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Dubai e gli scarti di una città brillante – di Antonio Tursi

Dubai e gli scarti di una città brillante – di Antonio Tursi

Autore: Antonio Tursi
pubblicato il 14/12/2021
nella categoria Parole

Vettori economici

Lo sviluppo ininterrotto di Dubai è dovuto a tre vettori che si sono saldati nel tempo: materie prime, turismo e finanza. Il petrolio, certamente. Anche se quello di Dubai è il meno esteso degli Emirati Arabi Uniti e anche se le entrate del petrolio incidono solo del 5% sul suo reddito, un certo ruolo nell’abbrivio iniziale dell’ascesa della città va riconosciuto a questa materia prima. Raffinerie e infrastrutture di trasporto hanno giovato nel far pesare il petrolio come possibile elemento di una sorta di accumulazione originaria. Il petrolio è stato necessario, inizialmente, ma sicuramente non sufficiente, in seguito, per spiegare i progressi di Dubai.

Le scelte politiche degli emiri hanno diversificato l’economia dubaina. Già snodo di scambio tra l’Occidente e le Indie orientali, negli ultimi decenni turismo e finanza hanno determinato il successo strepitoso di Dubai. Un turismo cosmopolita e anche in transito verso l’estremo Oriente. Un turismo che si alimenta di sé stesso più che di monumenti storici o risorse naturalistiche. Un turismo inventato attraverso un’incessante produzione di novità e di attrazioni. Un turismo che trova nelle proprie piattaforme motivi di richiamo: gli alberghi e i centri commerciali sono già motivi sufficienti per andare a Dubai. Insomma, questa città nel deserto è diventata un marchio: un marchio che, richiamando di per sé così tanti visitatori, ha reso ormai Dubai la quarta città più visitata al mondo.

La finanza globale ha trovato a Dubai un punto di approdo: qui si aprono succursali delle grandi multinazionali e si fanno affari con gli sceicchi. Del resto, già intorno all’anno Mille, a proposito delle città, Pirenne segnala che “i principi avevano tutto l’interesse di attirare i mercanti verso i loro paesi, dove essi portavano una nuova attività ed aumentavano fruttuosamente il gettito del teloneo”. Un millennio dopo, gli sceicchi hanno cercato di fare lo stesso: attirare i flussi globali di denaro. E senza nessun teloneo: anzi propri la totale assenza di tasse dirette sia sul reddito che sui profitti è stato il vero magnete per attrarre le multinazionali. Dubai è un paradiso fiscale, forse – qualcuno denuncia – una capitale mondiale del riciclaggio di denaro.

Questa affluenza di turisti e denari spiega inoltre la grande crescita del mercato immobiliare, la necessità compulsiva di spingersi sempre oltre, di continuare a costruire. Anche dopo qualche rallentamento (la crisi del 2008, per esempio), si è ripartiti in nuove avventure immobiliari: tutto affinché il cerchio denaro-turismo-edilizia continui a girare.

Nella strategia di diversificazione, adottata dagli sceicchi sin dall’inizio della loro storia indipendente, va segnalato anche un quarto vettore, più recente ma assai promettente, rappresentato dalle tecnologie di comunicazione con la costruzione di Dubai Media e Internet City dove i grandi big dell’hi tech – dalla Microsoft alla Apple – hanno ormai loro importanti sedi. Petrolio, turismo, finanza e tecnologia: vettori che nei grattacieli trovano l’espressione plastica della loro potenza. Tutto ciò rende Dubai una città lucida, addirittura brillante. Una delle città globali del turbo capitalismo, che ha subito una frenata negli ultimi anni ma che è sempre pronta a riprendere la sua corsa. [2/5 continua]