Toronto è avanti _Una città postindustriale – di Antonio Tursi

I tanti grattacieli di downtown indicano una concentrazione di forza economica. Concentrazione in termini spaziali, dunque prossimità e addensamento. In essi sono ancora localizzati i centri direzionali di imprese tradizionali, anche se alcune tra queste hanno nel tempo abbandonato downtown per la più vasta area metropolitana. Ma soprattutto in essi è racchiusa la forza postindustriale di Toronto. A iniziare dalla borsa valori canadese, che qui ha sede e che è una delle prime dieci al mondo per capitalizzazione. Toronto è il centro finanziario del Canada e uno dei più importanti del Nord America: dopo New York, la sfida è ormai tra la declinante Chicago industriale e l’ascendente Toronto postindustriale.

Quei grattacieli indicano, in primo luogo, questa specializzazione del centro della città: una incredibile densità di uffici e impiegati, soprattutto di alto livello, dei settori finanziari, assicurativi, immobiliare e di servizi alle imprese, quali assistenza legale, revisione contabile, consulenza direzionale e tecnologica. Da qui il paesaggio di banche nazionali (le cinque maggiori hanno il loro quartier generale sulle rive dell’Ontario) ed estere (aprendo filiali in Canada, nove banche straniere su dieci scelgono Toronto come sede), società fiduciarie e di investimento. L’80% delle più grandi imprese canadesi operanti nei campi della ricerca e sviluppo, dell’assistenza legale, della pubblicità e dell’high tech si trova a Toronto, secondo i dati forniti qualche anno fa dalla municipalità.

La sociologa Saskia Sassen ne ricava una tendenza comune alle città globali: le attività speculative più rischiose sono assai complesse, richiedono ingenti capitali, coinvolgono una molteplicità di imprese, innescano fusioni e acquisizioni, distribuiscono il rischio, necessitano di forme specializzate di conoscenza. Tutti aspetti che coinvolgono le professionalità di livello più elevato e che a Toronto accrescono “l’importanza dell’interazione faccia a faccia. Il distretto finanziario offre molte occasioni di rapporti diretti: gli incontri al bar e al ristorante, le riunioni aziendali o fra più aziende, i cocktail e, più recentemente, la frequentazione dei centri benessere. Tali occasioni sono altrettante opportunità di incontrare regolarmente le persone che contano, di creare rapporti di fiducia”.

Il distretto finanziario di Toronto ha iniziato la sua ascesa dagli anni Ottanta e il suo sviluppo ha avuto una importante accelerazione nei decenni successivi. Avrebbe potuto, anche avvalendosi delle tecnologie di comunicazione, svilupparsi secondo altri modelli territoriali, assai più decentralizzati, anche perché lo spazio in Canada non manca (e infatti le operazioni di routine più comuni sono state in molti casi trasferite in altre zone dell’area metropolitana). Di fatto, però, le città globali e informazionali non trascendono il luogo, lo spazio, il centro della città ma lo utilizzano come nodo da cui partire per tessere le loro reti transnazionali o meglio per inserirsi in queste. Anche nel tempo delle transazioni immateriali e istantanee contano i contatti personali e la concentrazione spaziale che li favorisce.

Toronto è, dunque, pienamente una città globale e postindustriale. Ma meno rampante di altri grandi centri della finanza, a iniziare da New York con i suoi broker-wolves. L’equilibrio, persino una certa compassatezza caratterizza l’uomo d’affari canadese, cauto nell’investire i fondi pensionistici e proiettato nei week end fuoriporta sulla sponda dei placidi laghetti dei dintorni. Ciò è anche legato alla regolamentazione del sistema bancario: abbastanza severa da aver evitato abusi e quindi contenuto assai i danni della crisi finanziaria del 2008.

Lo sviluppo economico di Toronto beneficia (e in parte riflette) anche il carattere tranquillo della beneducata politica canadese. In generale, il Nord America è abbastanza immune a quelle ideologie divisive che sono state e sono croce e delizia di noi europei. Già Tocqueville lo notava. Destra e sinistra non rappresentano progetti di futuro incompatibili. In Canada, lo scontro, perciò, è abbastanza contenuto; le passioni politiche non divampano. Il momento di maggior divisione negli ultimi decenni non ha riguardo scelte strategiche squadernabili sull’asse destra-sinistra, ma i tentativi di indipendenza del Québec a motivo dichiarato della sua cultura francofona. Motivo del tutto trascurabile per la cosmopolita Toronto. Perciò, a parte qualche episodio al limite del folklore, come l’elezione del sindaco Rob Ford, la politica municipale si è sempre declinata in una buona amministrazione all’insegna di pace sociale e ottimi servizi, a iniziare dalle scuole pubbliche eccellenti e dalla sanità gratuita per tutti. [3/4 continua]

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