“Lina Malfona, residentialism a suburban archipelago” – recensione di Mario Pisani

Ho avuto modo di conoscere l’autrice alcuni anni or sono quando, provenendo dalla scuola di Franco Purini, frequentava il dottorato nella facoltà di architettura ad Aversa. In seguito ho visitato e apprezzato le sue realizzazioni a Formello, non lontano da Roma, in un paesaggio che ancora risente delle suggestioni del mondo etrusco.

Oggi quelle ville appaiono nel volume in questione. In una bella veste grafica e in inglese, per assicurarne l’ampia diffusione. L’agile formato tiene insieme, in modo raffinato ed elegante, riflessioni teoriche, immagini e disegni delle realizzazioni dove prevale il bianco che rinvia nella memoria alle realizzazioni dei Five. L’insieme forma ciò che giustamente chiama a suburban archipelago.

Non si tratta della tradizionale raccolta delle proprie opere. Nei testi si affrontano questioni che, a partire dalle abitazioni, vanno oltre il progetto. Rinviano al dibattito in corso su società, pianificazione e architettura, cercando di mettere a fuoco i problemi connessi alla città diffusa. Superano anche le considerazioni di quei progettisti che, prendendo spunto dalla pandemia, hanno cantato il de profundis per gli insediamenti urbani, proponendo come unica soluzione la rivitalizzazione dei “borghi” e il ritorno alla piccola dimensione.

Tra le considerazioni più interessanti la constatazione che il programma residenziale da solo non soddisfa i desideri di coloro che recentemente hanno preferito abbandonare i grandi centri e trasferirsi altrove. Queste case, costruite in campagna, accolgono  un programma collettivo che supera le mere necessità dell’abitare. Grazie ad esso “questo arcipelago di case innesca un processo di trasformazione ambientale, che riattiva le periferie dormienti”. Infatti qui si può trovare un’area aperta agli altri che permette di utilizzare l’abitazione come spazio pubblico. L’obiettivo è quello di ridurre l’effetto dormitorio e accrescere il numero di risorse che possono essere messe a disposizione dei vicini, in questi agglomerati. Il risultato, come scrive, “è stata la costruzione di un progetto aperto e in espansione, un arcipelago di ville ultra-residenziali, tra cui un b&b house, una casa-studio e un kindergarten dove la casa diventa una vera e propria cellula che genera comunità”.

Pippo Ciorra, nella premessa constata che in questo modo si accompagna “l’architettura della casa fuori dal suo canone novecentesco, rigidamente segnato dalla contrapposizione tra ricchezza della villa e la miseria della casetta, per traghettarla nel nostro tempo, dove la casa unifamiliare è in fondo un pezzo di città dislocata, “il luogo post-urbano dove atterrano i droni”, essenziale come può esserlo una residenza urbana, dove l’abitante può lavorare, produrre, rilassarsi con famiglia o amici, isolarsi, vivere a contatto con il paesaggio”.

La sensazione che si prova è che l’esperimento sta riuscendo.

In copertina: “Lina Malfona, residentialism a suburban archipelago, Actar Publishers News York Barcelona,  2021, p. 300 con numerose immagini a colori, € 39,00.”

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