#PRESSTLETTER #CRONACHE E STORIA – LUGLIO-AGOSTO 1971 – di Arcangelo Di Cesare

La lettura della rivista continua a farci ri-scoprire il lavoro di stimolanti professionisti: in questo numero viene presentata la ricerca dell’Architetto Americano, di origini Italiane, Guglielmo Mileto.

Nel tentativo di dimostrare che un’alternativa alla pianificazione ordinaria era possibile, molte delle ricerche degli anni ’60, generarono risultati, che rivisti dopo 50 anni, appaiono ancora spettacolari e affascinanti.

Delle tante ipotesi “seminate” nessuna, però, è riuscita a far germogliare dei processi riproducibili su larga scala, perchè le soluzioni progettate, seppur interessanti, risultavano estremamente radicali e, già in partenza, erano “appesantite” da complicate attuazioni.

La ricerca di Mileto, invece, partiva da altri presupposti derivanti dalla stratificazione della città esistente; l’obiettivo, in un primo momento, era di non disturbare il costruito consolidato, posizionando lungo le direttrici esistenti, i nuovi “condotti”. Queste nuove edificazioni capaci di densificarsi gradatamente lambivano la città costruita e preparavano, di fatto, una valida alternativa.

La facile comparazione tra il vecchio e il nuovo, nella mente dell’architetto, avrebbe potuto far nascere l’attrazione verso questi spazi e decretarne il successo; con il tempo la gente avrebbe scoperto che, in queste nuove architetture, si poteva viaggiare più rapidamente, si poteva lavorare più tranquillamente e ci si viveva inconfrontabilmente meglio. Solo a quel punto avrebbe abbandonato il vecchio per appropriarsi delle nuove architetture, liberando di fatto grandi metrature di città non più utilizzabili, che si potevano convertire in prati, laghi o boschi, oppure potevano servire per creare dei vuoti o per isolare i vecchi centri storici.

Mileto amava ripetere: “Vorrei utilizzare il collasso, operare come la natura, che lavora a ciclo continuo e distrugge soltanto per dare spazio e modo di nascere ad un seme nuovo”. Cercò di impostare il suo reticolo di “condotti” senza turbare la città quale era, ma cercando di minarne l’essenza stessa, edificandogli, dentro e sopra, un’alternativa radicale, irrespingibile e imbattibile.

Questo tentativo, al contrario di tante proposte coeve, poteva avere una possibile concretizzazione ma naufragò miseramente come tutte le altre. Ci resta l’ennesima ricerca e il grande entusiasmo dell’architettura che cerca sempre di innalzare la qualità della vita.

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