Toronto è avanti. Una proiezione multiculturale – di Antonio Tursi

Abitare e studiare a Toronto comporta l’incontro con un’ampia comunità di italiani. Di generazioni diverse: nati in Canada da genitori e nonni immigrati oppure appena giunti per cogliere opportunità che il patrio suolo non offre più. Impegnati nei più differenti ambiti lavorativi e inseriti in livelli diversi della gerarchia sociale, di una società comunque abbastanza orizzontale e informale. Molto colti: è doveroso ricordare lo scomparso Amilcare Iannucci, direttore dell’Humanities Center dell’Università di Toronto, con il suo bellissimo ufficio in pieno centro e i suoi studi su Dante come impegno verso la madrepatria; oppure legati a una conoscenza solo orale dell’italiano e, dunque, piuttosto capaci di parlare il dialetto, appreso in ambito familiare. Strana esperienza discorrere con loro e appoggiarsi più spesso all’inglese che all’italiano per superare eventuali impasse di comprensione linguistica.

Gli italiani sono ovunque, essendo Toronto una delle città italiane più grandi al mondo: si contavano quattrocento mila cittadini di origine italiana. Con un Istituto di cultura capace di promuovere in tutti gli ambiti il nostro patrimonio. Con associazioni di connazionali assai attive negli ambiti ricreativi, nell’impegno sociale, in quello politico. Con supermercati traboccanti di prodotti italiani, a iniziare da quelli alimentari naturalmente. Insomma, vivere a Toronto non comporta tagliare i ponti con l’Italia. Piuttosto significa guardarla con maggiore intensità, intensità legata alla distanza e alla nostalgia che essa genera. Neppure il clima rigido, infatti, raffredda gli animi dei nostri connazionali di fronte agli schermi di Rai International che diffondono le canzoni del festival di Sanremo o le partite delle beneamate squadre del nostro campionato di calcio.

Questa è l’esperienza di un italiano che per qualche mese si ritrova a vivere a Toronto. Ma uguale o comunque simile sarebbe l’esperienza di tanti altri cittadini del mondo trapiantati in questa città distesa sulle rive del suo lago. Infatti, questa è la caratteristica principale della capitale dell’Ontario: essere una città cosmopolita. Una città che ospita la diversità, che raccoglie comunità provenienti da ogni dove. Secondo uno studio dell’United Nations Development Program del 2014 la metà dei suoi residenti è nata all’estero (si tratta così della seconda città al mondo per residenti nati all’estero, dopo Miami). Moltissime etnie sono presenti in città e il numero di emergenza per chiamare la polizia è attrezzato per rispondere in centocinquanta lingue.

Dall’altronde, la Carta dei diritti e delle libertà del Canada parla esplicitamente di un “retaggio multiculturale dei canadesi”, ponendo il multiculturalismo alla base del loro progetto di vita. Cosa tanto più vera nella cosmopolita ed equilibrata Toronto che nella europea e specificamente francofona Montreal. A distinguere Toronto da tante altre metropoli è la “celebrazione della diversità. Toronto è forse l’ultima città del mondo a desiderare sfacciatamente la differenza”, nota lo scrittore Stephen Marche. Toronto è sempre aperta alle immigrazioni: tante, infatti, sono state le ondate che successivamente l’hanno ricoperta ma soprattutto arricchita. “Non c’è un sound di Toronto. Non c’è un sapore di Toronto. Non c’è una scena artistica di Toronto. Non c’è uno stile di Toronto. Piuttosto, ci sono sound, sapori, scene e stili ripresi da altri posti”, annota ancora Marche. Eppure dal multiculturalismo di Toronto, da “un insieme di persone diverse, di diverse sfumature di colore, che parlano lingue diverse” si genera qualcosa di unico, una proiezione originale.

Una città leggera – leggera innanzitutto di scorie del passato – tutta proiettata al futuro. Piuttosto che le loro storie, gli immigrati hanno portato con sé i loro sogni, le loro aspettative di costruire un futuro in un mondo nuovo. Ma sogni diurni, aspettative diremmo concrete. Nessun volo pindarico o titanico. Chi sceglie Toronto lo fa valutando la sua equilibrata affidabilità. E Toronto, in effetti, offre opportunità incredibili dal punto di vista economico e culturale. Questa propensione al futuro ha costruito una grande città globale, postindustriale e un panorama culturale capace di far interagire e di mescolare tanti sound, sapori, scene, stili per proiettarsi in avanti. [2/4]

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