“Alfredo Pirri, Passi” – recensione di Mario Pisani

Succede assai di raro di sfogliare un volume, anche quelli dedicati all’arte, e provare soddisfazione, appagamento, quel piacere degli occhi di cui parla Fernand Braudel riflettendo sul Mediterraneo.

Si attende con piacere che ad ogni pagina subentri l’altra e giuntialla fine si è presi da una sensazione di rammarico. La stessaavvertita per l’interruzione di un piacere che si sperava potesse continuare. Certamente il merito di ciò che si prova lo si deve attribuire alle immagini elaborate in continuazione e senza tregua dall’artista per un luogo davvero magico. Non va però ignorato il progetto grafico di Federico Lupo per Tomo Studio, davvero raffinato e coinvolgente.

Il volume, oltre alle presentazioni canoniche, contiene un denso saggio di Aldo Spataro sull’evoluzione dello spazio della mostra: il Maniace, davvero un monumento dove è stata allestita da maggio a dicembre di quest’anno. Fulvia Greco ci narra invece la storia del suo recupero e Caterina Greco quella dell’ariete bronzeo. Passi invece evoca nella memoria quei cento passi che separavano a Cinisi la casa di Peppino Impastato da quella del boss Gaetano Badalamenti. Qui alludono a quelli di Pirri, l’artista che per primo ha immaginato di camminare sugli specchi. Il fine ? Creare insolite curiosissime fratture che giocano con la luce eriflettono un mondo inedito che appare come in un caleidoscopio. In questo caso i riflessi rinviano a brani di quella meraviglia costruita sulla sala Ipostila del Castello federiciano che si innalza sulla punta estrema di Ortigia e rappresenta una tra le più importanti architetture sveve.

Ho avuto modo di trascorrere giornate indimenticabili sull’isola di Ortigia, cantata da Pindaro e tra i luoghi più suggestivi della Sicilia e nutro il rammarico di non aver compiuto anch’io il percorso sopra gli specchi, rompendoli e irridendo la superstizione.  

La curatrice riflette giustamente su ciò che apparentemente appare inessenziale. Sull’invisibile. Sul riflesso scaturito da uno specchio simile a quello che improvvisamente compare sul pelo dell’acqua, sull’onda che sempre ricomincia. E scrive: “La consapevolezza dell’hic et nunc si dà allora attraverso un’immagine affiorata sul pavimento di specchi, come quella spada luccicante sul mare, e attraverso quel doppio di noi che ci insegue come un’ombra, insieme al doppio delle pareti, colonne, oggetti, affreschi, rovine, porte, sedimenti di senso e di memorie. E insieme alla continua proliferazione di fratture. Cos’è dunque il reale? Dove il discrimine tra il vero e il suo riverbero, nell’indecifrabile grammatica dell’occhio che vede, del corpo che sente, del passo che infrange il suolo, lasciandovi un segno?”

In un dialogo serrato con Helga Marsala Pirri svela un aspetto che sfugge a chi si ferma all’apparenza: la critica politica all’architettura in questi che sono spazi immancabilmente intrecciati con il potere. Il ribaltamento della visione e della percezione di quell’ambiente grazie alle superfici riflettenti si pone l’obiettivo di sollecitare a chi cammina su di essi un aspetto critico di quella realtà. E a tutti noi permette di avere una maggiore consapevolezza critica su chi siamo e cosa vogliamo esprimere, aiutandoci a capire il vero che del resto rappresentaproprio il compito dell’arte.

In copertina: Alfredo Pirri, Passi, a cura di Helga Marsala, Electa S.pA. Milano 2021, p. 128 tutte a colori, €. 25,00.

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