Architetto a distanza? – di Marco Ermentini

Oggi ci viene ordinato di tenere le distanze come se fossimo camion in autostrada: non possiamo darci la mano, abbracciarci o addirittura baciarci. Tuttavia, toccare è un primario bisogno umano, il contatto è importantissimo e indispensabile; non ci basta illuderci di credere che sfiorare i lucidi schermi sia sufficiente.
Francesca Rigotti, acutissima e deliziosa filosofa, preziosa scopritrice di spie della nostra condizione, ha approfondito il tema nel Festival Filosofi Lungo l’Oglio in corso in questi giorni con la sua profondità gioiosa. Come possiamo migliorare la nostra condizione in una “società che non si tocca”?
L’architetto a distanza, che non tocca i luoghi e la materia, così come il medico che non tocca i pazienti, è una figura ambigua e pericolosa che si fa strada nel nostro deserto digitale.
Risultato: da molto tempo ci siamo imposti la distanza e il non toccare come forma di felice sottomissione e adesso la distanza imposta ci si ritorce contro. Perché, pensandoci bene, se non tocchiamo, finiamo di esistere. Il nostro esistere è il toccare.

Scrivi un commento