in quella occasione per la prima volta; e le tavolette di cioccolata che ci regalavano…. Allora, vanno bene le sanzioni, va bene qualche mese, o anno, di freddo senza il gas russo, va bene mangiare un po’ di meno senza il grano ucraino, va meno bene che arretri l’economia e il lavoro, purché si raggiunga una trattativa che porti finalmente alla pace.

Tra le immagini di repertorio che transitano in internet, e che ci squadernano davanti la tragedia, il dolore, ma anche le lacrime represse e la fierezza di un popolo indomito, ne ho scelto due: quella di una giovane madre col figlioletto in braccio e un mazzo di bandierine ucraine, entrambi con gli occhi chiusi, lui perché dorme, lei perché non vuole vedere ma sa; e quella di una vecchia sola,  incerta sulle gambe, che avanza con una pesante borsa sotto i ponti sconquassati e accetta quasi con fastidio l’aiuto di un militare per raggiungere la provvisoria salvezza.