“Abitacolo, Forme e linguaggi del contemporaneo, Identità e Visioni” – recensione di Mario

Col termine abitàcolo, che deriva da  habitare, anticamente abitazione, dimora la Treccani rivela anche parte della fusoliera o dello scafo di un velivolo riservato al pilota o ai piloti e comprendente di regola i comandi e gli strumenti.

Nel nostro caso si tratta del nome della rivista che ha organizzato la mostra, allestita nella sala Costantino Dardi, quella dedicata alla lettura, nella biblioteca realizzata dal compianto progettista, al primo piano della Facoltà di Architettura a Valle Giulia, Roma.

Dare Forma / Identità e Visioni, offre ancora per qualche giorno l’opportunità di visitare quello spazio arricchito per l’occasione da testi e immagini raccolti per l’evento. Suggerisco di non perdere l’occasione perché il tema viene sviscerato sia con saggi teorici che con opere create per l’occasione da una serie di personaggi di chiara fama che offrono un ampio ventaglio di posizioni sull’argomento.

Inizia il curatore Fernando Miglietta che nell’introduzione sostiene: “In una stagione caratterizzata sempre più dall’apparenza e da una sorta di espressionismo volgare in cui si impone la bellezza imperfetta, la messa a nudo della identità della forma, in bilico tra Consumo e Valore, segna un passaggio cruciale della sua negazione o dell’essere elemento fondante di una prospettiva di cambiamento”.

Da segnalare, tra i numerosi interventi tutti degni di attenzione, il testo del filosofo Sergio Givone che sul concetto di identità rinvia alla filosofia greca, individuandolo come parola chiave che apre le porte della conoscenza e come snodo essenziale della filosofia moderna. Paolo Portoghesi propone un grattacielo che nella crescita verso il cielo si gonfia e sembra respirare mentre individua nella mondializzazione economica, voluta dal potere finanziario, il peggior nemico dell’identità perché finge di aiutare le diverse civiltà dell’uomo a conoscersi e a dialogare mentre in realtà, per sfruttare maggiormente l’individuo macchina tutto fare, punta a sradicarle, sullo sfondo di un mondo che si appresta a vivere cambiamenti traumatici, ad iniziare da quello clima.

Marco Romano accompagna il testo con icone della storia dell’arte come l’affresco di Ambrogio Lorenzetti Il Buongoverno e individua proprio nella casa la radice stessa dell’identità. Franco Purini si esprime attraverso un disegno a china su cartoncino del 2019 che racconta con forza la riflessione sulle dinamiche dell’identità evocando un nuovo modo di costruire, simile a quello espresso dal Manifesto dell’Architettura Futurista di Antonio Sant’Elia. Per Orazio Carpenzano l’identità non può che essere un lastricato che tiene insieme diverse pietre, un collage variopinto testimone della pluralità di quelle esistenti condotte a sintesi. Per Cherubino Gambardella una sorta di macchina da guerra, sospesa su pilastri e dipinta di rosso pompeiano, quasi ad alludere una imminente sanguinosa catastrofe. Per Elisa Montessori rappresenta la trasparenza e la continua metamorfosi.  Franz Prati invece la esplora attraverso nuovi paesaggi che alludono a disegni onirici, superfici sovrapposte, lingue che mutano, figure e sfondi coesistenti. Struggente l’Euridice di Giovanna De Sanctis. Le mani aperte di Margherita Petranzan alludono a possibili Relazioni. Molte altre sono le Icone sulle quali pensare. Dall’infinito di Michelangelo Pistoletto agli esordi di Dani Karavan da Jon Michael Schwarting a Daniel Buren. Si trovano tutti nel numero doppio della rivista che raccoglie i diversi interventi e offre l’opportunità, a chi avesse perso la mostra. di leggere i testi e riflettere sulle immagini.

In copertina: Abitacolo, Forme e linguaggi del contemporaneo, Identità e Visioni, a cura di Fernando Miglietta, Cosenza 2020/2021, p. 66 con numerose immagini a colori, €. 10,00.

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