ARCHITETTURA IPERBOLICA – Parte IV – Prefabbricazione fluida – di Angelo Massimo Gulino

In generale il prefabbricato è una costruzione che deriva da un processo dove gli elementi vengono realizzati in fabbrica, per essere successivamente assemblati o montati con procedure specifiche e ben codificate, trasformando il cantiere in un’officina di montaggio. Grazie allo sviluppo di tecnologie legate a materiali quali il ferro e il calcestruzzo armato in particolare, l’industria ha iniziato a orientarsi nella produzione in serie di edilizia popolare ed edifici industriali. Nel 1990 viene scritto il codice World Wide Web (www) che segnerà la nascita di internet. Tutto cambia. Iniziano a diffondersi i personal computer insieme ai primi programmi (software CAD) per il disegno tecnico assistito dall’elaboratore elettronico. Oggi stiamo assistendo ad un altro passaggio epocale: dal disegno e la modellazione CAD alla progettazione BIM (Building Information Modeling). Il disegno non è più un insieme di linee ma diventa un complesso sistema di informazioni. Le persone passano sempre più tempo in Internet e così la realtà concreta in cui ci muoviamo si intreccia con la realtà virtuale del cyberspazio. William Gibson nel 1984 definiva il cyberspazio come “una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce allineate nel no-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati”.

Figura 1. Greg-Lynn – realtà aumentata – Biennale di Venezia 2016

L’architettura legata al cyberspace sta superando la fase puramente teorica attraverso la concreta realizzazione di ambienti completamente digitalizzati. Le tecniche avanzate di rappresentazione odierne offrono un panorama incredibile di possibilità. Non a caso i programmatori dei vari software di modellazione tridimensionale sono matematici al servizio dell’architettura. All’interno di questo stravolgimento culturale, umano e sociale possiamo sfiorare le più estreme sperimentazioni che portano l’uomo a volere essere una macchina. Stiamo parlando del transumanesimo che associa i neuroni ai transistor e il cervello ad un processore elettronico. Questo mondo digitale è assimilato ed elaborato dall’architetto Zaha Hadid che insieme al suo più stretto collaboratore Schumacher chiameranno progettazione parametrica: un ordine complesso e variegato che si ispiri ai processi autorganizzati della natura. Secondo Schumacher l’architettura parametrica del terzo millennio deve farsi carico di supportare, organizzare e mostrare l’estremo e liquido dinamismo della contemporaneità. La ricerca di Zaha Hadid inizia dal profondo e intimo studio delle avanguardie russe del primo Novecento ed in particolare del costruttivismo di Malevich, studi che si concretizzeranno nel Center for Contemporary Art a Cincinnati nell’Ohio del 2003, il primo museo costruito da una donna negli Stati Uniti. Tutto si muove nella mente straordinaria di questa donna nata in Iraq: l’antichissima cultura medio orientale si intreccia con i massimi livelli di quella occidentale presente nella scuola d’architettura londinese. Come poter rappresentare la fluidità  (vedi Zygmunt Bauman) simbolo dei nostri giorni? Decisiva è l’unione tra l’avanzatissima tecnica delle costruzioni e l’uso creativo dei diversi software per la progettazione al computer.
Ho scelto come esempio l’intervento residenziale che lo studio Zaha Hadid ha realizzato per City Life a Milano. I sette edifici in linea si sviluppano ad altezze differenti, dai cinque piani dell’edificio prossimo a Piazza Giulio Cesare ai tredici piani dell’edificio C6. Le facciate in particolare, sono frutto di una prefabbricazione altamente personalizzata, eseguita da Permasteelisa in stretta collaborazione con lo studio londinese di Zaha Hadid, con una doppia supervisione in fase di posa in opera. La struttura primaria delle facciate è composta da un reticolo rettilineo e curvo in profili di alluminio estruso (acciaio zincato per i parapetti). Le specchiature cieche sono costituite da pannelli sandwich sagomati in lamiera di acciaio e lana minerale.


Il disegno illustra la prima parte del percorso che ha portato dal progetto architettonico all´industrializzazione della facciata: condivisi con lo studio Zaha Hadid, i disegni esecutivi sono stati trasformati nei disegni di fabbricazione 3D e trasferiti nei disegni di officina, per ritornare all´esecutivo della costruzione per il montaggio in opera.

Figura 2. Zaha Hadid – City Life, Milano – 2013 – Particolare della facciata

Da questa idea di Architettura Iperbolica emerge con forza la collaborazione universale tra uomo e macchina. Vorrei chiudere con le parole di Kurzweil, uno dei fondatori del pensiero transumanista che immagina un futuro molto prossimo in cui la tecnologia prenderà il posto di Dio. Si parla di un momento ipotetico che rappresenterà il culmine della fusione fra il nostro pensiero e la nostra esistenza biologica con la nostra tecnologia, che darà luogo ad un mondo ancora umano ma che trascenderà le nostre radici biologiche.

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