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METAMORFOSI E DIGITALE – di Alessandra Muntoni

METAMORFOSI E DIGITALE – di Alessandra Muntoni

Autore: Alessandra Muntoni
pubblicato il 3 Febbraio 2022
nella categoria Imprevisti e probabilitá di Alessandra Muntoni

È appena uscito il numero 09-10 di “Metamorfosi. Quaderni di Architettura”, dedicato a Frontiere digitali / Digital Borders, curato da Rosalba Belibani e Roberta Lucente. Un fascicolo che ha avuto una lunga gestazione e al quale hanno contribuito molti autori; accenno qui a quelli di Franco Purini e Antonino Saggio.

Intanto, ecco il brano d’apertura del mio editoriale: «Se col “digitale” ci si riferisce al mondo rappresentato con i numeri (letteralmente “contato con le dita”) si può dire che l’architettura è sempre stata digitale, perché la matematica è insita nel suo modo di misurare gli spazi, di calcolare le strutture, di programmare il cantiere. Ma se a “digitale” si contrappone “analogico”, vale a dire  ciò che non è misurabile o non analizzabile all’interno di un sistema discreto di elementi, si può dire che l’architettura non può che essere analogica perché configura una concezione mentale complessa e sintetica, un portato dell’intuizione intriso di storia, un afflato a comprendere una società conflittuale di individui diversi da far convergere in una comunità d’intenti grazie alla forza della simbologia, del fantastico, per trovare intese magari provvisorie ma talvolta di eccezionale valore, tali da far mutare intenzioni, prospettive e comportamenti epocali: in quelle occasioni l’architettura coincide con un sistema artistico. Ma, se l’analogia immisurabile è stata per molto tempo vanto dell’eccezionale, della poetica, del linguaggio inteso come espressione personalizzata, il digitale offre nuove formule comprensibili ad una vastissima pluralità di persone e di culture. Ha un valore fortemente transitivo. Per noi architetti, inoltre, offre il formidabile vantaggio di una verifica tridimensionale in tempo reale. Possiamo avventurarci non solo con l’immaginazione ma con la “realtà aumentata” nel continuum svolgersi di percorsi a venire».

Franco Purini analizza le fasi della “rivoluzione digitale” a partire dal disegno e dalle ricerche italiane. Dall’architettura parametrica di Luigi Moretti, alle elaborazioni di Maurizio Sacripanti, alle indagini di Paola Coppola e Rosalba Belibani; dalle ricerche di Gehry, di Eisenman e del decostruttivismo, che individuano “sistemi per la costruzione di modelli tridimensionali”, fino alle immagini fluide realizzate da Zaha Hadid intrise di movimento, ma profondamente radicate nella storia, nell’architettura tardoromana, nel Barocco e nel Roccocò. Ma se la terza fase del digitale sembra essere ormai un sistema totalizzante, Purini si domanda “se la dimensione umanistica sia del tutto esautorata […] o se sia possibile conciliare le innegabili risorse del digitale con una concezione più libera ed aperta della società in una condizione meno collettivistica”.

Antonino Saggio ragiona invece su una questione che già offre in atto la transizione a nuovi scenari che vanno al di là dell’architettura e del paesaggio così come l’abbiamo fin qui conosciuti. Se Kas Oosterhuis nel 2003 sosteneva che “l’interattività fosse il catalizzatore di una nuova fase dell’architettura”, così come valeva per i computer; ne sarebbe conseguita una vera e propria “ibridazione tra i sistemi della natura e i sistemi dell’architettura”. Nuovi scenari progettuali si sono così aperti per la sperimentazione progettuale e per alcune realizzazioni proposte da Nicolas Grimshaw, MAD Architects, Philip Rahm, Ricky Liu & Associates, H.O.R.T.U.S ZKM, John P. Allen. Fino all’individuazione dei Green Bodies, i “Corpi Verdi” dei quali sono individuate le caratteristiche fondamentali.

Le prospettive sono certamente problematiche ma, come sostiene Silvia Ronchey (vedi ARCHITETTURE ICONICHE), il linguaggio dell’era digitale non potrebbe addirittura virare verso un “nuovo umanesimo”? Sta anche a noi saperlo bene indirizzare per il futuro della convivenza civile.