“Viaggi e altre nostalgie” – recensione di Mario

Un simpatico disegno:  il volto a penna dell’autore con in testa un Borsalino, gli occhiali scuri alla Blues Brothers e la barba, invita alla lettura di questo piacevole testo, a metà tra raccolta di poesie e racconti brevi. O meglio, brevi racconti poetici che ci parlano del bisogno e delle nostalgie del viaggiare.
Nel nostro caso però non si esplorano mete esotiche o luoghi sconosciuti come quelli che ci hanno fatto amare Le Vie del Canti del solitario Bruce Chatwin, giramondo dall’Afganistan all’Africa, dall’Australia alla Cina al Sud America che nel suo perpetuo viaggiare prova a rispondere all’interrogativo del perché gli uomini, invece di stare fermi a casa propria, se ne vanno da un posto all’altro.
E, pur esprimendosi con un linguaggio ricco di rimandi, non evoca quel classico rappresentato da L’infinito viaggiare di Claudio Magris che distingue tra i luoghi che ci incantano perché radicalmente diversi, da altri che possiedono la stessa suggestione perché familiari come un borgo nativo che abbiamo imparato ad amare.
E neppure a quella scatola delle meraviglie rappresentate dai testi di Paolo Rumiz che ci conduce per mano lungo la via Appia o sulle trace del percorso di Annibale in Italia, o nei conventi che pongono le basi dell’Europa, alla ricerca di pace oppure in treno, dagli Urali a Vladivostok.
Quelli di Cittadini del mondo, nomen omen, potremmo definirli percorsi minimi, tracce capaci di mettere in relazione l’anima delle città e quella di chi le visita. Penso alle pagine dedicate a Lisbona, città delle azulejos del Miradouro, di Belém, delle rive del Tago, luoghi che permettono di comprendere, come lo struggente Lisbon Story di Wim Wenders, non a caso accompagnato dal canto dei Madredeus, in che consiste la Saudate. “Dialogo intimo, voce che sussurra dolcezze andate, rimpianto per non goderne nel futuro”.
Ma cos’è il viaggio per il nostro autore?
Un vento freddo, al confino dello stabilito, che ti espone alle correnti e distrugge ogni tua certezza. Non importa la dimensione del luogo. Può essere una metropoli come Napoli o Barcellona, Porto o Milano. Oppure un piccolo centro con la Casetta delle Fate, o Caorle o San Boldo con il suo sapore di lavanda e sogni, mescolati ad accordi sconosciuti nel vento che torna.
E’ piacevole lasciarsi andare alle parole lievi come suoni, capaci di creare atmosfere a raffigurare ricordi nella consapevolezza che “torneremo a viaggiare, a sentire il vento dissetare la pelle, a perderci nell’attesa che una nuova rinata bellezza ci sorprenda”.

In copertina: Lorenzo Cittadini, Viaggi e altre nostalgie, La Piave Editore, Ponte di Piave (TV) 2021, p. 112, €.10,00.

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