“Primitivismo e architettura” – recensione di Mario Pisani

Il pittogramma posto in copertina, due esili figure che sembrano danzare, introduce puntualmente  al tema affrontato: quale il rapporto tra l’arte delle origini e l’architettura del nostro tempo che oggi appare così infausto. L’argomento viene sviluppato dall’autore con un’ampia premessa e approfondito con alcuni casi studio di particolare interesse. A ciò si aggiungono i contributi di dottorandi che riflettono sulla questione e le conclusioni di Andrea Bruschi.

Ma in cosa consiste ciò che viene definito primitivismo? Una corrente di pensiero che dalla fine dell’Ottocento arriva al Novecento e giunge fino ai giorni nostri. Rappresenta la spinta ad andare oltre ciò che la storia e il tempo indicano come relativo, per ricercare l’Originale, l’Autentico, l’Essenziale. André Breton individua bene la tendenza quando scrive: “L’artista europeo, nel XX secolo, non ha alcuna possibilità di rimediare all’inaridimento dell’ispirazione indotto dal razionalismo e l’utilitarismo se non riannodandosi con la visione detta primitiva, sintesi di percezione sensoriale e della sua rappresentazione mentale”.

Se questo ismo è stato già indagato su alcuni versanti, ad iniziare dalla pittura e dalla letteratura, un campo tutto da arare è quello rappresentato dall’architettura. Anche se è possibile individuarne le tracce nelle opere di progettisti come Hermann Finsterlin, Bruno Taut, i fratelli Luckhardt, Wilhelm Kreis, Erich Mendelsohn, Wenzel Hablick, per non citare la straordinaria architettura di Hans Poelzig: la grosses schauspielhaus, gioco mirabile di stalattiti e stalagmiti, purtroppo barbaramente demolita.

Recentemente alcuni progettisti come Le Corbusier hanno reagito al disagio e insofferenza derivata dai valori testimoniati dall’attuale società rispondendo con gesti di protesta e ricorrendo a figure proprie dell’arte primitiva che evocano la purezza e la profondità. Lo riscontriamo nella Chapelle de Ronchamp che raffigura una grotta istoriata da graffiti; un dolmen attualizzato che sconfigge la “tirannide della geometria”. Le Sculptures habitacles sono invece quelle messe a punto da André Bloc, architetto, scultore e pittore che ha fondato e direttore Architecture d’Aujourd’hui e. commissionato a Vittoriano Viganò la famosa casa la scala che collega l’edificio con la darsena a lago. Paolo Soleri invece, nella sua esperienza in Arizona, teorizza vere e proprie stratificazioni geologiche abitate.

Alcune suggestioni ed elementi che si rifanno al primitivismo si possono rintracciare anche in opere di progettisti come Peter Zumthor, Sverre Fehn, Alejandro Aravena che evocano in colui che le osserva o le abita ciò che Jung definisce archetipi collettivi, sedimentati nell’inconscio che riemergono improvvisamente alla presenza di queste loro architetture. Si allude alla Cappella di San Benedetto a Sumvitg e quella Bruder Klaus a Mechernich per il primo. Il Museo dei Ghiacciai a Fjaerland per il secondo e la Casa OchoQuebradas per il terzo.

L’indagine dell’autore va anche oltre, analizzando veri e propri casi studio che rintraccia nella tenda che è alla base dei primi schizzi della chiesa di San Giovanni Battista a Campi Bisenzio di Giovanni Michelucci o nello struggente percorso che ci guidava all’Acropoli di Atene realizzato da Dimitris Pikionis. Indimenticabili i brani che si riferiscono alla poetica di Luis Barragan, per opere senza tempo. In essi il progettista affronta argomenti essenziali come la religione e il mito, la bellezza che tutti riconosciamo quando è presente, la morte che si converte in vita quando l’architettura sopravvive al suo creatore, i giardini che combinano il poetico e il misterioso, la nostalgia coscienza poetica del nostro passato.

Nella scheda che illustra l’opera di Balkrishana Vithaldas Doshi, premio Pritzker per l’architettura sociale Aynaia Secchi cita un brano di Antonio Gramsci tratto dai Quaderni dal carcere in cui a proposito del folclore nota che sia stato studiato prevalentemente come elemento “pittoresco” quando invece occorrerebbe analizzarlo come “concezione del mondo e della vita”.

Ci sembra particolarmente corretto per andare oltre lacci e lacciuoli che impediscono alla nostra disciplina di superare l’impasse che la trattiene dal folle volo.

In copertina: Roberto Secchi, Primitivismo e architettura, a cura di Francesco Calabretti e Paolo Pizzichini, Postfazione di Andrea Bruschi, Quodlibert Macerata 2021, p. 240, con numerose foto in b. e n. €22,00.

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