#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – GIUGNO 1971 – di Arcangelo Di Cesare

È esistito un tempo in cui costruire entro 300 metri dal mare era possibile, poi arrivò, nel 1985, la Legge “Galasso” e di colpo inizio la devastazione: chalet alpini, prefabbricati improvvisati e architetture manieristiche invasero le nostre coste.
In Italia, al solito, le negazioni provocano insubordinazioni; sarebbe bastato stabilire un sano rapporto tra la “natura” e “l’artificio” per poter integrare al meglio le realizzazioni architettoniche al paesaggio, tanto più quando questo inserimento avveniva in paesaggi, come nella nostra penisola, ricchi di suggestioni estetiche eccezionali.
Si è percorsa, invece, la strada della negazione e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
È esistita una regione, la Sardegna, in cui le meravigliose coste basaltiche e granitiche sono state arricchite da architetture capaci di integrarsi perfettamente con la natura; penso alle architetture di Cini Boeri, di Marco Zanuso e soprattutto a quelle di Alberto Ponis.
La casa presentata nel fascicolo di giugno 1971 rientra tra queste ed è un’opera degli architetti Giancarlo Polo e Giovanna Pericoli.
Casa Tamponi fu l’ulteriore esempio di come era possibile intervenire in un territorio peculiarissimo, per formazioni rocciose e distribuzione orografica, senza distruggerlo, anzi consolidandone la struttura paesaggistica.
Gli architetti riuscirono nel difficile compito di realizzare una costruzione capace di non turbare il paesaggio e al tempo stesso capace di differenziarsene nettamente. Le murature perimetrali portanti conferivano alla villa una continuità di tessitura interrotta soltanto ai vertici da profonde aperture che servivano per la ventilazione, per una non eccessiva illuminazione e per una strepitosa visualizzazione del paesaggio circostante, troppo ricco da essere contemplato da grandi aperture.
Ad integrazione di questa muratura il grosso cornicione di coronamento riusciva conferire all’abitazione quel fascino “dell’artificiale-naturalizzato” simile come materiale al paesaggio circostante ma differente per forma e tecnologia. Questo progetto è ancora lì a testimoniare come gli architetti bravi possono creare in simbiosi con il paesaggio senza dover per forza rinunciare a realizzare opere architettoniche schiettamente moderne.

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