“Attualità di Borromini. Una lezione di Paolo Portoghesi” – recensione di Mario Pisani

E’ vero ciò che scrive Margherita Guccione e Elena Tinacci presentando il libro. Portoghesi ha dedicato una parte importante della sua esistenza a indagare e studiare quegli edifici, così diversi da tutti gli altri nel panorama romano, che lo hanno incuriosito e affascinato fin dalla sua giovane età.
Non è un caso che dopo la pubblicazione del grande volume per Skira (2019) sulla vita e le opere di colui che ha eletto come suo Maestro, torni sull’argomento e affronti una questione rimasta inedita: approfondire l’influenza dell’architetto ticinese su coloro che sono venuti dopo. In particolare i fautori del movimento moderno. Da Wright a Le Corbusier, da Mies ad Aalto, non escludendo gli espressionisti come Mendelsohn e Poelzig  e i protagonisti dell’architettura italiana del Novecento. Da Brasini nel Buon Pastore a Ridolfi con il Motel Agip, da Moretti nel Watergate a Sacripanti con il progetto per Osaka.
La lezione di Borromini non è svanita come neve al sole ma ha fruttificato.
Non vanno tralasciati neppure i suoi riferimenti alla natura, suggestioni che “dobbiamo imitare” e che ai nostri giorni trova numerosi seguaci. Da Palazzo Spada all’Oratorio dei Filippini che Borromini ha immaginato come un unico pezzo. Per non citare la conchiglia, ritrovata tra i suoi oggetti d’affezione, fonte di ispirazione, insieme all’iconografia della Torre di Babele, per il modo in cui termina, avvitandosi nel cielo, la cupola di Sant’Ivo. Il gesto affettuoso dell’abbraccio suggerisce l’invenzione della facciata di Propaganda Fide mentre  la decorazione, presente nelle opere mature, libera l’architettura dalla rigidità e  pesantezza della materia. Anche le “camere di luce”, già presenti nelle invenzioni del ventoso Barocco tra le architetture di Pietro da Cortona e di Gianlorenzo Bernini, appaiono all’ingresso della Basilica Lateranense, con la Colomba dello Spirito Santo in un cielo in tempesta. Tra le opere dell’architetto di Bissione si segnala anche il non finito, quasi un omaggio a Michelangelo, nel tiburio di Sant’Andrea delle Fratte, elemento di rara suggestione che afferma le ampie possibilità espresse dall’architettura.
Una lezione davvero stimolante, perché la si avverte più vicina alla nostra sensibilità, è quella che si mette in vista nei protagonisti del Novecento. Ad iniziare da Victor Horta e Antoni Gaudì con edifici che si misurano col desiderio di modellare lo spazio e fare riferimento alle forme naturali. L’hotel Tassel a Bruxelles per il primo e la curva sinusoidale del San Carlino per casa Milà a Barcellona. Bruno Taut, nella Haus des Himmels, ripropone l’eptamero, poligono a sette lati, recentemente adottato da Mario Botta. Presente nel primo progetto per Sant’Ivo, in riferimento alle sette colonne della Domus Sapientiae. E come non citare la somiglianza tra la spirale di Sant’Ivo e il monumento alla terza internazionale di Vladimin Tatlin ? Pochi anni dopo l’immagine della spirale torna nel progetto del Planetario sulla Sugarloaf  Mountain nel Maryland di Wright.
L’occhio acuto di Portoghesi scopre in Oscar Niemeyer un vasto campo di applicazione, come del resto scrive il progettista centenario: “Ciò che mi attira è la curva libera e sensuale. La curva che trovo nelle montagne del nostro paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna amata”. Nel vasto elenco dei maestri contemporanei non poteva mancare Imre Makovecz, molto apprezzato dall’autore. Penso a quegli angeli che sembrano librarsi in volo nella chiesa cattolica a Miercurea Ciuc.
L’accurata esplorazione prosegue nelle architetture realizzate da Portoghesi stesso. Per tutte il Teatro di Catanzaro e la Basilica a Lamezia Terme. Opere che testimoniano in modo efficace le sue affinità elettive.
I riferimenti alle opere di Borromini si rintracciano anche nella stagione del Postmodern e nei personaggi d’oggi. Per tutti Frank Gehry con il Museo della cultura pop a Seattle e Zaha Hadid con due opere che meritano una riflessione: il J.B. Bach Music Hall per il Festival a  Manchester e l’auditorio per il Teatro dell’Opera a Guangzhou che ho avuto la fortuna di visitare. In esse, con Rilke, possiamo affermare che le cose tendono ad abbracciarci e prendere in noi calore.
La lezione di Portoghesi ce lo rammenta.

In copertina: Attualità di Borromini. Una lezione di Paolo Portoghesi, Architetti Roma Edizioni Fondazione Maxxi, Roma 2021, p. 192 con numerosissimi disegni e foto in b. e n. e a colori, € 22,00.

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