“Il sacro gesto, Una conversazione con Mario Botta” – recensione di Mario Pisani

Capita raramente, sistemando la piccola libreria nella casa al mare, di riscoprire tra i volumi dimenticati uno che conserva tra le pagine il biglietto di Mario Botta datato 18/06/2020 con l’augurio di rivederci presto. Ovviamente si sprofonda nella lettura, sollecitati dalle foto che introducono al dialogo dove sfilano le icone dello spazio sacro nel secolo appena trascorso. Ed è piacevole ritrovare le immagini che mi hanno affascinato nelle diverse occasioni nella quali mi sono occupato dell’argomento o dialogato con Sandro Benedetti o Paolo Portoghesi, a proposito di questa tipologia che ha segnato, nel corso del tempo, la storia dell’architettura. La chiesa di San Francesco d’Assisi di Oscar Niemeyer, un inno all’arco; quella dedicata a Sant’Anna di Rudolf Schwarz, all’angolo retto; la cappella del MIT di Eero Saarinen, di rara suggestione; la First Unitarian Church di Louis Kahn, un brano esemplare; la chiesa di San Pedro di Eladio Dieste con la sua danza tra i coni di mattone, e quella a Riola di Aalvar Aalto. Ovviamente il capolavoro a Ronchamp di LC, così criticata quando apparve,  e la chiesa della luce di Tadao Ando con poche altre di progettisti illustri. Più intrigante il gioco di chi manca, scoprendo che non è presente neppure un’opera di un progettista italiano.…

Il dialogo, intramezzato dai disegni così riconoscibili, dove si scoprono anche i ripensamenti, del resto il dubbio è coscienza critica, parte dal territorio della memoria abitato da segni che inducono ad interpretare il passato come amico, per dirlo con Louis Kahn. Anche per resistere alle sirene delle mode che propongono immagini pronte ad evaporare nello spazio di un mattino perché non affondano le radici nella storia. Al contrario, con una frase che piacerebbe a Vito Teti, Botta ci rammenta che sono proprio i nostri cari estinti e la loro memoria ad alimentarci e sorreggerci nell’affrontare le complessità e le contraddizioni del vivere quotidiano. E, citando Scarpa, ritiene che “l’unico modo per rispettare l’antico è quello di essere autenticamente moderni” mantenendo però la consapevolezza del limite che troppi hanno smarrito.

Entrando nell’argomento vale la pena porsi le domande di sempre. Ad iniziare dal perché ancora oggi abbiamo la necessità di individuare luoghi del silenzio dove poter meditare ed entrare in relazione con l’Eterno. Per rispondere a tale necessità ci viene in soccorso l’architettura che ha la capacità di trasformare lo spazio con l’aiuto della forma e della luce, dei materiali che possiamo utilizzare, in un luogo di preghiera che a volte riesce a raggiungere la soglia dell’inesprimibile, la stessa che possiedono alcune piccole pievi in mezzo alla campagna o nei piccoli borghi come quella dedicata ai Santi Pietro e Girolamo a Collina di Pontelungo di Giovanni Michelucci. Qui si trascende la propria individualità per entrare in sintonia con la natura e con gli altri, grazie alla forza dello stare insieme e dei canti. Quella via dei canti che ci permette di apprezzare l’essenziale.

Tra i fondamentali del sacro si trova un passo che coglie a pieno le necessità dell’oggi. Allude alla periferia slabbrata e priva di qualità. Botta sostiene che qui lo spazio sacro deve tornare a rappresentare una centralità nel tessuto edilizio ed assumere un ruolo cardine capace di condizionare lo sviluppo dell’intorno. Un segno che, portando con sé una storia millenaria, sia in grado di imporre la propria qualità architettonica e il suo valore simbolico, emergendo dalla frammentarietà e dagli scarti. Il testo termina con le foto di Alessandro Nanni per la chiesa di Mogno, opera prima intramezzate da alcuni archetipi che passano in rassegna punti critici: dal perimetro al muro, dalla soglia esaltata da Rilke alla trasparenza, dalla luce alla gravità, dal finito all’infinito.

Un libro nel libro le citazioni fatte dagli intervistatori dove spiccano testi a volte ignorati, in altre trascurati ma degni di essere riscoperti per tornare a nuova vita. Del resto cosa è un libro se non un amico che ci sta accanto e quando serve possiamo interrogare per farci indurre in nuove riflessioni.

Testo: Il sacro gesto, Una conversazione con Mario Botta Beatrice Basile Sergio Massironi, Electa Milano 2020, P.124, numerose foto a colori e disegni, € 22,00.

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