INDIZI PER UN’ALTRA ROMA – di Alessandra Muntoni

Prima considerazione postelettorale. Tiro un sospiro di sollievo: le elezioni comunali, soprattutto nelle grandi città, sono andate più che bene. Le manifestazioni sconsiderate di sabato 9 ottobre a Roma, evidentemente, non hanno influito negativamente, anzi hanno ottenuto il risultato opposto. I nostri cittadini, sia pur tenendo conto del fattore astensione, dimostrano una serietà sorprendente; il messaggio che ne esce fuori è quello che bisogna affrontare subito i gravi problemi della città e avviarli a soluzione. Resta una grande preoccupazione per quanto è successo a Milano e, soprattutto a Trieste, ma confidiamo nel Presidente del Consiglio Mario Draghi che ha dimostrato di tenere in mano la situazione e di aver ora tutti gli strumenti necessari per portare a conclusione il suo programma per il PNRR.

Seconda considerazione postelettorale. Riguarda l’architettura e qui voglio segnalare il nuovo rettorato di Roma Tre, progettato da Mario Cucinella e appena inaugurato. Ero passata lì davanti l’estate scorsa uscendo dalla mostra alla Galleria Embrice dedicata a Paola D’Ercole della quale ho già parlato in questa rubrica. Tornando a casa, stavo percorrendo in macchina il viale Ostiense quando ho intravisto tre torri trasparenti, formanti una immagine sinuosa e policroma carica di suggestioni. Ora so, perché ho letto il discorso del Rettore Luca Pietromarchi, che quelle torri appartengono al nuovo rettorato dell’Università, inaugurato il 4 ottobre scorso: tre torri collegate da una grande piazza e un giardino rialzato, e poi un auditorium e aule ai piani alti chiaramente percepibili dalle vetrate continue. «Abbiamo sempre voluto che fosse molto trasparente e visibile dalla strada – dice il Rettore – proprio perché dalla via Ostiense si potessero vedere le attività che si svolgeranno al suo interno, conferenze, incontri o mostre. Questo perché volevamo che l’università fosse come proiettata verso la città, non un luogo chiuso ma una chiara rappresentazione di continuità e apertura verso l’esterno». Da qui l’incarico al ben noto studio Cucinella Architects, da tempo agguerrito e abile autore di un’architettura bio-compatibile, dalle forme originali ed esteticamente valide proprio perché commisurate con gli insiemi urbani.

Funzionalità degli spazi, bellezza delle forme, e attenzione alla sostenibilità sono gli obiettivi che la nuova sede universitaria eredita dalla la strategia culturale di Roma Tre, volta a realizzare spazi innovativi e accoglienti, capaci di offrire opportunità concrete a un nuovo stile dell’apprendimento. Le stesse tonalità verde e azzurro comunicano immediatamente i colori dell’ecosistema; l’introspezione, poi, rende l’università percepibile come servizio urbano e non più come una cittadella murata.

Di fatto, sembra un risarcimento allo scacco subito da Cucinella a Bologna, allorché Cofferati fece dismettere le sue Bolle, o Gocce, realizzate in tubi di plexiglas a Piazza Enzo di Bologna, per spostarle eventualmente in periferia. Pippo Ciorra nel suo Senza architettura, le ragioni della crisi (Laterza 2011), aveva commentato causticamente quella decisione riprendendo una battuta di Groucho Marx (“Avessi un giardino, la terrei una fidanzata!”) trasformandola così: “Avessi un giardino, la terrei una architettura moderna!”. Ebbene, qui l’architettura moderna/contemporanea ha vinto, e siamo a due passi dalla Basilica di San Paolo, un tempo periferia estrema di Roma antica, oggi uno dei suoi centri nevralgici.

Un indizio di come si può ricominciare a pensare Roma in chiave europea.

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