Toronto è avanti. Le frontiere come opportunità. – di Antonio Tursi

La presenza di tante culture diverse genera un mescolanza incredibile. Al contrario di altre città, soprattutto statunitensi, Toronto non recide comunità di origini differenti in spazi diversi. Forse in periferia qualcosa si separa e diversifica ma mai così nettamente. L’area di Baycrest è in prevalenza abitata dalla comunità ebraica (qui sorge il loro noto ospedale geriatrico) e ciò, però, non ha impedito di trovare casa presso italiani che lì hanno residenza o di osservare la presenza di chiese cattoliche nella zona. Al centro, a downtown, vi è invece una commistione di umanità che difficilmente si lascia incasellare in categorie distinte e separate.

Questo crogiuolo rappresenta la vera, profonda e vitale cultura di Toronto. Dall’interazione di elementi diversi, dal loro sfrigolio si generano novità culturali di valore globale. Se la scena musicale è ormai dominata dai rapper che mescolano elementi afro e caraibici, il cinema, oltre ad aver strutturato un importante festival, ha visto emergere negli ultimi due decenni un regista di assoluto rilievo come Aton Egoyan. Già il nome rivela origini lontane: armeno, nato al Cairo, naturalizzato canadese. E in un film come Ararat fa più direttamente i conti con le sue radici. Ma tutto il suo cinema esprime profondità di visione, chiaroscuri, paure: Egoyan ha girato opere capaci di ottenere molti consensi dalla critica.

Da questa miscela si produce soprattutto una spinta al futuro. Un futuro intravisto e scandagliato da quelle che sono state le due colonne culturali emerse a Toronto: Marshall McLuhan e David Cronenberg.

McLuhan ha dato una torsione all’interpretazione dei media e in particolare della televisione. La sua intervista su Playboy o la sua comparsa in Io e Annie, film di Woody Allen, segnalano come McLuhan sia andato ben oltre i recinti degli studi accademici, per diventare l’icona globale di una cultura rinnovata e capace di superare steccati e categorie tradizionali. Ma McLuhan è stato fortemente ancorato a Toronto. La Coach House, in cui riuniva allievi e incontrava studenti, è proprio al centro della città: una piccola casetta in legno che resiste ai tanti grattacieli. Dove è sempre possibile incontrare studenti provenienti da ogni continente per affinare i propri studi sui media: un vero e proprio incubatore di teorie. Ma spesso ci capitano anche visionari programmatori o bricoleur: un ragazzo un giorno si presentò con un piccolo pezzo di plastica che avrebbe dovuto sostituire i telefonini di allora (i cosiddetti feature phone). A distanza di anni e solo ora si può riconoscere in quel pezzo di plastica il prototipo di uno smartphone con funzioni touch screen.

Tra le tante intuizioni di McLuhan, alcune riguardano il Canada: una terra di frontiera, di confini (nei confronti dei suoi spazi immensi, degli oceani, del suo grande vicino). “Una frontiera, un confine, è lo spazio tra due mondi, e costituisce una specie di duplice intreccio o azione”. I confini sono luoghi di incontro tra mondi, di interfaccia, “un’area dove si congiungono gli estremi, di rinascita e di metamorfosi”. Alle prese con l’energia che si sviluppa nei suoi confini e in relazione ad essi, il Canada non ha mai sviluppato una sua forte identità nazionale. Piuttosto, ha lasciato emergere un carattere cosmopolitico o uno “stato di ecumenismo politico”. Ma oggi, e Toronto lo prova in pieno, “quando il vecchio hardware industriale è obsoleto, possiamo riscontrare che la condizione canadese di identità dal basso profilo e dai confini multipli si avvicina al modello ideale di vita elettronica”.

E McLuhan ha ispirato anche uno dei film più importanti di Cronenberg: Videodrome. Anzi di più: in questo film sul potere ipnotico della televisione, compare un personaggio, il professor Brian O’Blivion, un guru dei media, che ricorda proprio McLuhan.

Nato a Toronto da genitori di famiglie ebraiche con origini lituane, Cronenberg ha scandagliato come pochi altri registi (ma forse bisognerebbe dire: intellettuali) i confini delle nostre identità, a iniziare dai confini dei nostri corpi. Alcuni suoi film (appunto Videodrome, ma anche eXistenZ o Crash) indagano il rapporto stretto che intramiamo con le nostre tecnologie, in particolare quelle di comunicazione. Cronenberg ha saputo vedere, oltre le tradizionali identità corporee, corpi espansi e ibridati con le macchine. Corpi ormai quotidiani, visto la nostra simbiosi con i telefonini, vere e proprie protesi attraverso le quali la nostra mano “tocca” il mondo intero.

L’identità aperta, multiculturale, ibrida del Canada e in particolare di Toronto ha aperto questa prospettiva da cui cogliere le frontiere come opportunità, come campi di energia, e non come insormontabili barriere su cui erigere muri e stendere filo spinato. Questo ha generato una spinta a superare i confini, a spingersi oltre, ad osservare, costruire, abitare il futuro. Di questa spinta, McLuhan e Cronenberg sono stati, nello stesso tempo, grandi epifanie ma anche grandi ispiratori. Il presente di Toronto, importante città globale in un’economia informazionale, è stato costruito anche grazie alla loro capacità di immaginare il futuro. [4/4 fine]

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