Natura e Finitudine – di Marco Ermentini

Come amore è ben strano: amando la natura, amiamo ciò che ben presto ci ucciderà. Amiamo una cosa altra da noi, che ingloba anche noi, e che c’è del tutto indifferente. La relazione è dunque asimmetrica: la natura è indifferente a noi ma noi non possiamo essere indifferenti a lei, perché ne siamo parte e ne siamo in balìa. È inutile nasconderlo: la forza dell’essere umano è anche nel resistere alla natura, non solo nell’assecondarla. Non possiamo che relazionarci dal nostro punto di vista.
Il pensiero di Telmo Pievani ci accompagna con gli strumenti della scienza e i suoi dubbi sistematici attraverso inaspettate connessioni tra fatti sparsi. In realtà siamo una stranezza nell’universo, abbiamo vinto una specie di roulette cosmica e la vita è una perla rarissima. Ci siamo, potevamo non esserci, siamo capitati, questo è meraviglioso. Siamo circondati da due oceani d’inesistenza, ma nel dirlo esitiamo. Così la nostra finitudine è il fondamento della nostra comunità di destino. Certo, siamo mortali, ma non siamo soli in questo destino fragile e nella rivolta per renderlo più degno. Se la vita non ha un senso e allora, a maggior ragione, vale la pena di viverla. Si può essere felici, di una felicità sempre minacciata, vivendo fino in fondo la nostra contraddizione. Perfino sorridendo davanti all’assurdità del proprio destino.
Come tanti Don Chisciotte siamo i progetti per cui lottiamo e dobbiamo vivere all’altezza della nostra grandezza, pur sapendo che è peritura.
Questo è il prezioso seme della solidarietà umana.

Scrivi un commento