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ORI TAHITI, UNA DANZA CHE INSEGNA LA GIOIA DI VIVERE – di Alessandra Muntoni

ORI TAHITI, UNA DANZA CHE INSEGNA LA GIOIA DI VIVERE – di Alessandra Muntoni

Autore: Alessandra Muntoni
pubblicato il 26/02/2022
nella categoria Imprevisti e probabilitá di Alessandra Muntoni

Ho trovato un talloncino nel “Venerdì” de «la Repubblica» dell’11 febbraio 2022 che ne parlava e ne sono stata immediatamente conquistata. Sono andata a cercare in Internet per saperne di più e ho trovato il film di una simpatica ballerina che insegnava tutti i passi di questa antichissima danza polinesiana. Di ballerine che eseguono e insegnano questo ballo ce ne sono ormai migliaia e la “Ori Tahiti” sembra aver avuto un successo strepitoso in terre vicine e lontane: gli Stati Uniti che l’hanno ribattezzata fast, hip-shaking dance, il Messico, l’America Latina, il Giappone, l’Australia. Sono anche state fondate Accademie di “Hula y Ori Tahiti”, se ne fanno Festival dedicati annuali: la danza “Ori Tahiti” è ormai al centro della cultura e dello spettacolo internazionale. Danza antichissima ma scandalosa, tanto che fu abolita per secoli dai missionari cattolici giunti nella Polinesia francese. Ciononostante, la forza incoercibile di quella danza è rimasta viva nelle popolazioni polinesiane ed ora riaffiora nell’onda oceanica dell’Atlantico diffondendosi ovunque.

Vedere queste ballerine dai nomi esotici − Kanani Lokelani, Moena Maiotui – in acconciature stravaganti e succinte ma ricche di fiori e piante tropicali, eseguire a corpo libero, a piedi nudi, le movenze suggestive della “Ora Tahiti” affidate unicamente alle rotazioni dei fianchi e del bacino − ilari e dinamiche piuttosto che sensuali − spalle immobili, volto sempre con il sorriso impresso sulle labbra, mentre l’accompagnamento è eseguito dalle sole percussioni, induce un senso di sorpresa, di gioia, di piena condivisione. Moena conclude una delle sue lezioni di ballo, eseguita su un prato, con questa frase: “Amore per la vita, amore per il tuo fidanzato, per tuo marito, per i tuoi futuri bambini, tutto nel rispetto della natura….”

Il mio pensiero corre alle avventure degli Ammutinati del Bounty, ai quadri di Gauguin che mostrano però donne di Haiti immobili e assorte, al racconto Il diavolo nella bottiglia di Stevenson, ai viaggi di Capitan Cook. Ma anche al pericolo che questa traccia della cultura popolare dell’antico mondo oceanico, una volta rintanato nelle palestre omologate di altre civiltà, perda le sue radici. La “Ora Tahiti” senza il rumore dell’onda oceanica, senza l’accompagnamento ritmico di un tam-tam, senza il sole, senza le colline e le foreste all’orizzonte, le spiagge arrossate dalle tonalità del tramonto, senza il volo degli uccelli, senza l’odore e il colore dei fiori, finisce per assomigliare alle affollate e convulse prestazioni improvvisate nelle discoteche nostrane.

Forse già c’è in Italia una palestra di “Ori Tahiti? Indaghiamo!