0.7 Architettura iperbolica_parte seconda – di Angelo Massimo Gulino

Abbiamo ampiamente esposto il primo principio dell’Architettura Iperbolica che coincide col dono dell’obliquità. Cercherò adesso di descrivere il secondo principio che tratta della gravità.
2. SFIDA ALLA GRAVITA’. La gravità dal latino “gravitas” che significa “peso/pesantezza”, è la forza che parte dal centro della Terra “spingendo” voi, me e qualsiasi altra cosa verso il basso, in costante contatto con la superficie terrestre. Maggiore è la distanza dalla Terra e minore sarà la forza di gravità infatti uno scalatore in cima al Monte Everest pesa un po’ meno di quanto non pesi al livello del mare. Se un veicolo spaziale si allontana molto dalla Terra, finirà per sottrarsi del tutto alla sua attrazione. L’architettura moderna sfiderà la gravità attraverso l’ossessiva ricerca della LEGGEREZZA che si concretizza nell’opera di Ludwig Mies van der Rohe. Né è un classico esempio la Neue Nationalgalerie inaugurata a Berlino nel 1968. L’intuizione dell’autore di quest’opera è rendere l’elemento tetto-copertura un oggetto autonomo, essenziale nella sua geometria formale, capace di “staccarsi” dal suolo dando all’osservatore l’impressione di fluttuare. L’idea di staccare il tetto dal perimetro murario si diffonde soprattutto all’interno delle città storiche d’Europa diventando un segno di distinzione tra l’architettura tradizionale e la nuova architettura rappresentata dal Movimento Moderno. Tra le mille variazioni sul tema mi piace ricordare un’opera realizzata dal grande Ettore Sottsass, capace di sorprendere mescolando gli elementi della tradizione costruttiva con l’ironia e la sapienza degli antichi egizi, i misteri del cosmo e le scorribande artistiche della beat generation.

Figura 2. CASA CEI, Empoli (1991-93) di Ettore Sottsass jr.

Il tetto della Casa CEI in alluminio rosso galleggia per aria, gridando coraggio ai giovani architetti pietrificati dalla dittatura della cultura classica italiana, che affascina e paralizza. Bisogna guardare oltre confine per trovare la vera forza dell’architettura che verrà. Lo sguardo volge nuovamente verso la vicina Austria già patria del maestro Gunther Domenig. Sgorga energia irriverente dalle mani di questi architetti con sede a Vienna: i Coop Himmelb(l)au. Negli anni ’80 si trasferiscono in California dove immaginano il progetto per la Open House che, come raccontano gli stessi autori, nasce da uno schizzo ad occhi chiusi.

La mano simile ad un sismografo tracciava sul foglio tutta la carica emotiva, così da ottenere la tensione di spazi vibranti; i riflessi inconsci del sogno deformano l’ordine e lo stile ordinato del giorno, consegnando alla città lo spazio vivente che abitiamo. Del progetto, mai realizzato, ci resta la meraviglia del modellino che rende visibile le linee di forza che come nervi scoperti avvolgono l’aria circostante. Frammenti di tensioni si materializzano in tutte le direzioni lasciando affiorare il caos dell’universo. Questo groviglio di energie invisibili in continuo movimento sembra proiettare l’oggetto in eterna sospensione verso un luogo senza gravità.

Figura 3. OPEN HOUSE, Malibu (1983-89) di Coop Himmelb(l)au

Quest’opera d’architettura sembra negare la storia millenaria dei mastri costruttori e insieme l’arte di saper costruire in armonia con la natura. La geometria sacra che ha dato auree proporzioni a cattedrali e piramidi, battisteri e templi sembra perduta per sempre. Persino la musica arcaica, i canti gregoriani, l’Ohm e l’alchimia del suono nascosto tra le pieghe del cosmo rivelato, sembrano sostituiti dalle distorsioni di caravanserragli elettrici e fumanti gruppi elettrogeni. Eppure credo che l’immagine di questo plastico riveli lo sforzo dei Coop Himmelb(l)au di voler rendere visibile l’invisibile forza della natura che popola l’aria e quindi la vita intorno a noi.

La lotta per strappare il territorio al mare ed ai fiumi è uno dei temi ricorrenti della storia e della geografia olandese. Era naturale per questo popolo portare la sfida alla gravità ai limiti più estremi della ricerca architettonica. Infatti è nella città di Amsterdam che il gruppo MVRDV realizza nel 1997 una delle opere più sorprendenti. Si tratta degli appartamenti WoZoCo, residenze per anziani che l’amministrazione comunale decide di ampliare dando l’incarico agli architetti olandesi. Mega volumi indipendenti si agganciano all’edificio, donando agli abitanti l’esperienza di vivere costantemente nel vuoto. L’uomo è abituato a vivere con i piedi ancorati a terra, infatti anche in un grattacielo il piano superiore poggia su quello inferiore quindi alla fine tutti poggiano sempre a terra. Il corpo umano non ha memoria della vita nel vuoto, perché non ne ha esperienza. Sono gli astronauti a sperimentare per primi la vita nel vuoto. I mega volumi per restare sospesi sono perennemente soggetti ad una tensione generata dalla struttura che li sostiene e li ancora al volume principale del palazzo.

Figura 4. WoZoCo apartaments, Amsterdam (1997) di MVRDV

Immagino questi corpi di donne e di uomini continuamente attraversati da tensioni, vibrazioni impercettibili e brividi da luna park. Una lotta quotidiana con la gravità che tira giù e insieme alle altre forze costruisce intorno agli abitanti un groviglio di invisibili tremori.

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