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MAXXI-ARCHITETTURA AL FEMMINILE – di Alessandra Muntoni

MAXXI-ARCHITETTURA AL FEMMINILE – di Alessandra Muntoni

Autore: Alessandra Muntoni
pubblicato il 11/02/2022
nella categoria Imprevisti e probabilitá di Alessandra Muntoni

Finalmente sono riuscita a visitare la mostra del MAXXI “Architettura al femminile” che espone il lavoro di almeno una settantina di “architette”. Dalla fine dell’Ottocento al recentissimo presente, è come se affiorasse una storia alternativa dell’architettura, cosa però che curatori Pippo Ciorra, Elena Motisi ed Elena Tinacci stemperano accortamente senza insistere troppo nelle differenze metodologiche e di attitudine dovute al genere, quanto invece puntano sulla qualità esibita dalle singole autrici. Le quali del resto, a loro volta, nelle interviste proiettate dai televisori, escludono a loro volta tale differenza, confermando che l’architettura non ha sesso.

Una mostra molto ben allestita, con materiali originali, plastici, oggetti, fotografie, libri, riviste, collocati su un semplice desktop, che conduce i visitatori lungo percorsi che escludono la stretta cronologia, quasi a lasciar loro individuare criteri di critica e di contenuto. Si scoprono così, opportunamente distanziate nello spazio, le protagoniste assolute, coloro che hanno avuto sempre diritto di presenza nelle storie dell’architettura: dalle mitiche Marianne Brandt e Margarete Schütte Lihotsky, alla trasgressiva e apocalittica Lina Bo Bardi, dall’integrata Gae Aulenti,alla fondatrice della new image dell’architettura contemporanea Zaha Hadid e al professionismo della sicurezza dello studio Grafton Architects, dallo sperimentalismo spericolato di Itsuko Hasegawa alla leggerezza arcaica di Toshiko Mori fino alle indagini tridimensionali della linea curva di Jeanne Gang e alla forza della tradizione audacemente riaffermata da Lina Ghotmeh.

Un secondo gruppo appartiene a coloro che si sono affermate all’interno di sodalizi familiari o di gruppo, conferendo comunque un apporto decisivo ai risultati raggiunti insieme. E allora, ecco Emily Warren Roebling, senza la quale non avremmo il Ponte di Brooklyn, Marion Mahony Griffin autrice del Piano di Canberra, Helena Cyrkus, esponente di spicco dell’architettura polacca d’avanguardia, Pyillis Lambert patrocinatrice del Seagram Building di Mies van der Rohe, Charlotte Perriand co-inventrice delle poltrone di Le Corbusier e Pierre Jeanneret, Aino Aalto moglie e ispiratrice di Alvar Aalto, Franca Helg indistinguibile dal partner Franco Albini, idem per quanto riguarda il design di Ray e Charles Eames, lo stesso per Carme Pinos e Benedetta Tagliabue entrambe compagne capaci di andare oltre le idee di Enrique Miralles, e Odile Decq che sopravvive e sopravanza Benoît Cornette. E poi, Alison Smithson e il Team X, Zoe Zenghelise OMA, Alessandra Cianchetta e AWP France, Maria Claudia Clemente e Labics, Francine Houben e Mecaano. Non mancano i gruppi con tonalità femminista come Matrix (UK),ilGruppo Vanda (Milano), Patr V Collective e il romanoOrizzontale, composto sia da donne che da uomini.

Rimando a un secondo intervento – c’è tempo fino a settembre − quanto la mostra dedica all’architettura italiana progettata dalle donne per dire che, uscendo mi ha colto una strana sensazione: è vero, mi hanno confermato che le donne sanno fare architettura, ma mi rimane nell’orecchio la frase della storica spagnola Beatriz Colomina: “La donna c’è sempre stata in architettura, ma è come se fosse un fantasma!”.  Ed ecco che allora quegli scarni profili professionali, scritti accuratamente su cartoncini color pastello − così femminili − lilla, giallo, azzurro, arancione, stesi e allineati sul desktop bianco come…altrettante garbate piccole lapidi…Si, forse la mostra allude, inconsciamente, a un gradevole cimitero, per i vialetti luminosi del quale un Gian Burrasca potrebbe correre e giocare. Al di là del gioco, allora, la mostra ci spiega che c’è ancora un lungo percorso da fare, perché non ci sia più bisogno di domandarsi se una donna possa fare architettura e come la faccia, e perché le donne, come da tanto tempo gli uomini, siano in grado disinvoltamente di fare architettura.

[caption id="attachment_36026" align="aligncenter" width="1000"] Roma, Museo del MAXXI 15 12 2021
BUONE NUOVE ALLESTIMENTI
©Musacchio, Ianniello & Pasqualini[/caption]